Alcune idee operative per rilanciare il Molise



Stante l’attuale e gravissima crisi occupazionale, ritengo che nella latitanza delle istituzioni locali, chiunque abbia delle idee, anche privato cittadino, sia chiamato ad esternarle aprendosi al confronto.
In quest’ottica ho sempre pensato che Santa Croce di Magliano (Campobasso), così come tutti i territori del Molise interno, ormai abbandonati dalla più parte dei giovani, abbiano un’unica possibilità di sopravvivere: bisogna operare in modo da renderli attrattivi per tutti quegli anziani che, magari di origine molisana, nei grossi agglomerati urbani non riescono più a fronteggiare l’alto costo della vita.
Si pensi a quanti, già oggi, decidono di trasferirsi nei Paesi dell’Est o del Centro America. Se ci riflettiamo bene, con riferimento a questa specifica fascia di età, il nostro paese può vantare diversi pregi che noi forse, visto il comune parlare, tendiamo a sottovalutare: assenza di criminalità, del traffico, ottima qualità dell’aria, vicinanza al mare, all’ospedale (un romano per arrivare in un ospedale cittadino spesso impiega due ore, noi siamo a 30 minuti dalla struttura di Termoli), presenza sul territorio di servizi basilari quali farmacie, sanitarie, pronto intervento medico (118) e non ultimo rapporti sociali tra vicini di casa ancora integri.
In secondo luogo, e proprio a causa dello spopolamento fortemente subito in questi ultimi 30 anni, abbiamo decine abitazioni sfitte, alienabili o locabili, alcune delle quali afferenti al patrimonio comunale che a mio modo di vedere, appositamente riattate e a prezzi necessariamente calmierati rispetto a quelli metropolitani, dovrebbero fungere da modello anche per una iniziativa privata che, nel proseguo, potrebbe vedere in tale progetto la possibilità di un congruo profitto.
Facendo sintesi avremmo da un lato e come punto di partenza, un modesto investimento dell’amministrazione locale, (al quale si potrebbe per altro pensare di far fronte attingendo ai fondi del cosiddetto Social Housing), sin da subito compensato dal circolo virtuoso che si creerebbe intorno alle imprese (edili, idraulici, falegnami, etc) impegnate nell’opera di riqualificazione.
Dall’altro, quegli anziani, magari originari del Molise che decidessero di rientrare nei territori natii, si gioverebbero oltre che di prezzi calmierati sul costo della vita anche di tutti i vantaggi, sopra descritti, che i piccoli paesi concedono in termini di qualità della vita.
Qualcuno potrebbe obbiettare sul modo in cui una simile progetto ideato in uno sperduto paesetto del Molise possa trovare conoscibilità in città quali Roma, Milano o addirittura all’estero
Prendendo ad esempio Roma, in quel contesto l’opera di pubblicizzazione del progetto sarebbe oltremodo facilitata dalla presenza in loco di una storica associazione quale “Forche Caudine”, che, come sappiamo, funge da riferimento per migliaia di romani originari del Molise.
Anche in questo caso le nostre associazioni di emigrati, sparse in tutte le città d’Italia e del mondo, coinvolte, potrebbero darci una mano anche col solo semplice passaparola Non vale nemmeno la pena soffermarsi, tanto è palese, su cosa significherebbe per il nostro territorio e per le attività del posto poter contare su enne persone in più spendenti i loro redditi nella nostra realtà, si moltiplicherebbero le possibilità di lavoro, non solo per i commercianti ma anche per gli artigiani, per i fisioterapisti, per le badanti, per le donne delle pulizie e più genericamente per tutta quelle miriade di attività che gravitano attorno al pianeta “anziani”, significherebbe tornare a respirare, reinnescando finalmente e con pochi soldi un circolo virtuoso ormai da troppo tempo inceppatosi.

Antonio Martino – Santa Croce di Magliano-CB

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