Polemiche su Celestino V: interviene Antonio Grano



ISERNIA – Non si placano le polemiche alimentate dallo storico Franco Cardini con un’intervista rilasciata al quotidiano “La Stampa” a margine della visita del Papa in Abruzzo per rendere omaggio a Celestino V.
Nei giorni scorsi, anche dalle colonne di “Forche Caudine”, numerosi iscritti all’associazione dei molisani hanno polemizzato a distanza con lo storico toscano per alcune affermazioni sul Papa molisano. Antonio Grano, noto studioso di Macchia d’Isernia ed iscritto alla nostra associazione, ha scritto direttamente a Cardini. Lo storico toscano ha replicato via e-mail con il testo che riportiamo di seguito. A chiusura riportiamo la risposta di Grano.
Scrive Cardini: “Ho parlato con il giornalista della Stampa per circa 40 minuti al telefono. Come al solito, i resoconti (anche quando riportano frasi tra virgolette) sono sommari e ambigui, spesso distorti al di là delle intenzioni. Su Dante avevo anch’io detto che non è detto parli di Celestino: lo sanno tutti quelli che hanno letto una “Divina Commedia” commentata, perché Lei lo ricorda a me? Le sembra che proprio uno che si occupa professionalmente di storia medievale possa non saperlo? E allora perché mi attribuisce alla lettera quello che il giornale mi fa dire? Ma a Lei non vengono mai dubbi?
Quanto al resto, ho dato un giudizio da cultore di storia: il resto può anche interessarmi in quanto cattolico, ma non era quello l’argomento dell’intervista. La canonizzazione di Celestino partì da una proposta del re di Francia in chiave antibonifaciana e in ultima analisi antipontificia; questo e il fatto che Celestino fosse inadatto a fare il papa sono due dati storici. Il resto come studioso di storia non m’interessa. Se poi vuole provocarmi come cattolico, sappia che più delle ingiustizie di cui la memoria di Celestino è vittima mi preoccupano i bambini africani che muoiono di Aids e di sete per arricchire le multinazionali, al gioco delle quali la finanza vaticana non è estranea; o gli afghani bombardati dagli aggressori occidentali, nei confronti dei quali Giovanni Paolo II a suo tempo ha parlato molto chiaro e Benedetto XVI per il momento no.
Di Celestino V non ho paura: dei messaggi in e-mail non richiesti e troppo lunghi, sì. Saluti”.
Antonio Grano replica così a Franco Cardini
“Gent.mo Prof. Cardini,
La prego di scusarmi se l’ho disturbata. Si dà il caso che Lei non sia un possante, ma uno fra i più grandi medievalisti italiani ed oltre, per cui sarà di certo avvezzo a ricevere mail non sempre gradite. Un po’di croce, stante il fatto che Lei si dichiara cattolico, dovrà pur accollarsela.
Devo confessarLe che lo stupore di cui alla mia lettera del 14 c.m. diventa, alla luce della Sua risposta, allarme rosso.
Le confesso che sono davvero imbarazzato, io, che rispetto a Lei sono poco meno di uno studente, se pur stagionato, a doverLe muovere i gravi appunti che le Sue affermazioni provocano.
Una risposta, la Sua, impacciata e reticente. Se la prende con la stampa e “La Stampa” (e dov’è la novità?). Scarica sul giornalista che l’ha intervistata la responsabilità di aver travisato le Sue affermazioni.
Lei mi dice che oggi, 16 luglio, ha parlato per 40 minuti con il giornalista de “La Stampa” il cui resoconto sarebbe sommario, ambiguo e distorto.
La Sua intervista è stata rilasciata il 5 Luglio. Lei non ha mai richiesto rettifiche.
Solo oggi, dopo la mia requisitoria, Lei ha sentito il bisogno di parlargli.
Ha chiesto la rettifica? Ha protestato per le gravissime, distorte e falsate affermazione che Le sono state attribuite?
Resta il fatto che vi sono narrate cumuli di bugie, mezze verità, marchiane falsificazioni della Storia ecc., e soprattutto un mare di personali e soggettive opinioni da nulla suffragate se non da una reiterata e qui confermata Sua avversione per Celestino V, ed una grande ammirazione per Bonifacio VIII, quello, per intenderci, che salvò la Chiesa con le armi in pugno, facendo radere al suolo Palestrina, la roccaforte degli odiatissimi Colonnesi e facendovi spargere il sale.
Sta di fatto che Lei non ha risposto nemmeno ad una fra le numerose e pesanti mie confutazioni.
Padronissimo di farlo.
Per quanto mi riguarda, non ho la più pallida intenzione di accettare supinamente i contenuti di pubbliche interviste prodotte da chicchessia, e da cittadino mi auto conferisco il diritto di replica.
Potevo scrivere solo al Dott. Galeazzi, ma converrà con me che non sarebbe stato garbato nei suoi confronti.
Lei dice: “Su Dante avevo anch’io detto che non è detto che parli di Celestino”.
No, Prof. Cardini, nell’intervista Lei non è mai stato sfiorato dal dubbio che Dante alludesse a lui e, anzi, ha detto di peggio:
a) che storicamente ha più ragioni Dante per condannarlo di quante non ne abbia Benedetto XVI per elogiarlo;
b) che è “pericoloso” indicare come modello per la Chiesa attuale “colui che fece per viltà il gran rifiuto”.
c) che “l’antipatia di Dante non era infondata….
