La scomparsa di Claudio Gianfagna



CAMPOBASSO – Con Claudio Gianfagna scompare la bandiera del Partito Comunista Italiano della nostra città, Campobasso, un compagno leale, generoso e solare, sempre pronto ad animare le campagne elettorali e perennemente a disposizione di tutti.
Cominciò a impegnarsi dal 1944-45 al Pastificio Guacci e si dedicò alla costruzione del Partito e del Sindacato con una passione che non è mai venuta meno, nemmeno negli anni più recenti quando ha visto ammainare e cadere nella polvere la Bandiera che ha continuato a difendere con un garbo di rara bellezza e un’intensità emotiva appassionata e coerente.
Claudio ha condiviso momenti indimenticabili per il movimento sindacale molisano al fianco di Giuseppe Di Vittorio quando venne ad inaugurare la Casa del Popolo di Salcito nel 1954, ha conosciuto direttamente i principali dirigenti nazionali della CGIL e del PCI, da Luciano Lama ad Enrico Berlinguer, e non c’era nessuno a Roma nei gruppi parlamentari del Partito, a Botteghe Oscure o nella sede centrale della Cgil che non conoscesse il compagno Claudio Gianfagna di Campobasso.
Ha trascorso tutta la vita nel Partito e per il Partito vedendo passare intere generazioni di dirigenti comunisti da Nicola Crapsi ad Alfredo Marraffini, da Odorico Paolone ad Edilio Petrocelli, Giulio Tedeschi, Fernando Amicone, Mario Piscitelli, Felice Carile, Alberto Malorni Domenico Di Giorgio, Remo Di Gregorio, Roberto Barberio o Carlo Bevilacqua.
Il suo esempio ed i suoi insegnamenti hanno avvicinato e formato una miriade di giovani alla politica. Preferiva agire e lavorare, fare il porta a porta, e operare nella sede del Partito per tenere uniti i compagni, spronarli, ascoltarli e discutere con loro tra Via Ferrari e Via Zurlo. Ho avuto la fortuna di incrociarlo in anni lontani e da allora non ci siamo mai persi di vista, era per me come per tantissimi esponenti provenienti dal Pci, una sicurezza e un riferimento, tanto più necessario nel tormento delle vicissitudini politiche del Partito dell’ultimo decennio.
Con Claudio ci si capiva al volo. Non servivano parole. Dal marzo scorso cominciammo a ragionare sulla difesa della Costituzione e a distanza di tanti anni mi impressionava ancora l’energia con cui spronava me ed altri compagni a non lasciare nulla al caso nella campagna referendaria del 4 dicembre. < Serve il porta a porta, bisogna parlare con le persone una a una e spiegargli le ragioni di merito del No, c’è sbandamento e smarrimento, occorre ascoltare e parlare dedicando tempo e attenzione ai cittadini.> Era impossibile non volergli bene e custodiremo i suoi insegnamenti nei nostri cuori continuando a camminare sulla strada di sempre, quella che lui ha contribuito a tracciare in Molise dalle elezioni del 1946 a quelle del 4 dicembre 2016 in 70 anni di militanza e di lotta politica.
Sul piano personale non dimenticherò mai il suo sostegno alle primarie del partito nel 2009 e in quelle per la guida del centrosinistra del 2011. Ciao Claudio e che la terra ti sia lieve !

Michele Petraroia

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