Padre Antonio Germano: relazione sull’attività missionaria a Chuknagar



Padre Antonio Germano: relazione sull’attività missionaria a Chuknagar

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la relazione sull’attività missionaria di Padre Antonio Germano, originario di Duronia (Campobasso), da anni in Bangla Desh.
BREVE PREMESSA STORICA. Da 13 anni vivo a Chuknagar ed ho così superato i 12 anni trascorsi a Borodol. I primi cinque anni lavorai insieme a P. Sergio, allora in charge della missione. L’allora superiore regionale, P. Valoti, mi aveva mandato a Chuknagar con l’intento di iniziare il percorso catecumenale con coloro che avevano chiesto di diventare cristiani. Alla partenza di P. Sergio, fine 2005, per tre anni da solo cercai di portare avanti la variegata attività della missione. Successivamente vennero a stare con me i PP. Melecio e Yulius, che rimasero a Chuknagar due anni ciascuno. Nel maggio dell’anno scorso rimasi di nuovo solo. All’inizio di quest’anno, fui richiesto da P. Giacomo, superiore regionale, di ospitare e seguire i due postulanti saveriani, Biplob e Tuphan, che a fine giugno dovrebbero recarsi in Messico per il noviziato.
Veniamo ora ai punti richiestici per la relazione all’assemblea S. X. Di aprile:
1. QUALE VISIONE? Ci si chiede innanzitutto quale visione di missione ispira la nostra attività e quale la coerenza tra visione e prassi.
Posso affermare che la visione è ancora quella iniziale che ispirò l’apertura della missione a Chuknagar e cioè l’annuncio del Regno così come venne proclamato da Gesù nella sinagoga di Nazareth: “Lo Sprito del Signore è sopra di me, per questo mi ha consacrato con l’unzione; e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista, per rimettere in libertà gli oppressi” (Lc. 4,18).
Devo dire che mi ritrovo pienamente in questo proclama, che è insieme la ragione e forza della mia vita come missionario. I Dalit della nostra zona portano nel nome lo stigma della schiavitù: si chiamano infatti Das,che significa schiavo. Il nome non lo hanno scelto loro ma glielo hanno appioppato come a dire: “Ricordati che sei schiavo e tale devi rimanere”. Ma esattamente 34 anni fa la luce di Cristo ha aperto gli occhi ai nostri che erano ciechi in quanto accettavano supinamente la loro condizione. E’ così cominciato per loro quel cammino di liberazione che nessuno potrà più arrestare. Di questo ne sono certo e per me è quasi una fede messianica. Identico dunque il messaggio, identici i destinatari, come ai tempi di Gesù, cambia solo il messaggero, che proclama sì il messaggio nel nome di Gesù, ma nella consapevolezza dei propri limiti, a cui si aggiunge poi anche il peso dell’età. Adeguare la metodologia alla visione in una linea di coerenza è quello che cerco di fare.
La routine che lega alla piccola comunità cristiana è molto impegnativa. L’impostazione data fin dall’inizio è molto esigente e richiede da una parte freschezza perché l’annuncio risulti sempre nuovo e dall’altra costanza, che corre il rischio di rendere ripetitivo il messaggio. Mi accorgo per esempio che per i giovani ci vorrebbe qualcosa di nuovo e diverso, in connessione anche con i media, che potrebbero rendere più vivo e attuale il messaggio.
2. SECONDO QUESITO: Nel posto dove lavori esistono altri ambiti bisognosi del primo annuncio e non toccati dalla tua attività?
La domanda penso abbia bisogno di una chiarificazione. A mio parere esiste un primo annuncio implicito ed un primo annuncio esplicito. Il movimento di coscientizzazione iniziato nella zona 34 anni fa attraverso la nostra presenza e attività penso possa definirsi annuncio implicito in quanto si proclamano con forza i valori del Regno in un contesto in cui esiste una profonda esigenza di essi. Si vivono infatti situazioni di oppressione, discriminazione e ingiustizia palesi, che reclamano un livello di vita più umano. In questo campo molto è stato fatto e si continua a fare e, come dicevo sopra, si è innestato un processo di liberazione che nessuno potrà più fermare. Chuknagar è riconosciuto