Lo Yucatan, il Molise messicano?



Il Molise non finisce mai di stupire. Nei giorni scorsi è finito dalle nostre parti “nientemeno” che il ministro per la Ricerca dello Yucatan. Qualcuno malignamente ha pensato che ci fosse finito per sbaglio, forse alla ricerca (essendo ministro della Ricerca) di qualche buon ristorante messicano a Caianello. Comunque il politico americano ha visitato Università del Molise e Regione. Ovviamente grande attenzione mediatica per l’evento che segna una tappa fondamentale nella Storia molisana.
Qualcuno sembra abbia riaperto l’atlante per capire dove fosse lo Yucatan, disorientato dal nome più siberiano che caraibico. Ma anche come si scrivesse, strana ad esempio l’assenza delle kappa. Poi ci siamo tutti tranquillizzati perché Wikipedia riporta che “Yukatlàn”, quindi con la “tl” significa “il luogo della ricchezza” nell’antica lingua nahuatl (sempre con la “tl”), che forse potrebbe corrispondere al nostro osco. E che ai tempi dell’impero Maya questo era un territorio particolarmente prospero. Insomma, grazie all’apparizione un po’ mistica del ministro Raùl Godoy Montañez, per il Molise si potrebbe profilare un futuro d’oro.
Le cronache giornalistiche informano che nel corso della visita sono state individuate tra Yucatan e Molise “caratteristiche affini, la più importante il rispetto e l’impegno a non disperdere il valore delle proprie origini” che, come noto, in Italia è una caratteristica tipica del solo Molise e all’estero dello Yucatan. Il ministro Godoy ha manifestato l’intenzione di provare a sviluppare e condividere vincoli comuni puntando, letteralmente, “soprattutto su innovazione e ricerca”, probabilmente ritenendo il Molise la Silicon Valley dell’Italia meridionale.
Molti scommettono che la parte più interessante debba ancora venire: cioè lo scambio di ospitalità nel territorio messicano per una delegazione molisana. Sembra che gli americani stiano già preparando i biglietti aerei Campobasso-Cancun con tour delle tartarughe per possibili gemellaggi con quelle sulla spiaggia di Termoli e convegno internazionale sulla nutra selvaggia, problema comune per le rive dei fiumi italiani e messicani. Alcune locali “haciende” faranno certamente a gara per l’ospitalità dei simpatici italiani, mettendo a disposizione piscine, sombreri, nonché e maschera e boccaglio per le spiagge più rinomate, come Mahahual.
Attenzione, però, ai consigli di “Turisti per caso”. Il Messico è più caro di quanto ci si potrebbe aspettare, quindi meglio l’ostello di ultima classe dell’hotel pluristellato per chi paga di tasca propria (a meno che non offrirà il ministero dello Yucatan, ma ne dubitiamo). Per gli acquisti e i noleggi occorre trattare e sembra che sia migliore lo spagnolo misto al dialetto di Pizzone e in genere della provincia di Isernia rispetto a quello del Basso Molise, talvolta incomprensibile. Parrebbe, infine, che non manchino anche lì le “sòle”: “all’uscita dell’autostrada di Chicche Itza, puntuali come la morte, c’è un gruppo di messicani in uniforme che si spacciano per operatori dell’ufficio del turismo. Propongono in vendita le entrate per il sito archeologico dicendo che conviene perché altrimenti là ci sarà coda… in realtà sono dipendenti di un albergo che nel pacchetto dell’entrata molto sovrapprezzata vi ci infila il pranzo bevande escluse… Occhio”. Secondo il sito di “Turisti per caso” non mancherebbero poliziotti che multano e poi chiedono pagamenti in contanti. Viva el Mexico !

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