La scomparsa di Enzo Bearzot, il benefattore del “miracolo” ’82



ROMA – Con la scomparsa di Enzo Bearzot, commissario tecnico della nazionale azzurra di calcio ai Mondiali del 1982 in Spagna, vinti a sorpresa dall’Italia, si spegne una leggenda del nostro calcio. L’ex allenatore azzurro, che aveva 83 anni, prese la guida della nazionale di calcio nel 1975 e la condivise con Fulvio Bernardini fino al 1977. Fu artefice del quarto posto ai Mondiali d’Argentina del 1978, poi in Spagna, nel 1982, arrivò al titolo iridato. Dopo il Mondiale vinto, non riuscì a qualificarsi all’Europeo, dimettendosi dopo il deludente campionato mondiale del 1986, nonostante avesse un contratto fino al 1990.
Bearzot era nato ad Aiello del Friuli il 26 settembre 1927. Dopo aver cominciato a giocare come mediano nella squadra del paese natale, nel 1946 si trasferì alla Pro Gorizia, in serie B, per poi passare in serie A nell’Inter. Quindi tre anni in B nel Catania e di nuovo in A nel Torino. In totale ha disputato 251 partite nella massima serie, con una presenza nella nazionale di calcio.
Nel 1964 ha cominciato l’apprendistato tecnico sulla panchina del Torino prima come preparatore dei portieri e poi da assistente di Nereo Rocco e di Fabbri. Nella stagione 1968-1969 è allenatore del Prato, finendo poi nel giro della nazionale.
Una delle sue immagini-simbolo riguarda l’amicizia con Sandro Pertini, con la celebre partita a carte in aereo, di ritorno dal trionfo spagnolo.
Ha il record di panchine azzurre: 104, davanti alle 97 di Vittorio Pozzo.
Nel luglio 2003 un gruppo di deputati della Casa delle Libertà ha proposto la nomina di Enzo Bearzot a senatore a vita.

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