Perchè mi attribuisce alla lettera quello che il giornale mi fa dire?
Il giornale Le fa dire? Guardi che il giornale Le ha fatto dire una serie di enormità che non stanno né in cielo né in terra. Perché non lo ha querelato?
Insomma: Lei smentisce o conferma il contenuto di quell’intervista?
La canonizzazione di Celestino…
Gentile Prof. Cardini, lei insiste con la canonizzaziine di Celestino, ma io mi permetto di reinsistere: Celestino non fu mai canonizzato. Fu canonizzato Pietro da Morrone!
La notizia è ben evidenziata in: Franz Xaver Seppelt, Monumenta Coelestiniana, Paderborn, MCMXXI, dove, a pag. 14 si legge: “Processus informatiuus confectus a fratre Iacopo Capotio Viterbiensi (Vescovo di Napoli N.d.A.)…et Friderico Raimundi de Lecio… ac delegatis a Clemente V pro canonizatione fratris Petri de Murrone. A die XIII maii MCCCVI”.
Non si tratta di una trascurabile sfumatura. Fu la figura nobile, cristallina e se posso aggiungere, coraggiosa di Pietro da Morrone che la commmissione istituita da Clemente V onorò.
… partì da una proposta del re di Francia in chiave antibonifaciana e in ultima analisi antipontificia…
Che Filippo IV odiasse Bonifacio VIII lo sanno tutti, E allora? Che c’azzecca Celestino V, o se preferiice, Pietro da Morrone?
Si dà il caso, però, che a canonizzarlo fu il pontefice Clemente V.
E dunque, secondo la Sua versione dei fatti, quest’uomo sarebbe un Pontefice antipontefice.
Probabilmente Le sfugge un dettaglio: che Filippo IV tentò di imporre a Clemente V di farlo santo e martire e che Clemente V gli disse: santo sì, ma martire mai.
Perché? Perché se lo faceva martire, da chi era stato martirizzato se non da Bonifacio? Quindi il vigliacchetto Clemente V un po’ di orgoglio cristiano l’ebbe.
“Se poi vuole provocarmi come cattolico…”…
Non ho la più pallida intenzione di provocarLa in quanto cattolico. La cosa non mi interessa. Mi interessa lo storico medievalista Franco Cardini e, soprattutto, le cose che pubblicamente afferma.
Su Celestino V le Sue affermazioni confliggono con la documentata e irrefragabile verità storica e in quanto cittadino, ripeto, accampo il diritto di confutarLa.
Se vuole tutelare la Sua privacy, non rilasci più pubbliche interviste e magari non pubblichi il Suo indirizzo di posta elettronica.
“…mi preoccupano di più i bambini africani che muoiono di AIDS e di sete per arricchire le multinazionali…”…
Perfetto: attiviamoci tutti, credenti e non credenti presso la Santa Sede per convincerla che è ora di smetterla col devastante crescete, moltiplicatevi… e morite di fame, e che la smetta di demonizzare il preservativo.
“… le multinazionali, al gioco delle quali la finanza vaticana non è estranea….”…
Caro Prof. Cardini, ma Lei proprio me le strappa con le tenaglie! Il vaticano finanziere; le finanze vaticane e quindi il Potere come fine ultimo della Chiesa sono stati i cardini portanti della politica devastante del Suo pupillo Bonifacio VIII…il “avveduto e solido…”, quello che, come disse Montanelli, morì come visse: bestemmiando.
E Lei, pur di calunniare un uomo onesto e pulito come Pietro da Morrone, ha anche osato sparare veleno sulla Perdonanza celestiniana ignorando che il primo giubileo, quello del 1300, inventato dal Suo Bonifacio, null’altro è stato se non la diabolica deformazione di quell’atto di purissima fede cristiana che fu la Perdonanza.Lei ignora, Prof. Cardini, che quando si dice “soldi a palate” si fa preciso riferimento agli addetti del Vaticano, che per raccogliere i soldi portati dai pellegrini “pentiti e contriti”che vennero a Roma, dovevano caricarli sui carretti con le pale.
E’ questa la Chiesa vincente e trionfante dell’uomo forte? E’ questa la Chiesa che avete voluto voi fans di Bonifacio.
Di che si lamenta?
“Di Celestino V non ho paura: dei messaggi in e-mail non richiesti e troppo lunghi, sì. Saluti. FC”…
Lei forse no, ma sono in molti ad aver paura di Celestino. Su di lui, sulla sua carne e sulla sua anima si è giocata una partita molto sporca. E’ intollerabile il pressappochismo con cui viene trattata la sua vicenda. E’ ora di smetterla con le calunnie strumentali, finalizzate solo ed esclusivamente ad esaltare la Chiesa dal pugno di ferro, nella fattispecie rappresentata dall’uomo Forte, Bonifacio VIII, che tanto mi ricorda l’uomo della Provvidenza di cui non si sente alcun bisogno.
Per le e-mail lunghe e noiose, mi permetto di suggerirle il seguente percorso: messaggi-blocca mittente. Il disturbatore è liquidato per sempre.
Cordiali saluti.
Antonio Grano (www.antoniograno.it)
19 luglio 2010

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