Pioggia di messaggi a “Forche Caudine”: sull’abolizione della provincia di Isernia



ROMA – Ora dopo ora, dall’annuncio della possibile abolizione della Provincia di Isernia, l’associazione “Forche Caudine” di Roma, uno dei principali punti di riferimento dell’emigrazione molisana sparsa per il mondo, è stata subissata di messaggi e di telefonate contro, ma anche a favore, del provvedimento che rischia comunque di lasciare pesanti strascichi su un territorio già gravato da una crisi ormai endemica.
“Ho letto il commento su Isernia che la indica come probabilme provincia soppressa e mi trovo completamente d’accordo con il vostro pensiero ma, se posso, voglio raccontare anche qualcosa di mio – scrive Fernando. “Sono molisano, di Ripabottoni, e non sono campanilista ma, ironia della sorte, vivo da quasi 40anni a Monza, città, sì grande e numerosa, che è vicino a Milano non oltre 20 chilometri, e addirittura ci sono molti paesi aderenti a questa nuova provincia che sono confinanti con il capoluogo. Moltissimi servizi sono rimasti a Milano che si è ben guardata dal mollarli per cui l’effetto benefico pratico per Monza non esiste. Sbrigare le problematiche di Asl, Inps, Agenziaentrate, Prefettura etc, non crea alcun disagio ai cittadini poiché la distanza da percorrere è talmente breve e con i mezzi, metro e altro, si arriva facilmente. Quindi Monza provincia dimostra tutta la sua inutilità.
Allora perché non viene toccata e smantellata??? Il motivo è semplice: il provvedimento permette alle istituzioni locali di ottenere barcate di soldi dal governo centrale. La Lega ne ha fatto un feudo politicopartitico e si può permettere di dettare condizioni al cosiddetto capodel governo  “prescritto e rifatto” !!!.
Isernia, invece, al di la delle mangiatoie elettorali… ha una sua funzione ben precisa: la maggior parte dei nostri comuni molisani sono abbarbicati su colline e montagne, le strade son impervie e difficoltose; moltissima gente se vuole sbrigare i servizi, come ho citato con Monza, deve affrontare vere e proprie avventure. Ora se la distanza per andare nei luoghi citati è nell’ordine di 30/40 chilometri, si può fare, ma se bisogna ricominciare ad affrontare odissee per recarsi a Campobasso e percorrere 70/80/90 chilometri, allora significa che non esiste più rispetto per le gente e in speciale modo per la povera gente.
D’accordo che i molisani sono gente abituata a soffrire ed accettare tutto, ma queste cose rasentano la strafottenza e l’arroganza del potere!!!!.—
Spero vivamente che i molisani si sveglino dal torpore e la smettano di continuare a votare in modo masochista; più si viene calpestati e più si vota per i carnefici…….mi auguro che questa volta arrivi un segnale netto da tutto il popolo molisano. Per quello che potrò fare, io sono a disposizione”.
Un altro lettore la pensa diversamente. “Chi vi scrive è un alto-molisano doc, figlio di molisani che hanno avuto il coraggio di tornare dall’eldorado svizzero negli anni ’60 per avviare un’attività artigianale in un paesino di poche anime Carovilli, che a sua volta ha avviato una attività commerciale nello stesso paese 16 anni fa – spiega Salvatore in un’e-mail. “Gente, noi, come molti altri carovillesi – continua – che hanno avuto il coraggio di investire nelle nostre terre perché ci credevano, gente che credeva nella nostra provincia, che ha aspettato invano 40 anni la valorizzazione del cosidetto “territorio” e delle risorse turistiche, che ha visto riempire di erbacce i siti archeologici di Pietrabbondante e le mura ciclopiche di Carovilli, che ha visto l’invasione degli eco-mostri eolici, che ha visto l’invasione dei campani presso tutti gli uffici provinciali, l’impoverimento ed il declassamento della nostra realtà gastronomica a favore del tanto acclamato tartufo, che nero o bianco che sia viene sempre commercializzato “in nero” in barba a chi in questa realtà locale le tasse le paga. Gente che ha visto amministratori riempirsi la bocca con parole come: turismo, tratturi, transumanza, tartufi, chissà perché poi iniziano tutte con la “T” senza averne beneficiato minimamente di queste parole, a parte qui transumanti che si sono visti pagare le vacanze e quei tartufai che cavano e non pagano tasse. Potrei continuare ancora ma mi fermo porgendovi una domanda: perché mai io e chi come me dovremmo sostenere questo carrozzone di assessori, consiglieri, impiegati provinciali e quant’altro? Non sarebbe meglio fare una ripulita e tornare alla
Provincia unica di Campobasso anche se noi alto-molisani non abbiamo alcun legame con il Basso Molise? O meglio, perché non tornare con l’Abruzzo a cui, noi altomolisani siamo storicamente e culturalmente legati? Purtroppo la realtà è questa e avete voglia voglia voi a
scrivere le vostre newsletter perché come si dice: “re uaie dla pignieta re sa la cucchiera”. Cari saluti. Salvatore

(Pierino Vago)

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