“Pifferi, muse e zampogne”: festival con sito rinnovato



“Raccontare “Pifferi, muse e zampogne” significa per me, che ne sono il direttore artistico da quindici anni, rintracciare il filo conduttore della mia vita di musicista anzi di “musicante” come sono solito definirmi. La valenza dinamica di questa definizione nasce dalla consapevolezza di essere soprattutto un musicista in continua ricerca, una ricerca nata più di trent’anni fa sui contesti agropastorali della mia terra, il Molise, e mai conclusa perché sostenuta dalla curiosità e dall’interesse per un mondo lontano che nutre e stimola ancora interessanti prodotti musicali da conoscere e condividere”.
Esordisce così Silvio Trotta, musicista originario di Capracotta nonché direttore artistico di “Pifferi, muse e zampogne”, noto festival con un sito pregevolmente rinnovato.
“Ogni anno il mio piccolo grande festival ospita infatti gruppi eterogenei di musicisti che testimoniano la vitalità di repertori, tecniche e stilemi di quella musica vissuta che caratterizza la tradizione orale, e non solo, musicisti che creano nell’humus della tradizione composizioni nuove tracciando fili significativi tra memoria e contemporaneità – continua Trotta. “La ricerca quindi continua nell’ascolto e nella scoperta di progetti nuovi, di riproposte autentiche, di sperimentazioni anche audaci ma sempre e comunque all’insegna dell’originario. Mi piace pensare a “Pifferi, muse e zampogne” come ad uno spazio libero dove il passato e il presente dialogano grazie alla musica e dove i protagonisti possano testimoniare i significati e i valori di un’appartenenza che non declina sotto il peso del tempo. Ciò si è realizzato grazie alla partecipazione di grandi artisti tra i quali mi piace ricordare Luigi Lai, Piero Ricci, I Musetta, Massimo Giuntini, Alberto Massi, musicisti rappresentativi di quei strumenti ad ancia che caratterizzano e identificano la rassegna. Un punto di forza di “Pifferi, muse e zampogne”, è senz’altro l’ascolto dei concerti in acustico; gli antichi strumenti, privi di qualsiasi amplificazione, possono essere goduti nella loro purezza, in un ambiente quasi “da veglia”, dove lo scambio emotivo tra gli artisti e gli spettatori fluisce in atmosfere naturali. Negli anni abbiamo ascoltato ance di ogni genere: semplici, doppie, libere e soprattutto “libere” di cambiare. Credo che l’innovazione inserita nella tradizione sia stata l’aspetto più interessante evidenziato dai vari artisti negli anni. Il grande lavoro di ricerca nella memoria e di sperimentazione sugli arcaici strumenti che la tradizione affidava alle loro mani ha reso possibile quello che giudico un miracolo sonoro: soffi che riempiono sacche, pelli o solo gote e dopo un breve passaggio tra piccole ance ci regalano sempre e comunque un brivido.
Ulteriori informazioni: http://www.myspace.com/pifferimuseezampogne#ixzz14fuAwkxP

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