Medico molisano fonda il Movimento di liberazione laburista



ROMA – Fondato da un medico molisano di Montaquila (Isernia), Francesco Rossi Paolozzi, primario neurologo, già consigliere regionale, il Mo-li-lab (Movimento di Liberazione Laburista) è un nuovo movimento politico che intende avvicinare la politica alla filosofia e viceversa, attraverso “un processo politico di catarsi e di palingenesi”. L’obiettivo è l’affermazione di una nuova etica fondata sulla dignità dell’uomo, come sentimento di rispetto che l’uomo deve a sé stesso e agli altri.
“Le idee socialmente condivise devono produrre una dignità dell’uomo come certezza esistenziale di poter condurre una vita alla pari con gli altri quindi pari opportunità, e non l’uguaglianza diffusa dalle ideologie di ispirazione marxista o disuguaglianze manifestate da ideologie naziste o fasciste e comunque totalitarie anche in nome di assurde differenziazioni razziali – spiega il dottor Rossi. “L’uomo è un essere unico irripetibile nella sua natura, ma ogni umano è diverso dall’altro per motivi genetici, ambientali, educativi, ecc. Questa diversità deve essere ricondotta all’unità attraverso la dignità garantita dal vincolo sociale che deve permettere però all’uomo di essere artefice della propria fortuna. Vincolo – prosegue Rossi – che trova il suo fondamento nel lungo percorso della filosofia politica e morale, le cui elaborazioni teoriche diventeranno principi di tutela e di riconoscimento della dignità personale in tutte le costituzioni dell’Europa moderna.
– Dottor Rossi, c’era davvero bisogno di un nuovo partito?
“Il nostro non è un partito, ma un movimento che mette al centro del proprio impegno la dignità umana che si esplica innanzitutto tramite il lavoro. Noi siamo per la piena occupazione di ogni cittadino, da qui la scelta del nome del Movimento di Liberazione Laborista, che fonda il proprio movimento sul concetto di lavoro (“labor”) per tutti. Solo attraverso questa garanzia è possibile in età giovanile e adulta garantire la dignità”.
– Perché questo rifiuto dell’etichetta “partito”?
“I partiti politici nel secondo dopoguerra hanno svolto un rilevante ruolo di democratizzazione del nostro popolo e hanno evitato gravi tensioni sociali. Però hanno generato incrostazioni nella società civile, tali da aver causato corruzione (tangentopoli), la professione a vita del politico, il proliferare di enti inutili, la disgregazione della società. Fino alla violenza. Hanno preteso un finanziamento pubblico per la loro attività, che hanno continuato a percepire anche contro la volontà della maggioranza del popolo italiano, cambiando dicitura al finanziamento. Inoltre hanno valorizzato il metodo dell’aggressività e la tacita coesistenza con la malavita.
– Insomma, intendete inserirvi nella crisi morale del nostro Paese?
“La società italiana attuale ha poco in comune con quella dei padri della nostra Costituzione. Allora si usciva tragicamente da un sistema autoritario e sperimentava il peso della responsabilità delle scelte libere di una democrazia moderna. Oggi il cittadino manifesta un timore quasi inconscio quando difende una Carta nata con la caratteristica della rigidità nella struttura, anche se tuttora valida. Ma l’Italia di oggi è plurietnica, pluriculturale e multirazziale. E’ una società che pare dividersi perfino sulle ragioni dell’appartenenza ad uno stesso Stato, in cui si risvegliano in maniera anomala i germi dei vecchi Stati pre-unitari. Ecco perché un nuovo progetto politico deve riaffermare i principi caratteristici del cittadino italiano, ma deve tenere aperta intorno ad essi un’area di confronto con le identità esterne alla Nazione per l’identificazione di una ragione di Stato a cui tutti devono ispirarsi”.
– Ponete il lavoro al centro dell’azione politica…
“Soltanto il lavoro può dare la dignità a vivere in una società moderna. La disoccupazione disgrega la personalità e rende succube del potere e/o della criminalità”.
