Romano: le linee programmatiche del ministero delle Politiche agricole



ROMA – Compie una doverosa e “autoincoraggiante” premessa il ministro delle Politiche agricole Saverio Romano, nel corso dell’illustrazione, in commissione Agricoltura della Camera e del Senato, delle linee programmatiche del dicastero di via XX Settembre. “L’orizzonte politico delineatosi consente di prevedere la conclusione naturale della legislatura, ragione per cui le iniziative che intendo assumere hanno la concreta possibilità di essere portate a buon fine”.
Poi schematizza i cinque i punti su cui verterà la politica del sua dicastero: qualità, tutela, promozione, certezza e competitività. Senza trascurare, però, la discussione sulla nuova Politica agricola comune.
LA PAC – “Un primo punto di dibattito sulla Pac sarà di ottenere il mantenimento dell’ammontare globale della spesa agricola, anche se ciò non sarà di facile conseguimento – premette il ministro. “Un secondo punto verterà sulla negoziazione del sistema di ripartizione delle risorse finanziarie tra Stati membri, tenendo sì conto delle pretese dei paesi nuovi entrati nell’Unione, ma mantenendo un’adeguata distribuzione a Paesi che, come il nostro, al di là della superficie coltivata, basano le loro politiche sulla tradizione, sulla qualità, sulla pienezza di tutela, sulla occupazione e sul rispetto delle regole che la caratterizzano”.
Occorrerà, secondo Romano, “porre la giusta attenzione ai parametri della produzione lorda vendibile, ovvero al valore aggiunto al settore agricolo per misurare la performance dell’imprenditore agricolo ai fini della corresponsione delle quote di finanziamento”. Spiega il ministro: “Perché sono convinto che in un contesto in cui le risorse disponibili non aumentano ovvero aumenta il numero di coloro che ne sono i destinatari solo questi parametri possono consentire di mantenere e anche incrementare le nostre produzioni”.
MULTIFUNZIONALITA’ E SOSTENIBILITA’ – “Concordo pienamente sul concetto di multifunzionalità dell’agricoltura – sottolinea Romano, riferendosi alla considerazione riservata dalle nuove proposte agli aspetti ambientali. Del resto lo stesso ministro aveva parlato al Vinitaly di “agri-cultura”.
“Ritengo che una agricoltura moderna – insiste il ministro – sappia e possa farsi carico delle esigenze di rispetto e di tutela ambientale e anzi risponda pienamente al principio di autoresponsabilità dell’uomo moderno. Riguardo al rapporto uomo-ambiente, il titolare del dicastero agricolo ribadisce l’esigenza di “compatibilità” e di supporto ad una politica di tutela dell’ecosistema e dell’ambiente. “Il fine della agricoltura nazionale è di garantire anche per le future generazioni – delinea il ministro – la qualità, la quantità e la sicurezza di ciò che, prodotto dalla nostra terra, è destinato alla alimentazione nostra e dei nostri figli, oltre che a tenere alto il nome del comparto nazionale a livello mondiale in un contesto di valorizzazione e rafforzamento delle aziende agricole e di produzione ad alto contenuto qualitativo con una filiera sempre più corta”.
LA DIFESA DEL CONSUMATORE – Secondo il ministro, il consumatore si trova in posizione di disuguaglianza, “di scambi senza accordo”, citando un famoso giurista, di “disumanizzazione del contratto”. Nei contratti di massa e meccanici, evidenzia Romano, non vi è conoscenza né rapporto tra acquirente e vero produttore: vi è un facere, il prodotto, il processo produttivo, e un dicere, che colma la cosiddetta asimmetria informativa, che sconta il consumatore.
Il titolare del dicastero dell’Agricoltura rilancia la vendita diretta quale “momento topico del vero incontro tra le persone fisiche del produttore e del consumatore”, sottolineando come tutte le azioni che potranno concorrere a tale evento troveranno il suo convinto sostegno. “Tra questi guardo con attenzione anche alle vendite dirette o cosiddetti farmers markets, di gran moda in America ma anche in alcune nostre realtà nazionali, in quanto in tali casi il rapporto di sicurezza deriva dalla diretta conoscenza tra il consumatore e il produttore – ribadisce. E incalza: “Il mercato di vendita diretta consente il rapporto personale tra produttore e consumatore-acquirente; consente di essere sicuri, cioè rassicurati dalla fiducia personale che si nutre nei confronti dell’agricoltore venditore: consente di diminuire i passaggi di filiera e quindi di evitare in radice le poco commendevoli speculazioni di mercato. Mio intendimento è quindi proteggere quelle che oggi sono le parti deboli del mercato: il consumatore-cittadino e l’agricoltore-produttore”. E va sul concreto: “Darò mandato ai miei uffici di valutare, insieme alle organizzazioni di produttori, le soluzioni amministrative o eventualmente normative per stimolare con strumenti indiretti – penso a facilitazioni burocratiche, abilitative, edilizie, fiscali – lo sviluppo sul territorio nazionale dei mercati di vendita diretta”.
