Molise, la sanità allo sfascio  è un problema anche economico



Molise, la sanità allo sfascio  è un problema anche economico

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La battuta di un consigliere regionale di opposizione, riportata a suo tempo dal Fatto quotidiano, è quanto mai emblematica: “Il responsabile del disastro venne posto con poteri straordinari a risolvere lo sfascio che egli stesso aveva creato”. 
Pillole di arguzia, sì, ma molto amara. Perché si parla di sanità molisana. Anzi, dello sfascio della sanità molisana. E con la malasanità, in un paese in cui sono le formiche e le blatte a fare notizia negli ospedali, non si dovrebbe scherzare. Ma tutto è possibile nel minuscolo Molise, territorio dalle grandi e furbe chiusure e dalle piccole e strategiche aperture.
Nel territorio che fu dei fieri Sanniti, di cui onestamente rimane poco, il tempo continua però a scorrere lento. Ma le decisioni molto discutibili non mancano. Stagioni di tagli sanitari, pochi bisturi ma molte porte sprangate. Di parenti illustri finiti negli ospedali, ma non come pazienti, come dirigenti. Fino al paradosso di qualche anno fa, quando il Molise è stata la prima Regione a sperimentare il “commissariamento del commissario”. Anche perché, il più delle volte, il commissario è stato lo stesso governatore. Appunto, chi fa e deve risolvere ciò che fa. 
Soltanto nel 2011 il disavanzo della sanità molisana ha superato i 40 milioni di euro. Una cifra enorme per una Regione da circa 300mila residenti, di cui molti lontani da tempo dai proprio paesi d’origine. Così, per rientrare dei soldi (e degli sprechi), tutto è diventato più complicato. Anche farsi un semplice esame (non solo di coscienza, e quanto ce ne sarebbe bisogno).
Significativi alcuni tempi d’attesa per le prestazioni sanitarie. Questa volta non siamo nel 2011, ma nel recentissimo novembre del 2018, ultimi dati disponibili di fonte Asrem. Del resto la stessa Gimbe, la fondazione nazionale che realizza attività di ricerca in tale ambito, soltanto qualche mese fa ha fatto indossare la maglia nera alla nostra regione analizzando i tempi per ben 58 prestazioni mediche.
Qualche esempio?
Per una mammografia ci vogliono 222 giorni a Termoli e 182 ad Isernia. Per una tomografia 157 giorni al Cardarelli di Campobasso. Per una risonanza magnetica del cervello 134 giorni a Isernia. Per l’ecografia del capo e del collo siamo a 227 giorni a Termoli, 218 a Campobasso, 161 a Larino, 137 a Isernia. Per l’ecodoppler cardiaco addirittura 396 giorni al Poliambulatorio di Isernia, 285 al Cardarelli di Campobasso, 200 al Poliambulatorio di Bojano, 196 a quello di Termoli. 
E si potrebbe continuare all’infinito, passando per i 227 giorni per l’ecografia dell’addome a Termoli e per 213 al Cardarelli, fino ai 426 giorni per la sigmoidoscopia ad Agnone o ai 334 per l’esame audiometrico a Bojano o ai 289 per la visita oculistica a Larino o ai 181 per la visita urologica a Isernia.
Di fronte a questo panorama da terzo mondo, non deve allora stupire se tantissimi molisani sono costretti a pagarsi la benzina o un biglietto di treno per farsi curare fuori regione. Se la media nazionale di questi “viaggi della salute” è del 6,4 per cento, quella del Molise è addirittura del 20,3 per cento. Praticamente uno su cinque.
Insomma, i numeri dello sfascio sono tutti qui. E ciò non può essere successo casualmente. Ogni anno entrano in Molise circa 600 milioni di euro, quota del fondo sanitario nazionale assegnata alla nostra regione: non sono pochi. Il neo non è quindi la quantità ma la qualità: come sono stati spesi negli anni scorsi?
Se i molisani che vivono nella propria terra – tra l’altro con tassi altissimi di persone anziane – stanno pagando tutto questo, la condizione della sanità molisana è una zavorra anche per l’economia regionale. Come si fa a parlare di turismo a fronte di località non in grado di assicurare prestazioni sanitarie tempestive e qualitativamente accettabili ad un qualsiasi villeggiante finito in Molise?
Proprio per discutere queste complesse tematiche e presentare le proprie istanze, l’associazione “Forche Caudine” ha organizzato un incontro con il neocommissario alla Sanità molisana, il dottor Angelo Giustini, generale della Guardia di finanza a riposo. Il decadimento dei servizi pubblici sanitari in Molise costituisce, infatti, anche un ulteriore fattore di freno per i rientri estivi in regione da parte delle famiglie d’origine molisana.
“Sono tante le persone anziane che da Roma, specie d’estate, non rientrano più nella terra d’origine perché mal presidiata in ambito di servizi sanitari – ha esordito il professor Luca Turrisi, tra i fondatori del conservatorio “Perosi” di Campobasso, raccontando come lui stesso manchi in Molise con la famiglia da quasi cinque anni, avendo riscontrato una drastica riduzione dei servizi a tutti i livelli, compresi quelli postali, bancari e commerciali in genere.
