Evento per il 25 aprile: un film su una pagina di storia



ROMA – Si tratta di una semi-sconosciuta strage nazista avvenuta a Pietransieri, comune ormai scomparso ai confini tra Abruzzo e Molise, durante le Seconda guerra mondiale. Pietransieri è un piccolo borgo di cinquecento abitanti, oggi frazione di Roccaraso, ma fino al 1800 era un comune autonomo. Gli abitanti vivevano di agricoltura e di pastorizia in una zona un po’ appartata a ridosso del fiume Sangro. Nessuno poteva immaginare che la guerra sarebbe arrivata proprio lì, tra i monti, tra gente così parca e semplice. Eppure è stata proprio la posizione geografica del paesino a determinarne la distruzione.
Lungo il fiume Sangro, infatti, correva la Linea Gustav, quella linea immaginaria che divideva l’Italia in due: da una parte i tedeschi in ritirata e dall’altra gli alleati che avanzavano.
Attorno alla metà di novembre l’Armata del maresciallo Montgomery aveva raggiunto le sponde meridionali del fiume. Per motivi e in circostanze ancora da chiarire, per mano di reparti militari del Terzo Reich e con modalità ancora da precisare, Pietransieri che era occupata dai tedeschi subì per sei giorni consecutivi una decimazione di civili innocenti che culminò con la strage del 21 novembre 1943 presso quattro casali della zona dei Limmari: furono uccise 128 persone in una mattina, donne, bambini e anziani.
Tra il 2008 e il 2009 i registi Anna Cavasinni e Fabrizio Franceschelli hanno realizzato con gli abitanti di Pietransieri il film sulla memoria dell’eccidio. Testimoni oculari, fra i quali l’unica superstite della strage, Virginia Macerelli, e una gran parte della comunità locale hanno ricostruito il dramma dell’evacuazione e poi del terrore sparso tra i casolari dalle truppe tedesche.
Il film sarà proiettato il 25 aprile alle ore 17 presso il Museo delle arti e tradizioni popolari (Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia) a Roma Eur.
Nell’autunno del 1943 – come racconta un sito sulla strage (pietransieri.jimdo.com/2010/08/18/il-sangue-dei-limmari) – la guerra giunse nella valle del Sangro dal Molise dove i tedeschi, sul Trigno, avevano contrastato più duramente l’avanzata alleata. Una resistenza per poter allestire, intanto, un’efficiente linea di difesa invernale dall’Adriatico al Tirreno passante sui massicci del chietino, dell’aquilano (Altopiano e Parco) e del Molise (Mainarde) e, più a Sud, sui rilievi del cassinate.
La Linea Gustav, studiata in loco dallo stesso Kesselring, i cui punti fermi avanzati dovevano essere costituiti dai fiumi Sangro, Aventino, Volturno e Garigliano. Poco prima della Forchetta di Palena, come il Valico è comunemente chiamato, si diparte la strada, per Pizzoferrato e Gamberale di accesso alla valle del Sangro e proseguendo si giunge sugli Altipiani. Con l’abbandono del versante destro, a fine novembre, il mantenimento di tutto il territorio fu di competenza della 1^ Divisione Paracadutisti, una delle unità più valorose della Wehrmacht. A Pietransieri e nella sua località Limmari, frazione di Roccaraso, sulla sponda del Sangro, in prima linea, era schierato il 1° Reggimento. Dopo la metà di quel terribile mese iniziarono a distruggere sistematicamente anche i paesi di questa sponda obbligando contestualmente le popolazioni a sfollare verso le retrovie.
La strage si chiama “di Limmari” (Valle della Vita) per il bosco dove i soldati tedeschi trucidarono 128 persone, di cui 60 donne, senza motivazioni documentate, ma per il semplice sospetto che la popolazione civile sostenesse i partigiani.
Hitler stesso ordinò alle forze tedesche di stanza in Italia centrale di mantenere le proprie posizioni, facendo terra bruciata attorno alle formazioni partigiane operanti, ed il maresciallo il 30 ottobvre 1943 Albert Kesselring fece affiggere un manifesto, nelle località: Rivisondoli, Pescocostanzo, Roccaraso, Roccacinquemiglia e Pietransieri, che recitava in lingua tedesca: “Tutti coloro che si troveranno ancora in paese o sulle montagne circostanti saranno considerati ribelli e ad essi sarà riservato il trattamento stabilito dalle leggi di guerra dell’esercito germanico”: la fucilazione sul posto, che fu probabilmente ignorato dalla popolazione. Ubbidirono in pochi al messaggio dei tedeschi, molti pietransieresi si rifuggiarono nei boschi dei limmari convinti di essere al riparo, ma fu proprio li il luogo della strage.
La rappresaglia dei tedeschi, comandati dal tenente Schulemburg, si accanì in un primo momento contro il bestiame razziato, mitragliato e abbandonato nei boschi circostanti. In un secondo momento contro la popolazione. Alcuni pietransieresi, vennero sorpresi e fatti saltare all’interno dei casolari (testimonianza di Cocco Pia superstite della stage, figlia di Maria Cordisco morta sotto una mina nazista all’interno di un casolare). Molti altri vennero uccisi, con fucilazioni di massa, l’unica superstite fu Virginia Macerelli, una bambina di sei anni che fu occultata e protetta dalle vesti della mamma.
Le vittime furono 128: tra essi 34 bambini al di sotto dei 10 anni e un bimbo di un mese.

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