Affitti: Roma la più cara, Campobasso agli ultimi posti



Affitti: Roma la più cara, Campobasso agli ultimi posti

ROMA – Calano leggermente i canoni d’affitto, ma non in tutta Italia. A Roma, ad esempio, i prezzi di locazione per le case continuano a crescere, + 3,6% nel corso dell’ultimo anno. È quanto emerge da un rapporto sugli affitti presentato realizzato da Nomisma. Secondo la ricerca, rileva il calo medio dei canoni di locazione è stato dell’1,9%. Calano in particolare le abitazioni con garage.
Tra le zone che hanno registrato i ribassi più significativi c’è Cagliari con il 10,7% e Genova con un calo dell’8,3%. A seguire Napoli con un calo del 7,6%, quindi Bari con un ribasso del 6,6% e Bologna che ha un segno meno del 6%. Le grandi città restano più o meno stabili.
Crescite significative dei prezzi, invece, ad Ancona e Trento, che rispettivamente registrano +5,2% e +4,1%. In crescita anche a Palermo e Torino.
In termini assoluti, i prezzi più elevati si registrano a Roma, dove un affitto costa dai 30 agli 80 euro in più che a Milano. Seguono Firenze, Venezia e Napoli.
Per chi invece voglia risparmiare, tra i capoluoghi di regione, le città consigliate sono Catanzaro, Campobasso e Perugina.
Quasi un terzo delle scelte (28%) cade sui trilocali, seguono i monolocali (20%) e i quadrilocali (12%).
Per quanto riguarda le caratteristiche socio-demografiche di chi va in affitto, si legge ancora nello studio, la quota più rilevante (22%) è rappresentata da giovani coppie senza figli (soprattutto a Roma, Bari, Potenza, Campobasso con quote anche superiori al 30%), seguita da single (20%), famiglie con figli (16,5 per cento), extracomunitari (14,8%), con Milano (26,7%), Venezia (25%), e Firenze (22%) in testa, ed infine i lavoratori temporanei (10,4 per cento), con quote di tutto rilievo a Campobasso (30%, dove il 60% degli affitti è per esigenze lavorative, primato nazionale) o a Cagliari (22,5%).
In Italia, la quota di famiglie che vive in affitto è considerevolmente più bassa, del 18,9%, rispetto alla media del 35% degli altri Paesi dell’Unione europea.

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