– Ma quali sono le vostre proposte concrete?
“Una rimodulazione degli ammortizzatori sociali riferiti al concetto di lavoro per tutti. Una società, per essere unita, ha bisogno di una giustizia distributiva. E noi proponiamo il concetto del vincolo sociale: ogni cittadino si deve far carico dei problemi di tutta la comunità. No quindi al liberalismo estremo, ma sì ad una società che adotta un liberalismo etico, con al primo posto nella scala dei valori la dignità dell’individuo. Quindi dare a tutti la possibilità di vita libera dai bisogni essenziali. Limitando i consumi, riducendo lo spreco, il recupero del superfluo può essere lo strumento per ridistribuire il reddito come vincolo sociale.
– Perché rifarsi al laburismo inglese?
“La scelta di fondare il movimento laborista in Italia nasce anche da una constatazione storica: il laburismo inglese non è mai stato condizionato dal marxismo, dal comunismo, dal fascismo, dal nazismo. Non è mai sceso a compromessi con le ideologie interpretate da questi partiti e si è sempre dimostrato un partito democratico, tra l’altro in uno stato monarchico. Noi rigettiamo con forza tutte le presenze ideologiche totalitarie del novecento, che hanno seminato guerre, terrore, stragi, olocausti, resi schiavi milioni di uomini, che ancora oggi risentono delle false illusioni propagandate dalle predette ideologie”.
– Quali sono, allora, le vostre ispirazioni?
“Il cristianesimo e le sue dottrine sociali (“Rerum novarum”, ecc…), il pensiero di Jacques Maritain, la non violenza di Gandhi, il nostro Risorgimento e alcuni suoi esponenti (ad esempio, Mazzini), il pensiero filosofico di inizio Novecento di Benedetto Croce, alcuni statisti del dopoguerra (W. Churchil, A. De Gasperi, De Gaulle) e la critica razionale di tutti gli eventi politici e sociali della seconda metà del Novecento”.
– Avete un progetto di quadro istituzionale?
“Vediamo di buon occhio quello francese, con lievi modifiche adattate alla situazione italiana. In sostanza: repubblica presidenziale alla francese, con gli stessi poteri del presidente francese e la stessa durata del mandato; Camera dei deputati con potere di legiferare in modo definitivo, ossia senza l’approvazione del Senato; Senato delle Regioni che nomina i commissari di governo come presidenti dei Comitati di controllo e i prefetti delle Province come vice commissari; ricostituzione dei Comitati di controllo sugli atti di Comuni, Province, Regioni ed altri enti locali. Da quando sono stati aboliti i Comitati di controllo, infatti, la corruzione è dilagata. Riteniamo poi che nessuna carica politica possa essere espletata per più di due volte nella propria vita. Non è possibile, come è successo finora, che soggetti politici abbiano svolto attività parlamentare a vita”.
– E il federalismo?
“Siamo favorevoli, ma gestito nell’ambito delle Macro-Regioni e a condizione che questo venga controbilanciato da un controllo centrale poi riunificato in un potere unico”.
– Un altro tema attuale è quello dell’immigrazione: voi come vi ponete di fronte a tale questione universale?
“L’immigrazione così come è regolamentata oggi è improponibile ed ingestibile. L’Italia con le sue decine di migliaia di chilometri di coste è indifendibile dall’assalto dei trafficanti dei mari e di milioni di uomini pronti a raggiungere a qualsiasi costo mondi migliori o ritenuti tali. L’immigrazione deve essere programmata, ossia in primis, insieme all’Europa, studiare programmi di aiuti ai migranti nei loro Paesi di origine e secondariamente regolamentare con umanità lo sbarco, prevedendo l’immediato reimbarco di coloro che sbarcano sulle nostre coste abusivamente. Nel contempo stabilire un’immigrazione programmata accettando tramite le Ambasciate l’espatrio solo di cittadini con qualifica, assecondare solo le richieste con posto di lavoro assicurato al momento dell’arrivo. Un punteggio positivo a chi entra nella nostra nazione deve essere attribuito alla conoscenza della lingua italiana, francese o spagnola e l’appartenenza alla religione cattolica o cristiana che ne faciliti l’inserimento e l’integrazione e ne eviti lotte di religione.
