E’ morta la piccola Elena, dimenticata in auto dal padre



TERAMO – C’è sconcerto in tutta Italia per la scomparsa di Elena Petrizzi, la bambina di Teramo di 22 mesi dimenticata in auto dal padre nel parcheggio della facoltà di Veterinaria dell’università di Teramo in viale Crispi, in una zona semiperiferica. Una vicenda assurda e tormentata, resa più drammatica dal rincorrersi delle notizie sulla salute della piccola. In una prima fase era stata dichiarata addirittura “fuori pericolo”. Così non è stato, tanto che era stata portata in elicottero prima all’ospedale di Torrette di Ancona, per poi essere trasferita d’urgenza al vicino ospedale pediatrico “Salesi” di Ancona. Qui, con il passare delle ore, la situazione sembrava migliorare, tanto che i giornali avevano dato la notizia del ritorno alla normalità delle funzioni respiratorie e cardiache della bambina. Venerdì, invece, il tracollo, con una delicata operazione al cervello per ridurre un edema cerebrale, cui ha fatto seguito un’insufficienza renale.
Secondo le procedure del caso la bambina è stata sottoposta a tre elettroencefalogrammi, per osservare l’assenza di attività elettrica del cervello.
Il padre, Lucio Petrizzi, 45 anni, docente di chirurgia proprio in quella facoltà di Veterinaria a Teramo dove la piccola ha trovato la morte, verrà accusato ora di omicidio colposo rispetto all’abbandono di minore e lesioni colpose.
Ma la madre, Chiara Sciarrini, all’ultimo mese di gravidanza, continua a difendere senza alcuna incertezza il marito, anche in questo momento difficilissimo: “Elena lo adorava, era un padre esemplare, non accuserò mai Lucio – ha dichiarato a SkyTg24. “Quello che è successo a Lucio può capitare a ognuno di noi, perché non ci si ferma mai e lui non si fermava perché si preoccupava di me, della mia gravidanza e della piccola Elena – ha sottolineato. “Voglio dare al mondo intero l’amore del mio compagno verso la figlia, padre esemplare. Tutto doveva essere perfetto e io non mi dovevo preoccupare. Lui doveva accompagnare Elena all’asilo e io rimanere a casa a riposare e intanto intorno a tutto questo c’era da pensare al lavoro, alle responsabilità, alla casa appena costruita…”.
L’uomo avrebbe raccontato di essere convinto di avere lasciato la figlia all’asilo nido, come tutte le altre mattine. La bimba è stata notata, ormai esanime, dallo stesso padre dopo oltre cinque ore, intorno alle 13, quando è uscito per andare a pranzo. L’ha presa e portata in un ufficio per cercare di rianimarla, mentre alcuni colleghi telefonavano al “118”.
Una vicenda drammatica che accende interrogativi generali sui modelli e soprattutto sui ritmi di vita ormai logoranti. Non è la prima volta che un minore viene abbandonato in macchina per dimenticanza.

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