A Campobasso un incontro sul dialogo tra Islam e occidente



CAMPOBASSO – Organizzato dal Comitato di Campobasso dell’A.N.S.I. con il patrocinio della Regione Molise, si è tenuto a Campobasso, nei giorni scorsi, il convegno ” Conoscere, comprendere, dialogare. L’Islam e l’Occidente” presso l’auditorium dell’Istituto Comprensivo “I. Petrone” gremito non solo da docenti delle scuole molisane, ma più in generale da tantissimi cittadini interessati al tema in discussione e provenienti da tutta la regione.
Dopo la presentazione della professoressa Filomena Taddeo, c’è stata la proiezione del filmato “Ti racconto l’Islam” attraverso il quale i convegnisti sono stati introdotti in maniera schematica, ma chiara ed efficace sugli eventi fondamentali del processo storico dell’Islam.
Il dottor Giuseppe Berardi è successivamente intervenuto con una relazione molto articolata che, oltre ad illustrare gli aspetti fondamentali della cultura occidentale e di quella islamica a livello religioso, culturale, giuridico ed etico, si è occupato delle difficoltà di comunicazione, ma anche delle compenetrazioni e dei rapporti tra le stesse, così come delle modalità del dialogo e dell’accoglienza soprattutto nei confronti degl’immigrati, ma anche della possibile convivenza tra Occidente di ispirazione cristiana e mondo mussulmano legato alla tradizione. Il dottor Berardi ha allargato ancora la sua analisi ai processi politici in atto in molti Paesi mussulmani, chiedendosi se si tratta solo di ribellione a regimi dittatoriali oppure anche di “emancipazione” dell’Islam dall’integralismo e dal fondamentalismo e quindi di avvio di un percorso per la costruzione di società sempre meno teocratiche e più vicine ai principi della struttura democratica. Il suo intervento si è concluso con un’analisi del ruolo dell’Italia rispetto all’immigrazione in generale ed a quella mussulmana in particolare. L’invito, infine, è stato quello alla tolleranza, come apertura mentale, ed al rispetto reciproco secondo i principi di quella laicità proveniente dall’Illuminismo che è sicuramente capace di ridurre l’integralismo religioso e di fondare l’integrazione tra civiltà.
Il professor Giovanni Spallone per motivi di salute non ha potuto tenere il suo intervento in sala sul tema “Incontro con l’altro”, ma ha fatto pervenire la sua relazione alla segreteria del convegno. In essa egli sostiene che il dialogo con l’altro presuppone sul piano della cultura in senso antropologico l’instaurazione di nuovi codici di relazioni fra i popoli ed una ri-semantizzazione di alcuni concetti lessicalizzati e dunque impigriti o assurti a pregiudizi nei confronti della cultura islamica. In tale logica molto utile appare l’esigenza di focalizzare il discorso sulle categorie che implicano il posizionamento sul dualismo NOI/GLI ALTRI per passare da uno schema bipolare che suppone, sul piano identitario, un polo positivo (NOI) e un piano negativo (GLI ALTRI) ad un altro in cui si determinano nuovi parametri in grado di enunciare i tratti peculiari del NOI. In tal modo l’altro non sarà più discriminato pregiudizialmente come “barbaro”, ma verrà riconosciuto con tutti gli apporti dati alla civiltà, perché la verità ed i valori assoluti non corrispondono necessariamente e sempre a quelli “nostri”.Il prof. Leo Leone si è occupato del dialogo interculturale, sostenendo che esso è possibile solo se i seguaci delle diverse religioni riescono ad uscire da integralismi e tradizionalismi che nella storia hanno sempre creato odi e divisioni. Ha detto che ciò accade nell’Islam con le lapidazioni degli apostati, ma è avvenuto anche nel Cristianesimo con l’Inquisizione. Ha aggiunto che la recente vicenda di Arrigoni testimonia ancora una volta le difficoltà immense nel dialogo e nel processo di pace in Medioriente. Il professore ha anche sottolineato come la capacità di accoglienza per l’immigrato sia diminuita e segni il passo in Italia, ma anche in Europa. Il nostro impegno dev’essere allora quello di potenziare il processo educativo delle giovani generazioni verso la capacità di comprensione e di dialogo, ma anche nella direzione di una legislazione adeguata in tal senso. Infine il relatore ha precisato che in ognuno l’atteggiamento etico del rispetto per l’altro deve necessariamente precedere qualsiasi tipo di normativa.
Il dottor Gennaro Barone ha chiarito come meglio non si poteva che il dialogo tra persone appartenenti a civiltà diverse, prima che sul piano formale e culturale, deve avvenire nel rapporto umano. A questo livello egli ha detto che i dottori impegnati in organizzazioni quali Medici Senza Frontiere, Emergency o S.O.S. Molise, come in tante altre, operano sul piano delle relazioni umane per spingere tutti verso un rapporto di collaborazione capace di costruire il bene comune. Il dott. Barone ha messo in risalto che si tratta di associazioni indipendenti, neutrali, trasparenti ed imparziali nelle quali tutti lavorano gratuitamente seguendo la medesima deontologia professionale funzionale al bene dell’uomo. Parlando degl’interventi nel mondo sul piano assistenziale ha evidenziato come il riconoscimento più grande di tale azione umanitaria sia venuto dal Premio Nobel del 1999 attribuito a Medici senza Frontiere.