– Tenete molto all’identità cattolica?
“L’Europa è cristiana, l’Italia è cattolica. Sono due affermazioni lapalissiane non bisognose di dimostrazione. In Europa anche i non credenti scandiscono le proprie abitudini di vita ispirandosi al cristianesimo, alla sua morale ed alle sue dottrine sociali. L’Italia è prevalentemente cattolica sempre nel concetto di libera chiesa in libero stato di cavouriana memoria. Il sostegno di Stato va quindi limitato alla chiesa cattolica e alle chiese cristiane, non è possibile estendere benefici ad altre religioni, sempre nel rispetto degli articoli 7 e 8 della Costituzione della repubblica italiana. I seguaci di altre religioni dovrebbero avere libertà di culto, ma non aspirare né a contributi né a costruzioni di propri luoghi di culto, finché non sarà rispettato il concetto di “reciprocità”.
– E i temi morali? L’aborto, la contraccezione, le applicazioni scientifiche?
“E’ necessario sempre applicare il concetto di rispetto della dignità umana”.
– L’immigrazione si lega al tema della politica estera…
“Siamo favorevoli al Patto Atlantico e alla Nato. Proponiamo di sviluppare un rapporto necessario anche con la Russia, cristiana e molto religiosa, che per motivi culturali, religiosi ed energetici può divenire un alleato utile all’Italia ed all’Europa. Inoltre, quale ombelico del Mediterraneo, l’Italia deve essere principale attrice tra Nord Africa ed Europa. Il progetto dovrebbe prevedere Palermo fulcro di tale area e la Sicilia culla di tale futura civiltà multietnica”.
– E la cultura?
“Deve iniziare da una scuola che oggi, purtroppo, è in piena confusione. Si è passati dalla scuola di Giovanni Gentile, al voto politico. S’è oscurato lo studio della religione, l’educazione civica è assente. La meritocrazia è disattesa. E’ assicurata solo la partecipazione, che non la rende “magistra vitae”, ed educa poco al confronto corretto delle idee. Bisogna riprendere nella scuola la formazione culturale, l’educazione civica, la costruzione della personalità dell’uomo anche attraverso lo studio dello spirito religioso e filosofico e lo studio critico della storia. Deve essere reintrodotto, dalle medie ed in ogni ordine di scuole superiori, insieme alle lingue straniere, lo studio del latino, lingua fondamentale per la corretta conoscenza dell’italiano e delle nostre origini. La lingua latina è il nostro orgoglio, che deve cementare l’unità nazionale attraverso la rinascita della Nazione-Patria, concetto disatteso da oltre mezzo secolo con la paura di pronunciarlo e sostituito dal termine “Paese”, tanto caro a chi desiderava rendere la nostra Nazione provincia di qualche impero costruito sul dolore e la morte civile e fisica.
La scuola pubblica e privata deve essere perfettamente equiparata, in concorrenza su chi prepara meglio e non come è oggi che la scuola pubblica non funziona e la privata non viene fatta funzionare ed è costretta ad essere di peso al sistema.
Oggi abbiamo la possibilità di formare un nuovo uomo, attraverso il concetto di dignità per tutti. “In puero homo”, nel fanciullo l’uomo, in questa nuova formazione è il futuro delle generazioni a seguire, che devono essere abituate alla morale nelle azioni di vita, tenendo sempre presente che nulla deve mai essere compiuto contro la dignità dell’uomo e del suo mondo seguendo “virtude e conoscenza”.

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