Gabriele Di Nucci, segretario dell’associazione, ha posto l’accento sulla complicata situazione nei paesi dell’entroterra, quelli con i più alti tassi di emigrazione e con le maggiori potenzialità turistiche. “D’estate da Capracotta per ogni minimo problema di salute siamo costretti ad usufruire di ciò che rimane della sanità di Agnone – ha evidenziato.
Francesco Caterina, coordinatore del Comitato Imprese dell’associazione, ha ribadito come l’impegno per promuovere il territorio molisano risulti spesso vanificato proprio da quell’inefficienza politica che ha concorso a collocare il Molise agli ultimi posti in Italia per infrastrutture e servizi, compresa la pessima condizione della sanità pubblica molisana.
Giampiero Castellotti, presidente dell’associazione, ha manifestato soddisfazione per la scelta di un commissario esterno dopo anni di governatori-commissari, i frutti del cui operato sono davanti agli occhi di tutti.
Importante l’apporto dei medici che operano nella città metropolitana di Roma. Il professor Massimo Persia, originario di Bagnoli del Trigno, responsabile del Sert di Tivoli-Guidonia, ha incontrato il commissario Giustini per trasmettergli un quadro aggiornato del campo delle dipendenze giovanili, tematica su cui il professor Persia ha di recente scritto un libro di successo. Il professor Pasquale Fruscella, originario di Campobasso, non avendo potuto partecipare all’incontro, s’è offerto di illustrare i progressi svolti nella ricerca antinvecchiamento e anticancerogenesi e in genere le innovazioni in medicina e chirurgia rigenerativa.
Il commissario Giustini, ringraziando l’associazione per la disponibilità e per la cordiale occasione d’incontro, ha ricordato come il Molise venga da ben dodici anni di commissariamento e come la situazione della sanità molisana non sia certo delle migliori, salvo qualche eccezione, in primis Neuromed e Cattolica. 
Ha quindi elencato alcune criticità, a cominciare dalla carenza di personale – in particolare anestesisti, rianimatori, radiologi, pediatri – con concorsi e avvisi pubblici che vanno deserti o calamitano professionalità che restano poco tempo in regione. Ha fatto poi il quadro poco edificante delle postazioni di primo soccorso e delle case della salute. Una situazione talmente complessa che anche i vari comitati di cittadini sorti in tutta la regione presentano istanze spesso in contrapposizione tra loro “e ciò non aiuta certo a risolvere i problemi” ha detto il commissario.
Uno dei nodi è rappresentato dal decreto Balduzzi che impone rigidi criteri da rispettare: una regione con 306mila residenti non sempre, purtroppo, riesce a garantire i “numeri” minimi: è il caso dei parti, dove se Isernia è nei termini di legge, Termoli è fuori.
Per poter ripartire, ha evidenziato il commissario, serve innanzitutto pareggiare il bilancio. Quindi le idee non mancano, anche per un territorio così urbanisticamente parcellizzato come quello molisano. 
In linea con la Strategia nazionale aree interne, il primo obiettivo è quello di valorizzare le “farmacie di servizi”. Ha spiegato il dottor Giustini: “In Molise ci sono circa 160 farmacie, di cui 130 in zone rurali. Questo presidio comunitario, a volte unico, potrebbe rafforzare il proprio ruolo di medicina preventiva e ambulatoriale, ad esempio con prelievi, analisi, elettrocardiogrammi, ecc. Parallelamente si potrebbe dare spazio alla figura dell’infermiere di comunità. La Regione potrebbe inoltre rafforzare campagne di prevenzione, programmi di educazione sanitaria e l’assistenza domiciliare integrata”.
E’ intenzione del commissario riqualificare e potenziare le sedici postazioni di primo soccorso, portandole a venti, nonché le auto medicalizzate con medico a bordo.
L’associazione, a chiusura dell’incontro, ha consegnato al commissario il proprio articolato documento ufficiale “Sanità in Molise, contrastare il declino” dove, dopo una panoramica delle criticità, vengono elencati tredici punti di proposte, redatti anche in sinergia con collaboratori dell’associazione residenti in Molise e particolarmente impegnati sul tema, come il professor Umberto Berardo di Duronia.
L’associazione ha infine ribadito al commissario tutto il proprio sostegno, nonché la propria vicinanza a fronte di alcune discutibili iniziative promosse da vertici regionali, evidentemente infastiditi da presenze estranee al territorio.
Non è mancata la consegna di altri documenti da parte di singoli associati.
In allegato il pdf del documento “Sanità in Molise, contrastare il declino”.

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