Un elemento peculiare in questo contesto è rappresentato dall’etichetta. “Come la pubblicità non deve essere ingannevole – rimarca il ministro. “L’etichetta deve essere informativa e non decettiva, deve avere i caratteri della leggibilità, chiarezza, esaustività. Con la legge approvata dal Parlamento nazionale nel febbraio 2011, approvata pressoché alla unanimità, si prevede che l’etichetta debba indicare altresì l’origine o provenienza della materia prima utilizzata per la produzione per il caso di prodotto trasformati. Norma simile nel 2004 fu contrastata a livello comunitario: si disse allora, da parte della Commissione, che indicare il luogo di origine o provenienza della materia prima significava indurre il consumatore a preferire prevalentemente prodotti nazionali. Come se sapere tutto fosse contrario alla concorrenza vera. Allora, la lobby contraria fu esercitata da parte dei Paesi che sono prevalentemente trasformatori – continua Romano. “Oggi il problema dei Paesi emergenti e dei loro prodotti è comune a tutti gli Stati d’Europa. Come ha detto il presidente Obama nel novembre 2008 gli americani debbono sapere ciò che arriva sulle loro tavole (dalla fattoria alla tavola)”. Quindi dà una notizia: “Stiamo provvedendo, insieme al ministero dello Sviluppo economico, a sentire le filiere interessate, prodotto per prodotto, per approvare in tempi brevi e ragionevoli i decreti attuativi previsti dalla legge quantomeno per quei prodotti trasformati e settori nei quali (i cosiddetti monoprodotti) sia chiara l’esistenza di una materia prima prevalente. Parlo del pomodoro per la passata, del latte per il formaggio, dell’oliva per l’olio, peraltro già oggetto di un regolamento comunitario, pertanto già efficace e sul quale comunque intendo ulteriormente intervenire per rendere ancora più chiara ed intellegibile la lettura dell’etichetta. Non mi limiterò a attuare la normativa nazionale, ma mi sforzerò di accompagnare il cammino dell’approvazione di normative – sull’indicazione obbligatoria in etichettatura della materia prima agricola prevalente – anche a livello europeo”.
Il politico siciliano ricorda che la normativa nazionale approvata, pur non condividendo i dubbi di legittimità comunitaria da taluno sollevati – infatti non è sostenibile che sia antieuropea una disciplina che vuole dire tutto al consumatore in tempi di contraffazione e adulterazione di prodotti non controllati, spesso provenienti da Paesi emergenti in cui la soglia di sicurezza alimentare è molto meno elevata – ha un evidente limite, appunto che è nazionale rispetto a un mercato che è globale: se non si vogliono prevedere oneri amministrativi ingiustificati e soprattutto discriminatori a carico delle sole aziende nazionali, è evidente che essa deve tradursi quanto prima in una proposta a livello comunitario, a tutela dell’invocato, da taluni, cosiddetto “principio di reciprocità”, ma in realtà per ragioni di omogeneità sul territorio comunitario degli oneri amministrativi.
LA LOTTA ALLA CONTRAFFAZIONE – La tutela del “made in Italy” è un punto che sta particolarmente a cuore alle organizzazioni di categoria. Il ministro conferma che ciò costituirà il minimo comune denominatore della sua azione ministeriale. “Il prodotto italiano agroalimentare è talmente noto e richiesto da esser diventato preda quotidiana di sofisticazioni, frodi, adulterazioni e contraffazioni e dovrà essere ulteriormente protetto attraverso il rafforzamento e la sinergizzazione degli organismi a disposizione degli apparati e, in particolar modo, integrando sempre più l’azione dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari, del Corpo Forestale dello Stato che intendo sempre più come forza di polizia a tutela dell’agroalimentare e dell’ecosistema, dei Carabinieri delle Politiche Agricole, delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera e dell’Agea, per la sua parte di competenza – spiega il ministro.
Espone un bilancio dei primi passi compiuti: ha impartito chiare direttive all’Ispettorato del controllo per la qualità e quindi agli uffici periferici, per l’irrobustimento dei controlli e della vigilanza nelle località, nelle zone e situazioni nelle quali il dato di esperienza suggerisce di intervenire con maggiore intensità. “Non tutte le zone del Paese e non tutte le regioni presentano gli stessi fenomeni, anche se a volte la contraffazione si mostra come un male globale – evidenzia Romano.
