Il Molise, che farne?



Per trent’anni di questa regione, il Molise, abbiamo cercato di evidenziare gli aspetti positivi, per lo più quelli ambientali, storici, artistici, umani. Lo abbiamo fatto con passione, tra l’altro organizzando in tre decenni – con enormi sacrifici – oltre quattrocento concrete occasioni di divulgazione degli aspetti più interessanti della nostra terra d’origine, prevalentemente nella Capitale. Quasi sempre, purtroppo, con l’inerzia assoluta delle istituzioni molisane, benché puntualmente invitate. L’ex governatore Di Laura Frattura, tanto per fare un esempio, in cinque anni non ha mai trovato il tempo per partecipare al quasi centinaio di eventi organizzati solo in quel periodo. E, in quelle rare volte che le istituzioni sono state coinvolte, ce ne siamo poi amaramente pentiti per le figuracce generate.
Abbiamo provato a richiamare le attenzioni istituzionali verso l’esigenza di un’efficace promozione soprattutto della cultura molisana per evitare al territorio l’inevitabile declino. Una promozione da “costruire” assolutamente al di fuori dei confini regionali, per evitare di trasformarla in un pacchiano boomerang. Abbiamo, ad esempio, cercato di far capire che Roma – ad appena due ore di automobile dal Molise – costituisce uno straordinario e imprescindibile volano di marketing: invece le azioni degli amministratori molisani sono andate in tutt’altra direzione, garantendo sostegno quasi esclusivamente al proprio piccolo “feudo elettorale”, costituito in genere da un minuscolo lembo del già piccolo Molise, che in forma un po’ prosaica qualcuno ripartisce anche in Alto, Medio e Basso e in altre fantasiose sottosuddivisioni (tipo Pentria, Alto Volturno, territorio frentano, ecc.). Assessori benefattori della sagra di paese o del solito gruppo folk che, a lungo termine, non porta assolutamente risultati, specie se svincolati da una visione d’insieme e integrata del territorio.
Alfieri prevalentemente della promozione culturale, abbiamo provato, nelle ultime stagioni, anche a supportare la strada imprenditoriale, provando ad attivare collegamenti e reti. Ma è emersa soprattutto, nella sua drammaticità, tutta la crisi economica e progettuale del Molise, confermata dai numeri ufficiali: nel 2018 hanno chiuso i battenti ben 362 imprese, 95 del settore agricolo (che resta quella prevalente in Molise), 88 nell’industria e 179 al commercio, di cui ben 66 nei servizi di alloggio e ristorazione.
Altri dati la dicono lunga sul trend dell’ultimo decennio: ben seimila occupati in meno (da 113mila a 107mila), tasso di disoccupazione da 9.1 a 13 (nella provincia di Isernia arrivato al 17,6 con quello giovanile al 57,7).
Siamo ormai convinti – e ne siamo addolorati – che questa Regione stia perpetuando il declino. E con esso la degenerazione. Lo spopolamento è inarrestabile – dal 2008 al 2018 sono stati persi circa 10mila residenti – e non c’è idea o progetto per invertire la tendenza: in altre aree del Paese si tenta con le case ad un euro, con i testimonial, sfruttando persino il bacino migratorio. Nell’entroterra molisano, persa l’attuale generazione dei pensionati, i borghi s’arrenderanno alla mesta solitudine.
C’è un’altra questione di cui pochi parlano: le seconde case sono ormai un problema per i proprietari. In ogni comune dell’entroterra ci sono decine e decine di case in vendita. E nessuno compra, nonostante i prezzi siano ormai all’osso, medie sotto i 500 euro a metro quadrato.
A proposito di prezzi, alcuni incoscienti – probabilmente gli stessi che sbandieravano come una conquista l’insulsa “citazione” del Molise nel film di Zalone – si esaltano oggi perché la regione risulta la meta più economica dove trascorrere le vacanze estive (un primato attestato dal sito settoriale “Si viaggia”). Perché non si domandano come mai?
Altra notizia di questi giorni: la Camera di commercio del Molise, in collaborazione con Regione e Fondazione Molise Cultura, sta per lanciare le ennesime guide turistiche cartacee (otto monografie!), stavolta denominate con assoluta originalità (ma amara certezza) “Scoprire il Molise”. Perché, anziché sfornare l’ennesimo strumento, non si sostengono quei pochi già presenti, come la guida del Touring o quella di Repubblica? Si provi ad andare in una qualsiasi libreria, ad esempio in quella della stazione Termini a Roma: si scoprirà che hanno guide di tutte le regioni. Indovinate qualche manca?
P.S. Che ci si può aspettare, del resto, da una classe politica che è più o meno sempre la stessa da anni, con la solita ristretta e deprimente corte di valvassori e valvassini?

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