“O sole ‘e Napule” di via Aosta: meglio i molisani e gli abruzzesi…



“O sole ‘e Napule” di via Aosta: meglio i molisani e gli abruzzesi…

In via Aosta, a Roma, per decenni ha dato lustro alla strada il ristorante “Aquila d’Abruzzo” gestito da una famiglia abruzzese di Capitignano, grazioso paese della provincia dell’Aquila oggi con poco più di seicento residenti. I proprietari costituivano in realtà una grande famiglia: due fratelli, le rispettive mogli, le figlie. Una gestione squisitamente familiare, più trattoria che ristorante, arredi rimasti gli stessi per anni, atmosfere conviviali, un’aria deliziosamente anni Cinquanta (quelli tanto rimpianti, specie oggi). E nella famiglia, in un certo senso, rientrava anche tanta clientela abituale, trattata sempre con gentilezza. Premure dei bei tempi andati. Il ristorante era sempre pieno, forte della credibilità conquistata nel tempo.
Poi il ristorante è passato all’ex cuoco e alla sua famiglia, molisani di Pietrabbondante, bellissimo paesino incastonato nelle rocce della montagna sannita. Nel locale è rimasto il carattere casareccio e conviviale, un po’ retrò, ma sempre forte di piatti semplici e genuini, con un buffet illimitato a 10 euro (bevande escluse). Tra le specialità una robusta lasagna, le verdure grigliate, le frittatone, i formaggi molisani, le polpette. Insomma, prezzi onesti e personale affabile.
Ora è cambiato tutto, sono arrivati i napoletani. Nuovo look, arredamenti moderni, ma addio dolci atmosfere e soprattutto gentilezza d’altri tempi. Nonostante la prenotazione, si aspetta anche mezzora, con camerieri che non ti si filano proprio, anzi sembra quasi che dai fastidio a stare lì. Puoi avere bambini o persone anziane al seguito, non gliene frega niente. Segni emblematici di tempi che cambiano, di una crisi che privilegia il prezzo (basso) rispetto alla qualità (altrettanto bassa). E la gentilezza non è certo di casa. La gente non manca comunque: sarà per la fama del posto o per la voglia di essere fuori casa il sabato sera, a prescindere da come vieni trattato o di ciò che ti viene messo nel piatto. Insomma, nostalgie molisane e abruzzesi rispetto alla cruda realtà dei gestori napoletani…

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