LA SICUREZZA ALIMENTARE – Adeguare la normativa nazionale a tutela dei consumatori introducendo il bene della sicurezza alimentare nel codice penale è l’annuncio del ministro sul fronte del bene giuridico “sicurezza alimentare” previsto dal regolamento comunitario 178 del 2002. L’ex esponente dell’Udc, oggi passato ai “Responsabili”, ricorda che soltanto l’Italia ha ritenuto di attuare la sicurezza alimentare a mezzo di sanzioni solo amministrative, mentre una legge del 1962, la numero 283, prevede esclusivamente contravvenzioni penali. Paesi come Inghilterra e Germania hanno recepito l’indicazione di tutelare penalmente il bene sicurezza alimentare a mezzo di norme in bianco, richiamando tout court il regolamento.
Il ministro è favorevole a dare rilievo penale nel senso di “delitto di attentato alla sicurezza alimentare” per tre ragioni: la prima è sulla base di un dato fenomenico dell’aumento di fatti inaccettabili; quindi per la necessità di adeguare il sistema al regolamento comunitario 178 del 2002; infine perché la disattenzione spinge i criminali del settore in fuga verso i Paesi meno attenti a tale tutela. In tal senso saranno strategiche anche le campagne istituzionali di comunicazione e i programmi ministeriali, ad esempio quelli che coinvolgono le scuole, in particolare per il supporto ai prodotti Dop, Igp e Stg, Bio.
LE ENERGIE RINNOVABILI – Le agro-energie vengono indicate dal ministro come “opportunità di sviluppo nel settore agroalimentare nazionale”. Ad esempio rappresentano opportunità di conferire valore ai sottoprodotti della trasformazione, ai residui delle produzioni agricole e degli allevamenti. Dal lato delle regole il passo più importante, anticipa il ministro, sarà costituito dalla redazione dei decreti attuativi, del decreto legislativo 3 marzo 2011, numero 28 recante le norme di recepimento della direttiva 2009/28 nonché del decreto legislativo di recepimento della direttiva 2009/30 in corso di pubblicazione. “In tale ambito – ricorda Romano – è stato tra l’altro previsto di disciplinare la realizzazione di impianti fotovoltaici nelle aree agricole, al fine di evitare speculazioni che possano sottrarre terreni destinati alle produzioni alimentari senza costituire una reale occasione di reddito per gli imprenditori agricoli, nonché a tutela del patrimonio paesaggistico delle realtà rurali italiane”. E’ inoltre intenzione del ministero evidenziare la necessità di rivedere alcuni parametri legati alla realizzazione degli impianti in serre al fine di garantire e controllare il mantenimento dell’attività agricola in questi ambiti. “Inoltre i provvedimenti rivestono grande importanza per la valorizzazione delle biomasse agricole e del biogas, nonché del biometano – continua Romano. “In questo settore negli ultimi anni anche le imprese agricole hanno effettuato grossi investimenti per la creazione di oltre duecento nuovi impianti già in esercizio e di altri quattrocento in corso di accreditamento. In tal modo l’agricoltura ha giocato un ruolo importante nell’incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili e potrà ulteriormente contribuire al conseguimento degli obiettivi previsti dalla direttiva”.
GLI OGM – Sugli organismi geneticamente modificati, il ministro ritiene che “si debba scindere il profilo giuridico-amministrativo da quello politico”. Per il primo occorre superare la contrapposizione che si è creata nella Conferenza Stato Regioni, in modo che si possa arrivare in sede europea ad una discussione sulle modifiche normative necessarie a valle degli adempimenti nazionali. “Ma è sul piano politico che occorre essere chiari – precisa il ministro. “La tradizione, la qualità, le garanzie dei nostri prodotti e la tutela dei nostri consumatori non possono essere piegate ai sia pur rispettabili interessi economico-finanziari di grandi gruppi industriali internazionali. La nostra è una storia di biodiversità, di sapori genuini, di produzioni e coltivazioni a forte contenuto manuale e tradizionale, ed è proprio questo che ci ha reso oggetto di plagio nel mondo. Non intendo di certo contribuire a snaturare la nostra storia, ma, al contrario, intendo rafforzarne i valori ed aumentarne i risultati positivi. La sperimentazione nel settore vada avanti e ci offra termini di stimolo positivo al dibattito politico-culturale, perché, di sicuro, vogliamo difendere la nostra cultura e le nostre colture, ma non vogliamo frenare i fermenti positivi e fecondi del progresso”.
LA PESCA – Ricordando gli oltre 8.500 metri quadrati bagnati in Italia dal mare, Romano ricorda la pesca come una delle risorse principali, assicurando al comparto “una cura costante e attenta”. La riforma avrà inizio nel secondo semestre di quest’anno sulla base delle proposte formulate dalla Commissione, ridefinendo gli obiettivi della sostenibilità ecologica, economica e sociale, garantendo il recupero degli stock e la protezione degli ambienti ed introducendo tra l’altro strumenti di gestione e conservazione delle risorse non sempre sperimentati da tutti gli stati membri.
