Roma, primo maggio: lo (S)concertone



Portare i figli a ciò che rimane del parco di via Carlo Felice il primo maggio significa mettere in preventivo lo spettacolo del vino, delle birre, delle canne, dello spaccio, dei venditori abusivi persino di cornetti alla crema (sic), dell’amore libero, del dialetto napoletano (ma non recitato da Eduardo), del tappeto di cocci di vetro (che rimarrà per giorni), dei cani dei punkabbestia che – poveracci – dovranno pur defecare da qualche parte. Quest’anno, novità delle novità, anche un bel falò utile per annerire le mura millenarie, peraltro già coperte di scritte. Un secolo fa, a cento metri da qui, a piazza Santa Croce in Gerusalemme, festeggiavano gli anarchici. Sicuramente più seri e ordinati dei barbari nichilisti di oggi.

Giovanni

P.S. Ma quali 700mila… Se quest’anno c’erano 700mila persone, alla manifestazione di Grillo sarebbero stati dieci volte di più…

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