Mostre: Roma omaggia Michelangelo Pistoletto



ROMA – “Michelangelo Pistoletto ha costantemente messo in discussione e ampliato il ruolo dello spettatore nell’arte dal 1950 attraverso la pittura, la scultura e performance. La sua posizione attuale come figura ispiratrice tra i giovani artisti è la testimonianza della vitalità innovativa che caratterizza tutto il suo lavoro, dai primi dipinti alla sua influenza sulle attuali pratiche artistiche partecipative”. E’ quanto si legge nel catalogo che illustra la mostra delle opere di Pistoletto, al Maxxi di Roma fino al 15 agosto.
“Michelangelo Pistoletto: da Uno a Molti, 1956-1974” è il titolo dell’evento con oltre 100 lavori provenienti da collezioni pubbliche e private italiane e americane. La mostra racconta uno tra gli artisti italiani viventi più rilevanti a livello internazionale, tra i fondatori dell’arte povera e figura di riferimento per le giovani generazioni, considerato negli Stati Uniti un anticipatore delle pratiche artistiche di partecipazione.
L’esposizione romana affronta il percorso artistico del maestro, da una rigorosa indagine sulla rappresentazione di se stesso fino allo sviluppo delle collaborazioni creative che caratterizzano anche la sua attuale ricerca.
Le opere sono allestite in tre gruppi principali. “I Quadri specchianti” e i “Plexiglass” sono esposti insieme rispettando il raggruppamento concettuale pensato in origine dall’artista. Gli “Oggetti in meno”, gli “Stracci” e le opere della serie “Luci e riflessi”, sono disposti insieme in un unico ambiente. Uno spazio a parte è riservato alle Azioni e Performance degli artisti del gruppo teatrale “Lo Zoo” e ospita oggetti di scena legati alle performance, documentazioni fotografiche e video.
Tutte queste opere contribuiscono a raccontare il lavoro di Pistoletto nel contesto delle trasformazioni che nel dopoguerra hanno investito l’Italia, l’Europa occidentale e il Nord America, esplorando le relazioni del suo lavoro con la Pop Art, il Minimalismo e il Concettuale, e in particolare, sottolineando l’aspetto collaborativo della sua opera che ha caratterizzato la sua ricerca dalla metà degli anni Cinquanta.
Affianca la mostra, l’esposizione “Cittadellarte”, focus sull’omonimo laboratorio creativo fondato Pistoletto a Biella nel 1998, dove l’arte ancor di più si fa rete, in diretta interazione con la società.
Michelangelo Pistoletto, biellese, 78 anni, ha iniziato ad esporre nel 1955. Nel 1960 ha tenuto la sua prima personale alla Galleria Galatea di Torino. La sua prima produzione pittorica è caratterizzata da una ricerca sull’autoritratto. Nel biennio 1961-1962 è approdato alla realizzazione dei “Quadri specchianti”, che includono direttamente nell’opera la presenza dello spettatore, la dimensione reale del tempo e riaprono inoltre la prospettiva, rovesciando quella rinascimentale chiusa dalle avanguardie del XX secolo. Con questi lavori Pistoletto ha raggiunto in breve riconoscimento e successo internazionali, che lo hanno portato a realizzare, già nel corso degli anni Sessanta, mostre personali in prestigiose gallerie e musei in Europa e negli Stati Uniti. I “Quadri specchianti” costituiranno la base della sua successiva produzione artistica e riflessione teorica.
Tra il 1965 e il 1966 ha prodotto un insieme di lavori intitolati “Oggetti in meno”, considerati basilari per la nascita dell’Arte Povera, movimento artistico di cui Pistoletto è animatore e protagonista. A partire dal 1967 ha realizzato, fuori dai tradizionali spazi espositivi, azioni che hanno rappresentato le prime manifestazioni di quella “collaborazione creativa” che Pistoletto svilupperà nel corso dei decenni successivi, mettendo in relazione artisti provenienti da diverse discipline e settori sempre più ampi della società.
Tra il 1975 e il 1976 ha realizzato a Torino un ciclo di dodici mostre consecutive nella stessa galleria, “Le Stanze”, il primo di una serie di complessi lavori articolati nell’arco di un anno, chiamati “continenti di tempo”, come Anno Bianco (1989) e Tartaruga Felice (1992). Nel 1978 ha tenuto una mostra nel corso della quale ha presentato due fondamentali direzioni della sua futura ricerca e produzione artistica: “Divisione e moltiplicazione dello specchio” e “L’arte assume la religione”.
All’inizio degli anni Ottanta ha realizzato una serie di sculture in poliuretano rigido, tradotte in marmo per la mostra personale del 1984 al Forte di Belvedere di Firenze. Dal 1985 al 1989 ha creato la serie di volumi “scuri” denominata “Arte dello squallore”.
Nel corso degli anni Novanta, con Progetto Arte e con la creazione a Biella di Cittadellarte-Fondazione Pistoletto e dell’Università delle Idee, ha messo l’arte in relazione attiva con i diversi ambiti del tessuto sociale al fine di ispirare e produrre una trasformazione responsabile della società.
Nel 2003 è stato insignito del Leone d’Oro alla Carriera alla Biennale di Venezia. Nel 2004 l’Università di Torino gli ha conferito la laurea honoris causa in Scienze politiche. In tale occasione l’artista ha annunciato quella che costituisce la fase più recente del suo lavoro, denominata “Terzo Paradiso”. Nel 2007 ha ricevuto a Gerusalemme il Wolf Foundation Prize in Arts, “per la sua carriera costantemente creativa come artista, educatore e attivatore, la cui instancabile intelligenza ha dato origine a forme d’arte premonitrici che contribuiscono ad una nuova comprensione del mondo”. È nominato direttore artistico di “Evento 2011” a Bordeaux.

<div class="

Precedente TEMI/ Fenomenologia del mondo degli anziani Successivo Roma, mostra sulla sostenibilità di Gabriella Di Trani al Pigneto