Nel dibattito sono intervenuti i docenti Paolo Cimini, Francesco Novelli e Maria Antonella Perrotta, i quali hanno rispettivamente parlato delle iniziative di accoglienza del “Comitato 1° marzo” , del dialogo e della solidarietà fra diverse esperienze e culture e della necessità per l’Italia di dotarsi di strumenti legislativi per l’integrazione degl’immigrati. Lo psicoterapeuta Felice Coccaro si è occupato della necessità, nel processo di integrazione sociale, di eliminare il pregiudizio sull’altro che, frutto di stereotipi, genera sempre discriminazione.
Il professor Umberto Berardo, che ha coordinato le attività, ha tratto le conclusioni fondamentali emerse nel corso dei lavori.
Ha posto in evidenza come nel convegno ci si è occupati prevalentemente del rapporto tra Occidente e mondo islamico, ma le forme di pensiero e di strutturazione delle modalità esistenziali a livello storico e geografico evidentemente non sono riducibili solo a quelle esaminate e dunque impegnano ulteriormente la ricerca culturale ed il confronto.
Le relazioni introduttive ed il vivace dibattito del convegno hanno testimoniato con chiarezza che il tema del dialogo interreligioso ed interculturale pone evidentemente problemi di una diversità ed articolazione tale che hanno bisogno di un impegno forte per la loro soluzione su diversi piani.
La prima disponibilità, come hanno sottolineato in tanti, è quella di essere informati sull’altro non mediante una conoscenza empirica e superficiale, come spesso accade, ma attraverso una ricerca culturale seria e scientificamente fondata.
Intanto è difficile negare oggi la tensione continua soprattutto tra mondo occidentale ed islamico, spesso suscitata in entrambe le parti da soggetti che per diversi motivi alimentano il cosiddetto scontro di civiltà.
C’è poi da evitare l’atteggiamento da imperialismo e colonialismo economico e culturale tipico di tante civiltà che nella storia con il loro razzismo hanno addirittura seminato il mondo di morti per sterminio, provocando così veri e propri genocidi. Ancora oggi nella globalizzazione molti intravvedono il veleno di forme di colonizzazione che certo non aiutano il metodo dialogico tra i popoli né la valorizzazione delle diversità da utilizzare come fonti di arricchimento comune.
L’intreccio, il confronto ed il tentativo di sintesi tra mondi che basano l’esistenza su valori comuni, ma spesso anche molto diversi, impone evidentemente in tutti un atteggiamento che, prima del dialogo, deve costituirsi sulla conoscenza e sulla comprensione degli elementi che fondano l’antropologia dell’altro.
Questo non significa naturalmente condivisione necessaria di idee e valori altrui, ma presuppone anzitutto il rispetto reciproco ed un dialogo capace di costruire nel mondo più allargato punti d’incontro per realizzare quella società multiculturale non solo all’interno degli Stati, ma anche sul piano internazionale. L’arricchimento dei punti di contatto tra le popolazioni, che si sta verificando ad esempio con i nuovi processi di migrazioni, può sicuramente dare un contributo importante nelle modifiche delle dinamiche sociali e culturali che in molti Stati ed in tante realtà territoriali purtroppo segnano ancora pesantemente il passo. Per questo si deve uscire da ogni tipo di fondamentalismo e di divisione manichea tra civiltà con la capacità in tutti ed in ognuno di stimolare in se stessi e negli altri uno spirito critico profondo in grado di mettere in discussione elementi teologici, filosofici, ideologici ed etici dati per definitivamente acquisiti. Sarà la maniera per costruire una società tollerante ed inclusiva nella quale i principi fondanti derivino dall’accettazione dei valori positivi presenti nelle diverse civiltà.
Il secondo aspetto del confronto interculturale richiede evidentemente una metodologia per così dire dialettica che preveda necessariamente la parità nel raffronto.
Non facile ancora è la modalità per stabilire sintesi perché questo attiene ai sistemi legislativi e politici che, si è sostenuto da più parti nel corso dei lavori, non sono ancora preparati in merito. Forse il punto di partenza dovrebbe essere la ricerca condivisa di una democrazia partecipata e di una dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e del cittadino, sulle quali purtroppo manca ancora un formale riconoscimento da parte di tutti gli Stati ed i popoli. È chiaro che tali elementi fondamentali della convivenza universale debbano essere definiti sul concetto di reciprocità che tuttavia non è di facile attuazione sia in via di principio che sul piano giuridico del diritto. Anche in tale direzione l’impegno personale di ognuno sul piano sociale e politico sarà di enorme importanza.
In un processo dialogico, come quello analizzato nel convegno, si è sostenuto a più voci che la scuola deve avere un ruolo fondamentale, perché la formazione di menti libere ed aperte sicuramente aiuta la costruzione di un pensiero critico, che, lontano da fanatismi, è capace di dialogo e di sintesi tra posizioni diverse.
L’auspicio naturalmente è che il lavoro del convegno “Conoscere, comprendere, dialogare L’Islam e l’Occidente” aiuti tutti a maturare la mentalità aperta di cui in esso si è parlato e stimoli nuove iniziative in tale direzione nel Molise, ma più in generale nel mondo.

(U.B.)

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