GENTE/ Erminia Gatti, l’Api di Rutelli in Molise



ROMA – Se uno cerca Api su internet s’imbatte, innanzitutto, nell’Associazione pizzerie italiane. Quindi nell’Associazione piscicoltori italiani. C’è anche l’Associazione problemistica italiana. Oltre alla nota azienda petrolifera. Per trovare la formazione di Francesco Rutelli siamo quindi dovuti ricorrere a Wikipedia.
In effetti, non si capisce il bisogno dell’ennesima piccola formazione partitica di centro, dopo che di molte non si ha più notizia. “Nuova” per modo di dire, dal momento che è zeppa di promotori – alcuni anzianotti – con diversi lustri di politica alle spalle, naturalmente in altre e diversificate formazioni. C’è persino chi è stato segretario nazionale dei giovani socialdemocratici (sì, quelli di Tanassi, Longo, Nicolazzi e Cariglia). Domanda: perché non confluire direttamente nell’Udc? Risposta: vuoi mettere essere l’ennesimo leader, anche se di formazioni minuscole? Non è quindi un caso se l’Api alle ultime amministrative s’è presentata con l’Unione di centro. E tra gli ultimi acquisti occorre annoverare gente come Publio Fiori, 72 anni, (credevamo fosse scomparso dalla scena e invece aveva dato vita a “Rifondazione Democrazia Cristiana”) e Valerio Zanone, 75 anni, leader del Partito liberale a cavallo tra gli anni ’70 e ‘80.
Del resto lo stesso bel Rutelli, oggetto di spassosa satira da parte di Corrado Guzzanti e Vauro, è noto per i tanti partiti politici in cui è transitato, dai Radicali ai Verdi, dalla Margherita al Partito democratico. Laico e cattolico. Nonché per essere il marito di Barbara Palombelli. E’ stato ministro per i Beni e le attività culturali, onestamente con pochi rimpianti. Ma anche, come accusano in molti, è noto per aver permesso ad uno con la croce celtica al collo di sedere sulla poltrona più ambita del Campidoglio, cosa mai successa a Roma. Se la maggior parte dei Romani, da sempre orientata nel centrosinistra, non l’ha votato, evidentemente il ricordo di quel periodo da sindaco non è così roseo.
I lunghi anni in cui è stato primo cittadino della Città eterna sono stati caratterizzati da diverse vicende, tra cui quella – rinomata – delle “consulenze al Comune di Roma”, per la quale s’è beccato una condanna dalla Corte dei Conti, con la motivazione che il signor Rutelli e gli altri assessori, dal 1994 al 1996, “hanno conferito e/o rinnovato incarichi e consulenze professionali esterne in violazione di norme contenute nella legge n. 142 del 1990 e nel d. lgs. n. 29 del 1993, recepiti nello Statuto comunale e nel Regolamento per l’organizzazione degli uffici e dei servizi dell’amministrazione comunale”.
In linea con la propensione ad acquisire gente abituata a cambiare casacca politica, l’Api in Molise arruola la bella e ambiziosa Erminia Gatti, avvocato termolese di 35 anni, marito imprenditore (Enrico Di Giulio), tre figli. Per lei la nomina di coordinatrice regionale.
La Gatti è brava, ma alcuni passaggi del suo iter hanno seminato perplessità. Poco più di un anno fa, è stata candidata alle europee con l’Italia dei valori, dopo essere stata a lungo fan di Di Pietro. Quando aveva 20 anni, la Gatti fondò a San Salvo il primo circolo dipietrista. La candidatura europea scatenò furiose polemiche all’interno del partito di Di Pietro da parte di chi, evidentemente, ambiva a quel posto. La scelta fu presentata come “espressione del nuovo e della società civile” e anche qui non mancarono polemiche. Scrisse Andrea Pietravalle: “Disponendo di una sufficiente dose di memoria e conoscendo discretamente gli avvenimenti della nostra regione, ci siamo ricordati che l’avvocato Gatti è stata consulente dell’allora ministro Di Pietro ed ha partecipato a diversi convegni organizzati sempre dall’Idv. Quindi, non espressione della società civile come è stato abbondantemente sottolineato e sponsorizzato anche da certa stampa, ma più semplicemente un qualcosa nato all’interno del vivaio dell’Idv e quindi dipietrista”.
Fatto sta che la Gatti non prende il treno per Strasburgo per volere degli elettori, rimane in Molise e l’idillio con l’illustre corregionale ci mette poco ad andare in frantumi. Passa solo qualche mese e l’avvocato termolese, con l’appoggio del Pd, si candida come sindaco di Termoli. L’altro candidato del centrosinistra, Filippo Monaco, esponente del Pd, si presenta addirittura sostenuto dall’Idv. Una guerra intestina che favorisce il candidato del centrodestra, Basso Di Brino, attuale sindaco della città adriatica grazie ad un plebiscito di voti.
Ma non è tutto. La Gatti, come consigliere comunale di minoranza di “Costruire democrazia”, formazione promossa del consigliere regionale Massimo Romano dopo l’addio al solito Di Pietro (sono andati via in 47), lo scorso settembre ha aderito ad “Alternativa”, il nuovo movimento politico fondato da Roberto Ruta, ex parlamentare molisano del Pd. Nel corso di un’intervista al giornalista termolese Emanuele Bracone, parliamo di qualche settimana fa, è categorica: “Sono per lo svecchiamento della classe dirigente”. Ed ancora: “Preferisco far politica in un’aggregazione civica che in un partito politico”. Le chiediamo: ma che c’azzecca tutto ciò con i Rutelli, i Publiofiori e gli Zanone?

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