La legge comunitaria 2009 (articolo 28), ha delegato il governo ad adottare un unico testo normativo, il riordino, il coordinamento e l’integrazione della normativa nazionale in materia di pesca e di acquacoltura anche al fine di dare completa attuazione agli obiettivi previsti dal fondo europeo per la pesca e alle azioni per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale non dichiarata e non regolamentata..
GLI ACCORDI INTERNAZIONALI – Romano ne evidenzia due: i negoziati a livello di Organizzazione Mondiale del Commercio (con l’Italia che ha interesse all’adozione di un sistema multilaterale per la tutela delle indicazioni geografiche dei prodotti agricoli) e quelli bilaterali Unione europea-Mercosur, per la piena reciprocità in tema di tracciabilità, di sicurezza e salubrità.
LA TERRA AI GIOVANI – Il ministro lo indica come un obiettivo importante in un contesto di redditività, di sostenibilità e di innovazione. “Con il ministro Tremonti abbiamo già avviato un confronto in modo da effettuare una ricognizione preventiva delle terre demaniali coltivabili che potrebbero esser affidate in gestione pluriennale ai giovani, anche costituiti in cooperative, per il loro sfruttamento e con le garanzie che una parte delle produzione sia acquistata dallo Stato – informa il ministro.
GLI ENTI VIGILATI – Il titolare del dicastero agricolo “intende valutare l’effettivo funzionamento, anche secondo criteri di efficienza ed economicità” dei tanti enti legati al ministero. Cita Agea, Agecontrol, Buonitalia, Isa, Unire e Unirelab. “Valuterò la possibilità di sciogliere qualcuno di tali enti, ritenendo raggiunto o non più raggiungibile lo scopo per il quale era stato istituito – spiega Romano.
IL PIANO PER IL SUD – Il ministro palermitano ricorda che il governo, nel Consiglio dei ministri del 13 aprile 2011, ha approvato il Documento di Economia e Finanza Pubblica che nel sostituire il Dpef, ne assorbe i contenuti e che contiene il Pnr al cui interno vi sono le azioni nazionali per il Sud. “Per la prima volta, da quando sono stati adottati tali documenti di politica e programmazione economica, l’agricoltura è entrata, a pieno titolo, a farvi parte con iniziative cui annetto particolare interesse e che riguardano l’infrastrutturazione idrica del Mezzogiorno – evidenzia il ministro. “È ben noto come l’agricoltura viva di acqua e come spesso le nostre terre al Sud ne siano carenti, ovvero come le reti esistenti non riescano ad assicurare un’addizione adeguata e sufficiente – continua. “Intendo favorire il rafforzamento di queste azioni, proprie delle competenze ministeriali, previa una ricognizione degli effettivi bisogni, sia per eliminare sprechi e malversazioni, sia per assicurare l’esercizio delle funzioni proprie dello Stato in questo settore”.
LE RISORSE ECONOMICHE – “Risorse economiche insufficienti, fabbisogni crescenti, innovazioni tecnologiche costose rappresentano un contesto con quale ci confrontiamo quotidianamente – premette Romano. “Tuttavia sono impegnato nel recuperare almeno le risorse finanziarie destinate al settore agricolo attraverso il reintegro dei fondi Fas assegnati e che sono stati utilizzati per far fronte alle varie emergenze e calamità che hanno colpito l’Italia negli ultimi anni. Si tratta di 750 milioni di euro che costituiscono la dote, se così si può dire, del nostro settore e per il recupero dei quali intendo profondere ogni sforzo”.
Il ministro ha confermato, concludendo la sua esposizione, che entro l’anno intende tenere gli Stati generali dell’agricoltura.
Se il discorso del ministro Saverio Romano trova l’apprezzamento del centrodestra. il capogruppo del Pd nella commissione agricoltura della Camera, Nicodemo Oliverio, parla di “gioco dell’oca”, dove “si ricomincia ogni volta daccapo”. L’esponente del Pd ricorda come “in neanche un anno siamo al terzo ministro dell’Agricoltura che viene in Parlamento ad esporre il proprio programma, ma la sostanza non cambia: l’agricoltura continua ad essere la cenerentola di questo governo che la considera unicamente come merce di scambio per passanti responsabili'”.
Il ministro delle Politiche agricole, forestali e alimentari, Saverio Romano, è subentrato al dicastero circa un mese fa, quando Berlusconi ha provveduto ad un mini rimpasto di governo.

(Giampiero Castellotti – Uci/FC)

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