OMAGGI/ Nilla Pizzi, emblema di italianità



OMAGGI/ Nilla Pizzi, emblema di italianità

ROMA – Nell’Italia in cui la sinistra sfila con il tricolore e sulle note di “Va pensiero” (ma non era retorica patriottica?), la scomparsa di Nilla Pizzi, vera e propria istituzione del belcanto e della canzone “all’italiana”, invita a riflettere e a liberare, casomai sulle ali di una colomba, l’ultimo doveroso omaggio ad una grande donna, oltre che ad una vera artista.
La Pizzi ha rappresentato non solo un riferimento musicale per almeno un paio di generazioni di italiani, “uniti” dalla straordinaria voce dell’artista emiliana al pari di un allungo di Bartali al Tour o delle gesta della nazionale italiana. Ma soprattutto la raffinata interprete ha incarnato l’emblema della passione nostrana, esportata in tutto il mondo.
In fondo anche la sua vita, tra amori proibiti, un impegno politico “controcorrente” (persino la ghettizzazione da parte del fascismo), la capacità di mettersi in gioco, il gusto emiliano dell’ironia, l’intuizione dell’internazionalismo, la versatilità nell’adattarsi con bravura allo swing americano o ai ritmi latini (fino all’incisione di “Grazie dei fior” in chiave rap nel 2001), simboleggia appieno il costume del Belpaese, tra impulsi plateali e ipocrisie bacchettone. Tradizione che trova il palcoscenico ideale a Sanremo, che Nilla Pizzi ha onorato sin dal primo festival del 1951, da lei non solo vinto con quel “Grazie dei fior” rimasto scolpito nella storia, ma persino monopolizzato con il secondo posto (grazie a “Luna si veste d’argento”, cantata insieme ad Achille Togliani) e, l’anno dopo, conquistando l’intero podio grazie a classici del calibro di “Vola colomba”, l’attualissima “Papaveri e papere” e “Una donna prega”. Fino all’ultima apparizione, lo scorso anno: mente non più lucidissima, ma voce longeva, da far invidia all’intero parterre di urlatrici. In mezzo persino una presentazione del Festival, nel 1981.
Tra i suoi trionfi mondiali, il brano “L’edera” rimane tuttora un lento moderno e gradevole, non a caso spesso interpretato persino dai ragazzi di “Amici”. Segno dell’immortalità di questa artista che rientra nel patrimonio culturale italiano. Cui il presidente Ciampi, giustamente, assegnò la nomina a Grande Ufficiale della Repubblica.

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