Stop Bombing Gaza: dopo il sit-in il documento redatto a Campobasso



CAMPOBASSO – In Medio oriente e soprattutto nella striscia di Gaza si vivono ore drammatiche sulle quali la nostra indifferenza sarebbe complicità.
Siamo ancora una volta di fronte ad un rigurgito di fondamentalismo, figlio di interessi economici, imperialistici ed ideologici.
Un conflitto come quello mediorientale è sicuramente frutto di un’organizzazione della società che alcuni studiosi definiscono verticale e che prevede una struttura sociale gerarchica segnata dalla selezione, dall’esclusione, dal sopruso, dalla guerra.
Si tratta di un’aggregazione che evidentemente genera conflitti ed emargina il “diverso”, non sentito più nel valore e nella dignità di persona, ma percepito come “lo straniero” o peggio ancora “il nemico”. Ecco allora le muraglie di separazione, antiche come quella cinese o il muro di Berlino, o più recenti tra Messico e Stati Uniti o tra Israele e Cisgiordania.
Una logica alternativa è la costruzione di una società orizzontale fondata sul riconoscimento della dignità di ogni persona umana a livello mondiale e sui diritti fondamentali da riconoscere ad ognuno che poi sono quelli della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.
Allora, oltre alla necessità di una conoscenza adeguata dei termini di ogni evento o problema esistenti in Medio Oriente, abbiamo il dovere di un impegno personale di natura civile e politica che sia in grado di impedire la strumentalizzazione dell’altro o addirittura il suo annientamento.
È chiaro a tutti, ci auguriamo, che la costruzione di quella che abbiamo chiamato la società orizzontale prevede valori portanti che sono anzitutto la libertà di autodeterminazione, la giustizia sociale e la democrazia partecipativa che forse da nessuna parte del mondo siamo riusciti ancora a costruire pienamente, nonostante il cammino della civiltà umana sia stato tanto lungo.
È un cammino difficile, ma l’unico che può portarci alla pacifica convivenza soprattutto tra etnie diverse.
Per raggiungere tale obiettivo abbiamo la necessità di superare i modelli culturali della separazione, dell’esclusione e dell’eliminazione che indirizzano evidentemente nella direzione opposta.
Ciò che sta avvenendo in questi giorni in Palestina è assolutamente condannabile ed inaccettabile, perché la violenza distrugge beni, uccide persone, rinfocola desideri di vendetta, ma soprattutto annulla l’amore come fondamento dell’esistenza e dei rapporti umani.
Rispetto ai conflitti armati in Medio Oriente ed alle loro conseguenze, occorre capire gli eventi e giudicare le responsabilità politiche individuabili e collettive nell’assurda colonizzazione plurisecolare dell’area, nell’aggressività israeliana, nella carenza di unità di azione delle componenti politiche del movimento palestinese, ma soprattutto nell’incapacità di governance internazionale degli organismi mondiali come l’ONU ed ancora nella mentalità neocolonialista delle principali potenze mondiali, compresi alcuni Stati dell’U.E. .
Al di là dello scontro tra Israeliani e Palestinesi e della conflittualità interna ai due popoli, tutti abbiamo il dovere e la responsabilità di un impegno culturale e politico in grado di tracciare le linee di un superamento dell’attuale situazione per delineare ipotesi di soluzione ai problemi mediorientali.
Intanto chiediamo che si ponga fine immediatamente ad ogni azione di violenza e di guerra da parte di tutti.
Pretendiamo da cittadini non violenti che l’Italia smetta di costruire e vendere armi o altri strumenti bellici, inviati anche in questi giorni proprio per il conflitto in questione, che ovviamente riaccendono in modo più violento i teatri di guerra, per esprimersi con una delibera parlamentare a favore dell’immediata cessazione delle ostilità.
Reclamiamo che l’ONU e l’U.E. rompano il silenzio o le posizioni equivoche ed interessate per dichiararsi contro il lancio di missili e le sproporzionate azioni di violenza disumane tenute in questi giorni da Israele nei suoi attacchi alla striscia di Gaza.
Sollecitiamo tutti i pacifisti ad esporre in maniera permanente la bandiera della pace presso le loro abitazioni per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla questione medio orientale al fine di riprendere un tenace sforzo diplomatico per la sua soluzione dopo l’ennesimo fallimento del segretario di stato americano, John Kerry che ancora una volta si è infranto sui pericolosi scogli della politica israeliana.
Invitiamo tutti ad una mobilitazione perché si fermino immediatamente vendette, rappresaglie, raid, lanci di razzi e si operi per giungere ad una pace in grado di riconoscere il rispetto dei diritti del popolo palestinese e di quello israeliano ed ovviamente della loro pacifica convivenza senza prevaricazioni di sorta dell’uno sull’altro.

* Documento redatto dalle seguenti 28 associazioni che hanno organizzato il sit-in a Campobasso in Piazza Municipio lunedì 21 luglio 2014:
CGIL Molise, Anpi Molise, il Bene Comune, Partito Democratico del Molise, Giovani Democratici del Molise, FGCI Campobasso, SEL Campobasso, circolo PSI Campobasso, Associazione I Marzo, Officina Sociale, Ultrà Antirazzisti, Rete Universitaria Nazionale, Collettivo 2k8, Libera contro le Mafie, Associazione Forche Caudine (Molisani a Roma e nel mondo), Associazione Inside Out, Caritas diocesana di Trivento, Scuola di formazione politica e sociale “P. Borsellino” della Caritas di Trivento, Pax Christi Abruzzo-Molise, CO.RE.A. Molise, Unione degli Studenti Campobasso, Periodico “La Fonte”, Centro Sportivo Italiano, Centro Sportivo “Virtus”, Associazione Italiana Insegnanti di Geografia, Coordinamento Studentesco “SempreinLotta”, Collegamento “Cristiano Sociale”.

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