come il centro imprescindibile, senza del quale niente si sarebbe mosso e rimane per tutti un punto di riferimento per attingere luce e forza per nuove conquiste. Anche se noi dovessimo venire a mancare, la fiaccola non si spegnerà. In uno degli ultimi incontri, che si svolgono con una certa frequenza nel training center intitolato a S. Guido M. Conforti, rivolgendomi ai Dalit, in gran parte giovani e provenienti da un’ampia area, quando è toccato a me dire due parole, esordivo così: “Se guardate a me e a quelli che mi sono a fianco(c’erano per la cronaca i PP. Luigi e Sergio), beh! Io sono il più vecchio, ma gli altri mi seguono nella scia. Verrà un giorno in cui noi non ci saremo più, ma ce andremo con la certezza che la nostra presenza si moltiplicherà attraverso voi che ci ascoltate e che sarete voi perciò a portare avanti questo cammino di liberazione tra la nostra gente”.
Per quel che riguarda l’annuncio esplicito, siamo ancora limitati a Chuknagar. Per la verità altri villaggi hanno fatto richiesta di voler conoscere Gesù e il suo Vangelo. Per un duplice motivo non son potuto venire incontro alla loro richiesta. Innanzitutto perché, essendo da solo, non sarei in grado di portare avanti con loro un cammino catecumenale, assai impegnativo, che richiede presenza e condivisione con la gente. La seconda ragione è che in quasi ogni villaggio Rishi della zona c’è la presenza di qualche denominazione protestante e quindi fin dall’inizio mi sono rifiutato per non aumentare la confusione già esistente. Nella Pasqua di quest’anno ho conferito i sacramenti della iniziazione cristiana ad una famiglia di Maltia, un villaggio a due km di distanza da Chuknagar, che da vari anni ha partecipato agli incontri biblici e alla messa domenicale.
3. TERZO QUESITO: Pensi che il lavoro che stai facendo si possa lasciare alla chiesa locale o affidare ad altri in modo da poter fare un lavoro più missionario come saveriano?
Nella missione di Chuknagar c’è la compresenza di due realtà. Al centro abbiamo la comunità cristiana di una cinquantina di famiglie e attorno a Chuknagar si dispiega la nostra presenza nei 13 villaggi attraverso il Tuition Program. Per quello che posso percepire, ma posso anche sbagliarmi, la chiesa locale è interessata soltanto all’attività pastorale, intesa come cura dei cristiani, e non mostra nessun interesse per la missione che i Saveriani svolgono tra i Dalit. A riguardo qualche conferma è dalla mia parte. Sudhangsho, il catechista di Chuknagar, partecipa regolarmente agli incontri mensili organizzati dalla parrocchia di St. Joseph ( la cattedrale della diocesi a cui giuridicamente apparteniamo come comunità cristiana) e riferisce puntualmente quello che facciamo a livello di comunità cristiana e a livello di azione missionaria tra i Rishi. Nell’assemblea pastorale dell’anno scorso, nella relazione della parrocchia di St. Joseph nessun accenno e neppure il nome vien fatto di Chuknagar. Nei miei 37 anni di presenza in Bangladesh ho sempre partecipato attivamente a questo evento pastorale. Quest’anno riferendo le ragioni appena accennate al nostro parroco, Fr. Martin Mondol, gli ho detto che quest’anno io non sarei andato a Jessore e non avrei mandato nessun rappresentante da Chuknagar. Mi illudevo pensando: “Almeno si chiederanno il perché non sono andato”. Ho riferito la cosa a P. Valoti, il quale con la sua classica risata mi ha detto: “Non illuderti, nessuno mai si chiederà il perché!”
Rispondendo quindi al quesito, si può dire: certo qualcuno dei sacerdoti locali, ben motivato, che non abbia pregiudizi nei confronti dei Rishi, potrebbe venire a lavorare a Chuknagar, seguire la comunità cristiana e rendersi conto di quanto sia ampio il raggio di azione della nostra missione. La presenza saveriana, a mio parere, deve continuare a rimanere nella zona fino a quando ci sono Saveriani che credono nel progetto Rishi e sono pronti a spendere tempo ed energie per loro.
Chuknagar, 27. 04. 14. Antonio Germano Das, sx.

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