Una ricerca indica la cannella per combattere l’Alzheimer



ROMA – Potrebbe venire dall’estratto di cannella un rimedio per prevenire o (se già presente) diminuire i sintomi dell’Alzheimer, la malattia di degenerazione cerebrale che, secondo recenti stime, colpisce attualmente oltre trenta milioni di persone a livello mondiale (800mila in Italia), concentrate per lo più nei Paesi ad altra industrializzazione. Si stima che entro il 2050 ne sarà affetta una persona su 85, con prevalenza degli ultraottantenni (oggi ne soffre oltre il 5% dei componenti di questa fascia d’età). La malattia purtroppo è in netta crescita, coinvolgendo persone sempre meno anziane.
La cannella è frutto di una ricerca dell’università di Tel Aviv, dipartimento di Zoologia, diretta dai dottori Michael Ovaia, Ehud Gazit, Daniel Segal e Dan Frenkel e pubblicata su “Plos One”.
Gli studiosi hanno ottenuto dalla cannella un estratto, denominato Ceppt. L’estratto è stato necessario in quanto la cannella contiene anche sostanze nocive per il fegato, per cui è stato importante sviluppare un tecnica con cui estrarre la sostanza attiva separandola dalle sostanze tossiche.
I primi test, condotti su modelli cellulari in laboratorio, hanno dato risultati positivi. Sono stati compiuti su un gruppo di topi da laboratorio, geneticamente modificati per sviluppare una forma particolarmente pericolosa di Alzheimer. Per quattro mesi, i roditori hanno ricevuto, in aggiunta alla dieta standard, una soluzione di acqua e Ceppt. Il risultato finale ha confermato i benefici dell’estratto, che ha rallentato la progressione della demenza ed aumentato la longevità degli animali, mettendola a pari con quella dei colleghi sani. Da un punto di vista tecnico, i ricercatori spiegano che la cannella abbia colpito l’Alzheimer nel suo punto focale, impedendo la formazione degli aggregati della proteina beta amiloide e dei grovigli neurofibrillari.
La malattia, prevalentemente senile e descritta per la prima volta nel 1906 dallo psichiatra tedesco Alois Alzheimer, viene definita il “funerale perenne” in quanto degenerativa e a decorso impietosamente progressivo Deteriorandosi le cellule cerebrali, porta alla perdita progressiva delle capacità cognitive, all’incapacità di acquisire nuovi ricordi fino all’annullamento di tutti i muscoli. Con l’avanzare della malattia, i sintomi includono anche sbalzi di umore, aggressività, difficoltà nel linguaggio e disfunzioni sensoriali. Gli impatti ricadono soprattutto sui familiari dei malati, spesso soggetti a periodi di forte depressione.
Attualmente nessun trattamento per ritardare o arrestare la progressione della malattia è ancora disponibile. Tra le persone colpite, ricordiamo l’ex presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan.
Secondo Lancet, il costo economico per la cura dei pazienti affetti da demenza a livello mondiale è di circa 600 miliardi di dollari all’anno, con un trend di crescita che lo porterà nel 2030 ad aumentare dell’85%.

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