Nuovi menù (con polemiche)  nelle mense comunali di Roma



ROMA – Dopo gli aumenti economici che hanno investito le mense scolastiche comunali a Roma, ora una nuova polemica di accende sulla qualità del cibo. Con una circolare di qualche giorno fa, la giunta ha sostituito molti alimenti biologici nelle scuole. Secondo l’accusa di Nando Bonessio (Verdi), le forniture sarebbero “di qualità inferiore nonostante gli aumenti delle rette”.
Il Campidoglio, dopo aver deciso due anni fa di abolire la cucina etnica, ora ridurrebbe il biologico per ragioni di bilancio. Sotto accusa la circolare del Dipartimento Servizi Educativi e Scolastici datata 1 dicembre 2010, dove si afferma: “In considerazione della inconsistenza di fondi di bilancio da stanziare a tale scopo (la revisione dei prezzi per le aziende catering) si è proceduto in alternativa alla sostituzione di alcune derrate come di seguito indicato: carne di coniglio con carne di suino, riso parboiled bio con riso parboiled convenzionale, pomodorini ciliegino presenti nelle delizie dell’orto con carote flangè filetti di halibut con filetti di platessa o passera, bresaola con prosciutto cotto, parmigiano reggiano bio con parmigiano reggiano convenzionale; burro bio con burro convenzionale”.
Il sindaco Alemanno è andato oltre: “Meglio i prodotti a chilometri zero che il biologico astratto – ha detto. “Rispetto a un prodotto biologico che viene dalla Sicilia o da qualche altra parte noi preferiamo un prodotto anche non biologico ma che venga dal territorio romano”.
Laura Marsilio, assessore alla Scuola del Comune di Roma, ha aggiunto: “Sono stati tolti esclusivamente alimenti risultati poco graditi dai bambini o difficili da trovare e che tali cambiamenti non intaccano la presenza di prodotti biologici nella refezione scolastica”, aggiungendo che “la sostituzione dei pomodorini ciliegino e della bresaola rispettivamente con carote flangè e prosciutto cotto, è motivata dal pericolo di soffocamento in cui incorrevano i bambini nell’ingerire tali cibi”.
L’assessore ha inoltre precisato: “Le dichiarazioni fatte in merito alla sostituzione di alimenti biologici con alimenti convenzionali nelle mense scolastiche romane sono fuorvianti e strumentali. Non è affatto vero che il biologico è stato cancellato dalla refezione scolastica: si è intervenuto infatti su una quantità pari all’1.6%, a fronte di una percentuale di derrate biologiche attualmente presenti pari al 69%. Nel complesso, il contratto della ristorazione scolastica romana rimane il più rilevante per approvvigionamento biologico a livello nazionale. Esperti nutrizionisti ci hanno, inoltre, garantito che i cambiamenti fatti non comportano alcuna variazione nell’apporto nutrizionale. A monte della circolare emessa dal Dipartimento Servizi Educativi e Scolastici del Comune di Roma – prosegue Marsilio – c’è un accordo con le società di ristorazione che ne spiega le ragioni. In tale accordo, inviato ai Municipi, si dice chiaramente che i prodotti sostituiti sono stati individuati in ragione dello scarso gradimento riscontrato nei bambini mediante l’analisi degli scarti. Questi alimenti sono stati rimpiazzati con prodotti più apprezzati e di facile reperibilità, come definito dalla Sezione di Scienza dell’Alimentazione dell’Università degli studi della Sapienza. Si è dunque proceduto a sostituire la carne di coniglio, non molto gradita dai bimbi, con quella di suino e, per lo stesso motivo, i filetti di halibut con quelli di platessa. La sostituzione dei pomodorini ciliegino e della bresaola rispettivamente con carote flangé e prosciutto cotto, è motivata, invece, dal pericolo di soffocamento in cui incorrevano i bambini nell’ingerire tali cibi, come rilevato dagli stessi insegnanti. La revisione dei prezzi è solo una delle ragioni che hanno spinto a tali decisioni a cui si sarebbe proceduto in ogni caso – ha concluso la Marsilio.
“Si tratta di dichiarazioni debolissime che servono solo a mascherare un’operazione economica sulla pelle dei 140mila bambini che mangiano nelle mense scolastiche – afferma il presidente regionale dei Verdi Nando Bonessio. “Abbiamo calcolato che per non spendere due milioni di euro l’anno previsti nel capitolato per le mense scolastiche il Comune ha scelto la via delle nuove forniture alimentari di qualità inferiore. Si tratta di una cosa che la Giunta di centrodestra ha effettuato nonostante l’aumento delle rette deliberato a luglio 2010 che in molti casi ha portato ad aumenti del 100%”.
Secondo le accuse, i bambini delle scuole romane mangeranno cibi di minore qualità con più grassi, meno proteine, più fitofarmaci e pesticidi, mentre le famiglie pagano di più. Tutto nel nome delle esigenze di bilancio. 

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