Sul quotidiano abruzzese “Il Centro” pezzo sull’eolico selvaggio molisano



TERMOLI (CAMPOBASSO). Cinquemila torri eoliche alte 120 metri e disseminate su un territorio di 4mila chilometri quadrati. Significa una torre ogni 1,3 chilometri quadrati. Senza risparmiare siti archeologici, paesaggistici e storici. Succede in Molise, ormai terra dell’eolico «selvaggio». La segnalazione viene da 68 tra associazioni e comitati spontanei che in questi giorni hanno allestito un presidio di protesta permanente all’ingresso dell’antica città romana Saepinum-Altilia. Lo rilancia in una interrogazione al presidente del consiglio regionale, Michele Picciano, il consigliere regionale Michele Petraroia. Lo ribadisce il Wwf Molise che con altri sodalizi ha firmato uno dei tanti ricorsi pendenti davanti al Tribunale amministrativo regionale.
L’anno della biodiversità. Il 2010 sarà ricordato per un pezzo in questa terra. La stima fatta di recente da Nomisma Energia, con l’Osservatorio Windlt, non dice solo che l’Italia è al terzo posto in Europa per l’installazione di pale eoliche: dice anche che il Sud è la zona geografica che fa la parte del leone nell’accoglienza ad impianti del genere; ma dice pure che il Molise, tra il 2008 e il 2009, ha avuto un tasso di crescita del settore eolico del 45%, un po’ più della Sicilia (+44,5%) ma, se può consolare, molto meno della Calabria (+131,8%). Comunque sia, è una enormità. Di recente Giulio Tremonti, ministro dell’Economia, ha sostenuto che «il business dell’eolico è uno degli affari di corruzione più grandi», sollevando un mare di polemiche.
La normativa. La Gazzetta Ufficiale ha pubblicato qualche giorno fa le linee guida nazionali sulle fonti rinnovabili con l’obbligo di recepimento da parte delle Regioni. In Molise, con legge regionale e delibera attuativa del Piano energetico, era stato fissato in 545 il numero massimo di torri eoliche installabili, comprese le 290 già in funzione da tempo, salvaguardando così centri abitati, case rurali e distanze da strade, aree ambientali e archeologiche. Ma il governo nazionale ha impugnato quella legge e dallo scorso luglio è tornato il caos. Infatti una sentenza della Corte costituzionale ha parzialmente abrogato la legge regionale 22 del 7 agosto 2009 sul rilascio delle autorizzazioni nel settore eolico e delle fonti rinnovabili. Ma già prima dell’intervento della Consulta, per iniziativa del consigliere regionale Adelmo Berardo, è stata approvata una nuova legge che oltre ad abrogare quella delle 545 torri, ha anche annullato il limite di pali installabili sul territorio e cancellato il divieto di parchi eolici offi-shore che, invece, era contenuto nella legge precedente. Da questa sorta di rivoluzione, ecco arrivare un mare di istanze volte a chiedere l’autorizzazione alla installazione di torri. Tant’è che non si capisce quante domande siano in itinere e quante in istruttoria. Il tutto in una regione con 90 aree tra Zone di protezione speciale (Zps) e Siti di interesse comunitario (Sic).
L’interrogazione. Il consigliere regionale Petraroia mercoledì scorso ha chiesto al presidente del consiglio regionale di conoscere «quali provvedimenti la Regione Molise intende assumere per scongiurare l’installazione di 5mila torri eoliche». Ma anche di sapere «i motivi che finora non hanno consentito l’apertura di un tavolo istituzionale di confronto per aggiornare la normativa, nonostante la pubblicazione delle linee guida nazionali, la sentenza di abrogazione parziale della legge 22 del 2010 della Corte costituzionale e le richieste di 68 organizzazioni e associazioni». Ma c’è di più. Petraroia chiede anche si conoscere quali iniziative il governo regionale «intende assumere a salvaguardia dei siti archeologici e paesaggistici più importanti del Molise a partire dal Teatro italico di Pietrabbondante, dalla città romana di Saepinum, da Monteverde di Vinchiaturo e da Santa Maria della Strada di Matrice».
Il ricorso a Napolitano. La ditta Bpc Energy, infatti, interessata a costruire torri eoliche vicino al santuario di Santa Maria della Strada di Matrice, bene monumentale nazionale, ha fatto ricorso al presidente della Repubblica contro il provvedimento di diniego del ministero dei Beni culturali. L’8 ottobre, inoltre, il Consiglio di Stato deve pronunciarsi in via definitiva sulla realizzazione di torri eoliche nella Valle di Tammaro e ad Altilia, pare senza attende il pronunciamento del Tar di Campobasso. Davanti allo stesso Tar ci sono molti contenzioni aperti e riferiti sia all’area archeologica del Teatro italico di Pietrabbondante e sul sito di Santa Maria di Monteverde di Vinchiaturo dove ci sono stati sequestri di cantiere da parte della Forestale di Isernia e provvedimenti di dissequestro della Procura isernina. In alcuni casi si tratta di monumenti nazionali di 2.000-2.500 anni fa.
Gli affari. Pare che ogni torre installata assicuri un guadagno netto annuo che va da 600mila euro a un milione di euro. Facendo due moltiplicazioni non è difficile intuire quanto sia considerata interessante la quota di profitti in ballo con gli impianti: milioni e milioni di euro. Ovviamente, un guadagno del genere farebbe gola a chiunque e soprattutto alla criminalità organizzata che sull’eolico da tempo ha alzato la testa.
L’appello. La Rete dei comitati spontanei e delle associazioni sociali e culturali contro l’eolico selvaggio ha avviato una raccolta di firme a sostegno della tutela e della valorizzazione dei beni culturali, ambientali, storici, archeologici e paesaggistici molisani. «Ci sono beni», sostengono i promotori della protesta, «che rischiano il mutamento irreversibile: è un attentato alla memoria storica di una intera popolazione che va fermato».

(Rossano Orlando – Quotidiano Il Centro – 1 ottobre 2010)

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