Ai terremotati molisani 27mila euro a testa



BONEFRO (CAMPOBASSO) – Ai terremotati molisani sono andati mediamente 27mila euro a testa. La spesa più alta nella storia delle emergenze. Parola di Antonello Caporale, giornalista di “Repubblica”, che nei giorni scorso ha presentato nel villaggio provvisorio di Bonefro, davanti alla gente dell’area del cratere, il suo libro “Terremoti Spa”. Il volume, che spazia dal terremoto del 23 novembre 1980 che sconvolse l’Irpinia (tremila morti, novemila feriti e 300mila sfollati) fino a quello dell’Aquila del 2009, tocca anche il Molise, investito dal terremoto del 2002, noto come quello di San Giuliano.
La presentazione del libro porta la firma del parroco di Bonefro, don Antonio Di Lalla, direttore del mensile “La Fonte” insieme al gruppo dei Cristiano Sociali del Molise.
Il giornalista, nato a Palomonte, in provincia di Salerno, nel 1961, ha vissuto in prima persona il terremoto del 1980, quello che colpì Campania e Basilicata. “Quell’esperienza, la distruzione e la morte, poi la ricostruzione e lo spreco che ne seguì (agli italiani la vicenda è nota come Irpiniagate), hanno segnato i miei primi passi da adulto – racconta. “A Repubblica ho messo infatti piedi la prima volta, era il 1985, come cittadino denunciante”.
Laureato in giurisprudenza a Salerno proprio con una tesi sui limiti e le incongruenze della legislazione d’emergenza per le aree terremotate, assunto a Repubblica nel giugno 1989, Caporale conosce quindi bene la materia.
Così ha “vissuto” anche il terremoto del Molise, leggendo le carte e compiendo un’approfondita inchiesta soprattutto sul lato economico. Ecco quindi che fa emergere una domanda dominante e sconvolgente: a fronte di quasi un miliardo di euro, piovuti sul Molise, perché tanti cittadini vivono ancora nei prefabbricati e la ricostruzione è ferma al 30% delle sole abitazioni principali?”. Proprio Bonefro diventa simbolo di questi ritardi, vivendo ancora i problemi connessi alla mancata ricostruzione. “Eppure il Molise fino ad ora ha ricevuto la bellezza di 27 mila euro a cittadino per il sisma, soldi con ogni probabilità spesi male e soprattutto dove non dovevano essere spesi – sottolinea Caporale, che nel libro documenta, con il supporto di dati e statistiche, come proprio il Molise abbia beneficiato di una spesa pro capite superiore a quelle di tutte le altre regioni colpite da un sisma. “Quando ci sono troppi soldi, la macchina dello spreco e delle clientele è sempre pronta, in prima fila, a metterci le mani sopra – continua Caporale. Caporale ha esortato le popolazioni del Molise a chiedere il rispetto dei propri diritti senza paura, senza senso di sottomissione al potere. “Rivendicare un diritto, sacrosanto, come quello della ricostruzione della propria abitazione, non è contrapposizione al potere, ma rispetto delle regole democratiche – evidenzia Caporale. “Il potente è potente, perché noi lo rendiamo tale – insiste, ed ancora citando Salvemini “La democrazia è come un fanciullino, va aiutato a crescere”.
A lui ha fatto eco lo stesso parroco di Bonefro, don Antonio Di Lalla, che ha ricordato come la zona terremotata è stata “allargata a 83 comuni, a tutta la Provincia di Campobasso, con sperpero di soldi pubblici oltre l’umana comprensione, e non è più possibile mantenere le persone in questo stato”.
“Ma ad oggi, con una ricostruzione ferma al 30% ed un decreto “Milleproroghe” che demanda alle regioni le tasse locali per finanziare la ricostruzione, la domanda sorge spontanea – dice Giulia D’Ambrosio, componente della direzione nazionale dei Cristiano Sociali. “Quando avranno le loro case i terremotati? Quando il Molise che si appresta ad affrontare la riforma federale, comprenderà che la politica è un mezzo e non un privilegio?”.

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