Un primo maggio 2011 nel segno dell’anomalia



ROMA – Un primo maggio anomalo quello del 2011. All’insegna del consumo, della spiritualità e delle relative polemiche. La contestata apertura dei negozi in alcune città e la contemporanea kermesse dedicata a Papa Wojtyla ha attenuato il significato, la visibilità e la forza della festa dei lavoratori.
Eppure le radici simboliche del 1° maggio sono terribilmente attuali. La festa, come momento di riflessione, ha origine in una storica decisione presa dal congresso della Seconda Internazionale nel 1889 a Parigi. Si pensa già ad una grande manifestazione internazionale per focalizzare l’attenzione sui problemi del mondo del lavoro, in particolare sui temi dei diritti e sulla riduzione per legge della giornata lavorativa a otto ore. La scelta cade sul 1 maggio per ricordare un drammatico evento di tre anni prima: il 1 maggio 1886 una grande manifestazione operaia era stata repressa nel sangue a Chicago (rivolta di Haymarket).
In realtà un’occasione di festa dei lavoratori era stata già adottata negli Usa dai Cavalieri del lavoro (“Knights of labor”, associazione fondata nel 1869), che dal 1884 promuovevano una manifestazione con cadenza annuale.
Nel 1890 a Napoli, in occasione del primo maggio, viene diffuso un volantino significativo: “Lavoratori, ricordatevi il 1 maggio di far festa. In quel giorno gli operai di tutto il mondo, coscienti dei loro diritti, lasceranno il lavoro per provare ai padroni che, malgrado la distanza e la differenza di nazionalità, di razza e di linguaggio, i proletari sono tutti concordi nel voler migliorare la propria sorte e conquistare di fronte agli oziosi il posto che è dovuto a chi lavora”. Il 1 maggio 1891, di fronte alla riuscita dell’iniziativa, la Seconda Internazionale rende permanente quella che diventa “la festa dei lavoratori”.
Nel 1894 viene adottata la data del primo maggio anche in Canada, ricordando marce di lavoratori tenute a Toronto e Ottawa nel 1872.
Scrive il senatore lucano Ettore Cicciotti nel 1903: “Il primo maggio, un giorno di riposo diventa naturalmente un giorno di festa, l’interruzione volontaria del lavoro cerca la sua corrispondenza in una festa de’ sensi; e un’accolta di gente, chiamata ad acquistare la coscienza delle proprie forze, a gioire delle prospettive dell’avvenire, naturalmente è portata a quell’esuberanza di sentimento e a quel bisogno di gioire, che è causa ed effetto al tempo stesso di una festa”.
La data si caratterizza poi per il contesto storico, dai moti del pane di fine ottocento al festeggiamento delle “otto ore” nel primo dopoguerra (regio decreto n. 692/1923), dalla cancellazione della festa nel periodo fascista (spostata al 21 aprile, Natale di Roma) alla strage siciliana di Portella della Ginestra il 1 maggio 1947, quando gli uomini del bandito Salvatore Giuliano fecero fuoco contro i lavoratori che assistevano al comizio, uccidendone undici e ferendone una cinquantina.
Dopo alterne vicende sindacali, dal 1970 Cgil, Cisl e Uil festeggiano uniti il primo maggio. Emblema della ricorrenza, dagli anni novanta, è il concertone di piazza San Giovanni in Laterano, che i sindacati organizzano annualmente e a cui partecipano numerosi cantanti e centinaia di migliaia di giovani, provenienti soprattutto dal Mezzogiorno. Quest’anno l’evento è presentato da Neri Marcorè.

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