Isernia, chiude la prefettura?



Con la decisione di chiusura di ben 23 prefetture, fra le quali quella di Isernia, il governo adotta misure di vera e propria riduzione dei presìdi di legalità e sicurezza sul territorio, disinteressandosi completamente dei lavoratori che qui prestano la loro opera garantendo coesione sociale, integrazione e convivenza civile, ma soprattutto dei cittadini e delle comunità locali.
La Uil Molise ricorda che martedì 22 settembre il sindacato, unitariamente, terrà assemblee in contemporanea in tutte le Prefetture a rischio chiusura, per portare all’attenzione di tutti i problemi che si aprono con questa decisione.
“Sarò personalmente in Prefettura ad Isernia – segnala Tecla Boccardo, leader della Uil molisana – per portare l’appoggio totale dell’Organizzazione alla lotta sindacale di questi lavoratori ma anche per urlare forte la contrarietà del Sindacato allo smantellamento di Isernia in quanto tale, un pezzo alla volta. Prima l’abolizione delle provincie, poi l’accorpamento dei tribunali, nel frattempo la chiusura di molti uffici postali e la fusione/sparizione di scuole, la sempre ventilata chiusura dell’ospedale di Venafro e il ridimensionamento di quello di Isernia, dietro l’angolo lo spostamento degli uffici statali. Ora via la Prefettura, a cui facilmente faranno seguito la questura e i comandi provinciali delle forze dell’ordine. Cos’altro seguirà?
Anche la classe dirigente isernina talvolta ci mette del suo, come nel caso delle ultime vicende politiche, stiamo comunque assistendo ad un attacco alla stessa sopravvivenza economica e produttiva, sociale e culturale della provincia pentra. Se non vogliamo che qui si campi solo di tartufo, merletti e archeologia – continua Boccardo – adesso che c’è il riconoscimento dell’area di crisi, che insiste per buona parte su questo territorio, gli isernini, le loro comunità, i loro amministratori locali, le loro forze vive del lavoro devono assumerne l’egemonia.
Sarebbe davvero assurdo – evidenzia la UIL – che, in una zona geografica depressa economicamente, con altissimi tassi di disoccupazione, con aziende decotte e che mai si riprenderanno, con problemi infrastrutturali e desertificazione del territorio, con tanto disagio sociale, ora che i soldi ci sono non si riescano ad utilizzare per un vero rilancio del tessuto produttivo e dell’occupazione, per una vera ripartenza.
Certo, serve un’idea forte di sviluppo economico e sociale (e gli amministratori regionali, se mai l’avessero, la tengono ben nascosta davvero!). Ma, ancora prima, serve la consapevolezza delle qualità di questa comunità, occorre l’orgoglio di chi è pronto a prendere in mano il proprio futuro, è necessaria la tenacia per evitare ulteriori penalizzazioni e tagli al poco di esistente e scongiurare, ora, scippi o altra finalizzazione delle risorse economiche dell’Area di crisi”.

<div class="

Precedente Molise, area di crisi Successivo Roma-Sassuolo, la "toppa" del Corriere dello Sport