Al di là di Alitalia e Cai



Al di là di Alitalia e Cai

ROMA – Negli ultimi mesi si è fatto un gran parlare della situazione della nostra ex-compagnia di bandiera, l’Alitalia, e della società che l’ha rilevata, la Cai. Poco si è dibattuto invece sulla situazione degli aeroporti in Italia e sul futuro dell’aviazione italiana.
Mentre gli altri Paesi europei si stanno dotando di strutture aeroportuali all’avanguardia, noi partoriamo al limite un Malpensa, che a detta di tutti, è nato vecchio. Obsoleto nella struttura ma anche in tutta una serie di punti che anche i non addetti ai lavori considerano di vitale importanza per uno scalo con velleità di Hub.
Tanto per fare un esempio: ancora oggi non esiste una connessione ferroviaria diretta tra Malpensa e Milano Centrale, ma solo per la Stazione Cadorna. Niente treni navetta come dalla Central Station di Londra per Gatwick.
Altro punto dolente il numero di aeroporti in Italia. Si dice che al Nord "sarebbero troppi". Ma in base a quali ragionamenti?
Dati alla mano, vediamo che gli scali con siglia ICAO, quindi riconosciuti internazionalmente, sono 591 in Germania, 494 in Francia, 295 nel Regno Unito, 54 in Svizzera, che ha una superficie pari alla Lombardia, e 103 in Italia.
Certo, si potrebbe obiettare che questi Paesi sono molto diversi fra loro per estensione geografia, morfologia e necessità oggettive. Per esempio: l’Inghilterra è un’isola e quindi si usa molto l’aereo. Ma anche così bisogna arrendersi a dei dati di fatto: da 25 anni in Italia non si costruiscono nuovi aeroporti mentre il traffico aereo è aumentato in maniera esponenziale.
Alcuni dati del 2007 sul volume passeggeri al Nord, dove ci sarebbero "troppi aeroporti": Torino circa 3 milioni, Malpensa 25 milioni, Linate 8 milioni, Bergamo 4 milioni, Verona 2,8 milioni, Venezia 7 milioni. E sono destinati ad aumentare.
Infatti uno studio del MIT di Boston, commissionato qualche anno fa dalla Regione Lombardia, rileva che il nostro Paese è in grave deficit di accoglienza in base alle proiezioni di crescita del traffico aereo mondiale. Molti degli aeroporti di media entità già dal 2011 non potranno più accogliere nuovi aerei e frequenze per mancanza di infrastrutture, piste e parcheggi. Qual è allora la soluzione?
Il MIT suggeriva di declassare Linate a City Airport, potenziando allo stesso tempo la linea ferroviaria per Malpensa, spostando le attività di cargo a Brescia e collegando quest’ultima e Bergamo con treni veloci e nuove autostrade. Ottima idea, se fossimo negli Usa. Pessima dato che siamo in Italia e i tempi della politica sono decisamente più lenti delle necessità del traffico aereo.
Se ancora ci fossero dubbi sul fatto che stiamo perdendo il treno, pardon l’aereo, dello sviluppo basta dare una scorsa alle notizie dall’estero.
E’ notizia di oggi che il governo inglese ha deliberato la costruzione ed apertura di una terza pista e di un sesto terminal per l’aeroporto di Heathrow, oltre ad una nuova linea ferroviaria ad alta velocità per il centro di Londra. In tal modo i passeggeri dello scalo passeranno dagli attuali 67 milioni a circa 120 antro il 2030, anno previsto per il completamento dei lavori.

(Maria Piera D’Alessandro)

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