Taglio province: ritorna l’ipotesi di “regione sannita”



ROMA – Se ne parla da decenni. E ora, con il taglio delle province, l’idea di una regione sannita o “regione dell’Appennino” (con Campbassso, Isernia, Avellino e Benevento) riprende corpo.
“Il decreto varato dal governo, in merito ai criteri per individuare le nuove province, di fatto elimina la provincia di Benevento, unica in Campania ad essere cancellata tout court ignorando la gloriosa storia che può vantare il Sannio. E’ un provvedimento iniquo ed ingiusto contro il quale ci batteremo in Parlamento”
E’ quanto, ad esempio, dichiara Arturo Iannaccone, segretario federale e capogruppo alla Camera di NpS Noi Sud. “Qualora il governo dovesse insistere su una strada così sbagliata, si consenta ai Beneventani di scegliere il proprio destino istituzionale con l’eventuale accorpamento con il Molise. Potrebbe essere questo il primo passo – continua Iannaccone – per dar vita ad una nuova Regione dell’Appennino con l’eventuale inclusione di Avellino dando vita ad una entità regionale equilibrata ed omogenea. Non aumentando il numero delle Regioni, ma intervenendo solo sulla composizione territoriale, non ci sarebbe alcun incremento di spesa. Perfino il governo dei Professori potrebbe comprendere quanto sia giusta questa proposta”.
Insomma, l’Italia dei campanili è pronta e riscendere in campo.
In Molise, intanto, sono i sindacati della Triplice a scendere contro la politica dei tagli che sta mettendo in ginocchio la regione.
“Alla luce della ‘Revisione della spesa’, considerata la drammaticità della situazione economico sociale, che coinvolge sia la Regione Molise che tutto il territorio nazionale (da un punto di vista socio economico), la parti sociali ritengono quanto mai necessaria una presa di posizione forte a salvaguardia di quanto negli anni è stato conquistato – si legge in una nota.
“Il continuo disgregare gli apparati pubblici, i quali rappresentano oggi l’unico baluardo dell’economia, non trova logica nella manovra perpetrata dal governo quale unica somma di attività di ragioneria; non si è tenuto conto che dietro la chiusura di un ente non vi è solo il dramma del licenziamento o mobilità varie, ma vi è l’impoverimento dell’intero tessuto sociale circostanziato con danni irreversibili nei confronti dei cittadini tutti. Inevitabile tra l’altro, la conseguente eliminazione di una serie di altre realtà pubbliche quali, tanto per citarne alcune, prefettura e questura di Isernia, Agenzia delle Entrate sede di Larino.
E’ impensabile – continuano Cgil-Cisl e Uil – che le sorti dell’economia italiana siano fondate sul risparmio di qualche decina di euro (tutte da dimostrare) in capo agli enti che si vogliono chiudere, senza voler guardare i veri sprechi che si continuano a perpetrare da parte di taluni. I sindacati fortemente motivati e uniti non si daranno per vinti e si attiveranno a sostegno e a salvaguardia dell’intera regione ancora prima della provincia di Isernia invitando, per quanto di propria competenza enti, autorità e cittadini a mobilitazioni contro la “cancellazione” di un territorio storicamente indipendente per cultura. Le organizzazioni sindacali comunicano altresì di aderire con convinzione e condivisione degli obiettivi al neonato “Comitato per la difesa della storia, della cultura, dei confini e della autonomia della Provincia di Isernia e della Regione Molise”, portando il contributo con la propria presenza alla manifestazione indetta dal Comitato medesimo prevista per il giorno 23 luglio in piazza stazione di Isernia.

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