Per Roma parlano di cambiamento, ma è necessaria solo la normalità



Per Roma parlano di cambiamento, ma è necessaria solo la normalità

C’è una Roma, quella ereditata dal lontano passato, che continua ad essere una delle città più belle del mondo. E ce n’è un’altra, quella consegnataci dalle ultime giunte comunali, che mostra sempre più preoccupanti segni di marciume interni ed esterni. “Mafia capitale”, a più riprese, ha gettato la luce sulla punta di un iceberg di malaffare ramificato e trasversale, passato indenne di giunta in giunta e di partito in partito; le foto che in questi giorni stanno facendo – purtroppo – il giro del mondo mostrano, in parallelo, una città sporca, vittima dell’inefficienza, preda delle cattive abitudini e della prepotenza.
Si parla di cambiamento, come se la sostituzione di qualche assessore o di una squadra possa riuscre a sradicare quell’intreccio di cordate politiche, lobbies, affaristi, signori del cemento, criminalità. Roma, più che di cambiamento, ha bisogno di normalità.
Anche perché la nuova Giunta del sindaco di Roma Ignazio Marino, varata da poche ore, non è certo in grado di accendere grandi entusiasmi. Anzi. Ritroviamo personaggi che delle passate stagioni politiche sono stati protagonisti. E hanno continuato a frequentare assiduamente i Palazzi del potere. Si pensi al deputato scelto come vicesindaco (il Pd Marco Causi, addirittura con delega al bilancio, a rilevare l’incarico della dimissionaria Silvia Scozzese), o al senatore Stefano Esposito, noto più che altri per l’opposizione al movimento No Tav (a cui va, guarda caso, l’assessorato ai Trasporti). Alla scuola addirittura un ex sottosegretario del Governo Letta, Marco Rossi Doria. E per finire Luigina Di Liegro, non certo un nome nuovo per la politica romana.
Se questo è il cambiamento, caro Marino, ci sentiamo ulteriormente presi in giro.

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