Di Pietro indagato per truffa: affondi del Giornale e di Gasparri



ROMA – L’ultimo affondo è di Maurizio Gasparri, presidente del gruppo Pdl al Senato: “Secondo i suoi parametri basterebbero queste accuse per estromettere dal Parlamento” dice intervenendo a “Omnibus” su La7 commentando l’indagine in corso su Antonio Di Pietro per il reato di truffa per presunti illeciti sui rimborsi elettorali percepiti a partire dal 2001.
“Su Di Pietro se ne sono dette tante – ha proseguito il senatore romano – ma anche su di lui c’è una letteratura amplissima di disinvolture. Di Pietro sembra uscito dalla galleria dei personaggi interpretati da Sordi. Chi crede che sia un eroe non ha capito che Di Pietro fa ridere. Più che Zorro lui è il servitore che regge il cavallo”.
La vicenda dell’avviso di garanzia consegnato al leader di Mani Pulite in seguito alla denuncia di Elio Veltri non poteva lasciare indifferente il centrodestra più barricadiero. Così a dare ampio risalto alla notizia è naturalmente il quotidiano “Il Giornale” diretto da Vittorio Feltri. L’apertura è sulla notizia dell’avviso di garanzia consegnato al leader dell’Italia dei Valori. “Di Pietro indagato per truffa: così impari”, recita il titolo del quotidiano milanese e continua: “L’ex Pm nei guai: è sospettato di aver intascato i rimborsi elettorali anziché darli al partito. Se fosse coerente, adesso dovrebbe lasciare il Parlamento. Ma non lo farà…”.
Vittorio Feltri conosce bene Di Pietro per una tripla coincidenza “geografica”: Bergamo è città d’origine del primo e di adozione del secondo; la Milano delle cronache giudiziarie degli anni Ottanta ha costituito il pane quotidiano per entrambi, seppur su due fronti diversi; il Molise, regione dov’è nato e cresciuto l’ex giudice, non è sconosciuto a Feltri, che da uno zio residente vicino Campobasso ha trascorso diverse estati, approfondendo la conoscenza dei territori e dei molisani. Così Feltri predilige gli editoriali sull’ex pm molisano: “Sull’aspetto politico dell’incidente non sorvolo – scrive Feltri – l’ex Pm di Mani Pulite, se non si dimette dal parlamento (ed è un suo diritto), deve pubblicamente riconoscere di aver preso un granchio. E’ una follia pretendere che gli inquisiti stiano fuori da Camera e Senato”.
Il pezzo di approfondimento “Tutti gli scheletri del supermoralista”, scritto da Paolo Bracalini, è un’ulteriore stilettata. “E adesso, che fine farà la campagna per il «Parlamento pulito», adesso che tra i non puliti, gli onorevoli inquisiti da tenere a debita distanza, c’è pure lui, il campione dei valori, il Mastrolindo della politica italiana, l’eroe della legalità, Antonio Di Pietro? – si domanda Bracalini. “Azzardiamo un pronostico: non cambierà assolutamente niente, tutto come se nulla fosse. In fondo è la specialità di Tonino, capace come pochi altri di ficcarsi sempre in tremendi pastrocchi ma di uscirne sempre con la stessa olimpica nonchalance. Anche perché, diversamente da molti suoi nemici, il più delle volte peones o moralisti improvvisati (mentre lui ha il master in quella materia), non sono minimamente all’altezza del suo talento comunicativo e della sua micidiale capacità – ereditata dai vecchi mestieri di poliziotto e magistrato – di archiviare, raccogliere e ritrovare all’occorrenza carte giudiziarie e documenti per controbattere, «carte alla mano», alla accuse. Usando tra l’altro tutte le risorse tecnologiche disponibili, come un vero smanettone: Twitter, YouTube, Facebook, le pagine web del suo blog, quelle del sito Idv – prosegue il giornalista del Giornale. E ancora: “Quando non funziona, passa alle querele, di cui è indiscusso leader in Parlamento. Anche quando si parla di vicende che diventano poi oggetto di indagini giudiziarie, come appunto la questione dei rimborsi elettorali per l’associazione Idv. Nel dubbio, Di Pietro cita in giudizio, chiedendo solitamente un bel patrimonio di risarcimento. È capitato quando il Giornale ha scritto della strana ambiguità tra partito e associazione di famiglia. Tonino si è sentito diffamato e ci ha portati in tribunale. Ora però un altro tribunale, quello di Roma, vuol veder chiaro, proprio su quella storia”.
Il quotidiano collegabile alla famiglia Berlusconi elenca una serie di ombre. Ricorda, ad esempio, un bel mucchio di fotografie: quelle che ritraggono Di Pietro con Bruno Contrada pochi giorni prima dell’arresto del questore per collusioni mafiose, quelle con i mafiosi bulgari, ancora quelle con un esponente della ‘ndrangheta di Varese. Poi cita gli appartamenti di Propaganda Fide utilizzati come abitazione dalla tesoriera del suo partito e come sede dal giornale dell’Idv.

E ancora i rapporti con Saladino, al centro dell’inchiesta «Why not», con Balducci, presidente del Consiglio dei lavori pubblici al ministero, con Mautone, provveditore alle Opere pubbliche della Campania e del Molise, indagato a Napoli, fino all’ormai celebre Mercedes acquistata da Giancarlo Gorrini, imprenditore poi accusato di bancarotta fraudolenta, o alle vicende riguardanti il figlio Cristiano nella vicenda degli appalti e raccomandazioni a Napoli e in Molise. “È come Jessica Rabbit: non è che sia ambiguo, sono gli altri a dipingerlo così – conclude l’articolista.
La notizia dell’indagine parte dalle accuse dell’ex compagno di partito Elio Veltri sui rimborsi elettorali percepiti a partire dal 2001 che sarebbero stati incassati non dal movimento politico Italia dei Valori, ma dall’associazione privata Italia dei Valori costituita dallo stesso Di Pietro insieme con altre persone. Il tutto, secondo Veltri, attraverso una serie di false autocertificazioni. E così la Procura di Roma ha iscritto l’ex pm nel registro degli indagati. Un atto dovuto in attesa che il pubblico ministero Attilio Pisani svolga i necessari accertamenti.
Nel 2008 ci fu una vicenda più o meno analoga dopo l’esposto presentato da un altro ex esponente dell’Idv, Mario Di Domenico. In questo caso l’inchiesta è stata archiviata. Accuse analoghe sono state mosse anche da Giulietto Chiesa, eletto eurodeputato nelle liste dell’Idv.
Di Pietro replica stizzito: “È sempre la solita storia trita e ritrita. Porteremo, ancora una volta le carte per dimostrare che è tutto in regola, come peraltro hanno accertato ormai da tempo non solo plurime autorità giudiziarie, ma anche, da ultimo, l’Agenzia delle Entrate e gli organi di controllo amministrativi e contabili. Ci vuole pazienza, ci sono persone che non si rassegnano alla propria sconfitta politica e continuano ad infangare gli altri”.

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