Università, in approvazione i decreti attuativi della riforma



Università, in approvazione i decreti attuativi della riforma

ROMA – Assegni di ricerca più alti, fondi assegnati alle università sempre più su base meritocratica, riduzione del numero dei corsi di laurea, nuove procedure per l’abilitazione scientifica nazionale e test di medicina in inglese.
Sono queste le principali novità che il ministro Mariastella Gelmini ha illustrato nel corso della conferenza stampa dedicata all’iter di attuazione della riforma e alle nuove norme previste per le università italiane.
Prosegue l’iter di attuazione della riforma. Dei 38 provvedimenti previsti (decreti legislativi, regolamenti, decreti ministeriali), 32 sono già stati firmati dal ministro e a breve saranno emanati anche i restanti sei. Sette decreti saranno approvati in via definitiva entro luglio e i rimanenti entro fine settembre, secondo le intenzioni della Gelmini.
Aumenta l’importo minimo degli assegni di ricerca. Si passa da 16mila euro a 19.630 euro, che rappresentava il precedente valore massimo. Contestualmente, il tetto agli assegni di ricerca è stato abolito.
Entro l’anno dovrebbero essere sbloccate le nuove procedure di abilitazione scientifica nazionale, prerequisito necessario per l’accesso alla docenza. Si tratta di una valutazione dei meriti scientifici dei docenti basata su criteri di merito e qualità predefiniti.
Per favorire l’internazionalizzazione del sistema universitario italiano e attirare dall’estero i migliori studiosi verso i nostri atenei, il ministro assicura procedure semplificate per la chiamata diretta di ricercatori e docenti. Potranno essere chiamati anche i ricercatori, italiani e stranieri, che hanno vinto prestigiosi progetti di ricerca internazionali, riconosciuti attraverso un decreto del ministro. Sono stabiliti inoltre i criteri di equipollenza tra il progetto di ricerca vinto e il ruolo che lo studioso può ricoprire all’interno degli atenei.
Vengono inoltre stabilite nuove regole per la contabilità economico-patrimoniale, cui tutte le università dovranno adeguarsi entro il 2014.
Il decreto prevede anche linee guida e misure che le università a rischio devono seguire per uscire dalla situazione di difficoltà finanziaria ed evitare il commissariamento. Si tratta di una sorta di “cartellino giallo”, che può diventare “rosso” se, nonostante questa possibilità, gli atenei non metteranno ordine nei propri conti. In questo caso, infatti, scatterà il commissariamento.
Tutti i nuovi corsi attivati e le nuove sedi istituite dovranno essere accreditati e certificati. Saranno oggetto cioè di una valutazione svolta dall’Anvur.
E’ stato infine ridotto il numero dei settori disciplinari, che passano da 370 a 180 settori concorsuali.
In base ai dati forniti dal ministero, in tre anni, dall’anno accademico 2007/2008, c’è stata una riduzione del 25% dei corsi di laurea e del 40% dei curricula. I corsi passano da 5.879 a 4.389, mentre i curricula passano da 8.955 a 5.424.
Un altro dei compiti dell’Anvur, l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca insediata il 2 maggio scorso, è la valutazione della qualità. Sarà esaminato, su indicazione del ministro, il lavoro di tutti i professori e di tutti i ricercatori delle università italiane. I risultati delle valutazioni dell’Anvur saranno determinanti per la distribuzione della quota premiale dei fondi, assegnata agli atenei su base meritocratica.
Quest’anno, per la prima volta, nelle università dove sono attivati corsi di Medicina in inglese, anche il test d’ingresso si svolgerà in lingua. Si tratta dell’Università di Milano, dell’Università di Roma “La Sapienza” e dell’Università di Pavia. Il test sarà elaborato in collaborazione con l’Università di Cambridge e si svolgerà contestualmente alle Università di Londra e Cambridge.

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