Ad agosto spettacoli teatrali in provincia di Campobasso



CAMPOBASSO – La Provincia di Campobasso promuove la rassegna del Teatro Officina di Milano, organizzando i seguenti spettacoli ad ingresso libero:
– 5 agosto, ore 21 – Guglionesi, “Teatro Fulvio” – “Per la Miseria! ” di Mario Tanno;
– 7 agosto, ore 21.30 – Ripalimosani, Parco Morione – “Teatro con il cappello”;
– 10 agosto, ore 21.30 – Campomarino, Borgo antico – “Il comico e il suo contrario”;
– 17 agosto, ore 21 – Casacalenda, Teatro Comunale – “Io sono gli altri” (debutto nazionale).
L’Assessorato alla cultura della Provincia di Campobasso intende valorizzare alcuni teatri
molisani, recentemente restaurati, rendendoli luogo di rappresentazione di un teatro che non si limiti ad essere evento mondano e di intrattenimento. Sceglie di puntare sulle prime
esperienze di teatro sociale scaturite da due anni di percorso formativo che gli operatori
teatrali molisani hanno vissuto grazie ad un progetto della Fondazione Teatro Savoia e del
Teatro Officina di Milano. A questi attori e registi molisani – provenienti per lo più dal mondo amatoriale – si è offerta una metodologia di lavoro che consente di portare i molisani stessi a produrre spettacoli che narrano di problemi sociali.
Lo spettacolo “Per la Miseria!” è liberamente ispirato ad una novella abruzzese. Con Giuliano Camposarcuno, Massimo de Vita, Max D’Alessandro, Francesco Di Monaco, Emanuela Fanelli, Peppino Lanese, Mirco Petti e Maria Sollazzo. Regia di Mario Tanno con la supervisione artistica di Massimo de Vita (Teatro Officina di Milano). Video immagini di Nicola Lanese. Ingresso libero e gratuito. Lo spettacolo viene rappresentato il 5 agosto alle ore 21 al Teatro “Fulvio” di Guglionesi (220 posti, ingresso gratuito, aria condizionata): il tema sociale messo in campo sembra riguardarci sempre più, in un’economia di crisi in cui i ricchi restano ricchi e i poveri invece diventano sempre più poveri. “Per la Miseria!” è un testo del drammaturgo ripese Mario Tanno sul tema della povertà e della distribuzione della ricchezza, un’antica favola abruzzese collocata dall’autore sullo sfondo della globalizzazione economica.
Lo spettacolo, con la regia dello stesso Mario Tanno e la supervisione del Direttore del Teatro Officina, Massimo de Vita – in scena anche come attore – narra del personaggio di Miseria che va cercando per il mondo “un padrone giusto”. Attraversa mari e monti, gira in lungo e in largo, interpella i potenti della Terra (persino il Papa), ma non trova nessun uomo con un’etica veramente giusta. Solo la Morte gli appare come un padrone giusto, uguale con tutti. Ma nella Vita è ancora la Miseria (e non la Giustizia) a dominare il mondo.
La struttura a “parabola” – tipica della fiaba popolare – è attualizzata grazie alle immagini in videoproiezione che costituiscono lo sfondo scenografico dello spettacolo, scelte e create dall’operatore televisivo molisano Nicola Lanese, erede e moderno continuatore del grande
fotografo campobassano Lefra.
La scommessa di questo testo sta nel calare gli archetipi della favola entro le coordinate sociali ed economiche della realtà globalizzata, dove una minore povertà in una parte del mondo (la nostra) finisce per generare miseria in un’altra parte della Terra, entro un mondo globale in cui otto decimi dell’intera umanità vivono ancora in condizioni di miseria.
“Il comico e il suo contrario”, che fa parte del teatro del paradosso e dell’assurdo, ha come protagonista Stefano Grignani, attore giovanissimo (non ha neppure vent’anni) e con una
maturità di palcoscenico da lasciare senza fiato. Cresciuto nel vivaio formativo del Teatro Officina (allievo prima del Corso Adolescenti, quindi di Daniela Airoldi Bianchi e poi di Massimo de Vita) è la prova vivente di come il teatro possa essere necessario per alcune esistenze.
Lo spettacolo presenta una carrellata di materiali comici, da “Il fumo fa male” di Cechov, ad alcune nugae di teatro surreale (“Lasciatemi divertire!” di Palazzeschi, ma anche Petrolini e Campanile).
Sono i testi su cui Grignani è cresciuto, letteralmente: li provava a 12 anni e portava i pantaloncini corti e li prova ancor oggi, che ha pantaloni un po’ più lunghi e studia all’università.
Lo spettacolo è la prova provata di quanto un percorso formativo nel teatro possa condurre non solo (e non tanto) a sbocchi professionali ma anche ad incontri, scambi, esperienze, immersioni in realtà diverse dalle proprie. Il Teatro Officina, che ha svolto per due anni un percorso formativo in Molise rivolto ad attori molisani, suggella il suo intervento con questo straordinaria testimonianza di un allievo di talento. Con Stefano Grignani e Massimo de Vita, regia di Daniela Airoldi Bianchi e Massimo de Vita. Ingresso gratuito. Durata: un’ora.
“Io sono gli altri”, memorie teatrali di amicizia, sofferenza, e ospitalità, con Massimo de Vita del Teatro Officina di Milano, gli Operatori e gli Ospiti della Comunità “Il Casone” di Casacalenda, andrà in scena il 17 agosto alle ore 21 presso il teatro di Casacalenda, anche qui con ingresso libero.
Il Teatro Officina ha come metodo di lavoro la raccolta delle storie degli altri: anziani, donne, stranieri, umanità varie, attraversate anche dall’esperienza del dolore. L’incontro dell’altro, diverso da te, ti apre il suo mondo, e ti fa prossimo a lui. A Casacalenda opera da 25 anni la Cooperativa Nardacchione (dal nome del grande medico umanista e filantropo che esercitò in questo paese) e vi gestisce una Comunità, chiamata “il Casone”, dove il disturbo e la malattia mentale sono affrontate attraverso la socialità e l’inclusione sociale.
Ed ecco che, dopo l’esperienza felice dell’anno scorso con la Comunità di recupero dalla tossicodipendenza “Il Noce” di Petacciato, quest’anno il metodo di lavoro del Teatro Officina viene messo a disposizione di un’altra Comunità, “Il Casone” appunto, e del Paese che la ospita.
Memorie e storie di Casacalenda ai tempi della guerra, dei duri lavori nei campi, del cibo che scarseggiava, vengono narrate con lo sguardo di chi le ha vissute (i racconti degli anziani del Paese), e si intrecciano con poesie e brani teatrali. E’ quasi impossibile per lo spettatore riuscire a distinguere la storia di vita vissuta dal pezzo di repertorio teatrale, l’attore professionista dall’operatore, l’Ospite della comunità dal paesano. Nel tabù e nel pregiudizio verso i malati mentali tendiamo a mettere addosso a loro “un abito”, a vederli in un certo modo. Nell’azione teatrale ognuno (Operatori, attori, Ospiti) prende un abito, scegliendolo liberamente fra i molti costumi di scena e, a partire da quell’abito carico di memorie, racconterà un pezzo della sua storia, che si farà – proprio attraverso questo atto collettivo – storia di tutti.
Perché, appunto, io sono gli altri, perché la mia identità si nutre degli altri, perché la nostra prima libertà non è la solitudine, ma la socialità.
Info: [email protected], www.teatroofficina.it.

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