Smeriglio: “Nasce la sinistra per cambiare l’Italia”



ROMA – «È stato un successo di buona politica e di partecipazione». È quanto pensa Massimiliano Smeriglio, esponente di Sinistra ecologia e libertà, riguardo al primo congresso provinciale romano del nascente partito guidato da Nichi Vendola. Si consolida nei fatti, una forza politica che a Roma è ben radicata con 7 mila iscritti nella provincia e 9 mila nel Lazio, la regione con più iscritti in Italia. Abbiamo chiesto a Smeriglio quale sia la ricetta di questo riuscito avvio.«Sono tre i fattori – ci spiega Smeriglio – che hanno concorso al successo del congresso provinciale. Innanzitutto le capacità di un gruppo dirigente nel Lazio ben consolidato, che può avvalorarsi di nomi quali Nieri, Zaratti, Peciola, Cecilia D’Elia ed altri. Poi si è registrata una significativa presenza del mondo sindacale, tra cui tanti iscritti alla Cgil, alla Fiom e alla Fp, ovvero l’ossatura organizzativa del corteo del 16. Infine c’è la parte dei giovani, mai iscritti a partiti che però hanno attraversato l’esperienza delle Fabbriche di Nichi. Tutto ciò ha portato a un dato politico molto positivo in termini di partecipazione e di scelte. Tra i tanti è venuto a fare un intervento politico molto forte, e non un semplice saluto istituzionale, il presidente della provincia di Roma Nicola Zingaretti che ha centrato il suo discorso su quali siano i compiti del nuovo centrosinistra e sul rapporto tra Pd e Sel. Un intervento molto positivo sui temi strategici e sull’alternativa di società che ci spetta mettere in campo, così come era stato positivo l’incontro il giorno precedente fra Bersani e Vendola».
È l’inizio del valzer delle alleanze per le prossime comunali?
«Non guardiamo sempre al teatrino della politica. Domenica si è sancita una novità nel panorama politico romano: un soggetto politico forte di numeri significativi e in crescita, cosa che non avevamo più da due anni e mezzo. La sinistra era sparita, ma ora è tornata e veste i panni di Sel. Questo comporta un nuovo protagonismo della sinistra negli equilibri, nelle procedure, nelle primarie e nella definizione dei punti programmatici da mettere in campo per la riconquista di Roma».
Ma quali sono le parole d’ordine e le scelte irrinunciabili con cui Sel promuoverà un’istanza di cambiamento per la città?
«Iniziamo col dire che noi e il Pd stiamo governando bene sia la provincia sia alcuni municipi romani, nonostante l'”assedio per fame” che stanno subendo per mano di Alemanno. Sicuramente dobbiamo crescere in termini di capacità di opposizione popolare al governo capitolino, che nonostante tutto non vive di grandi consensi. È nostro compito iniziare a mettere in fila alcuni punti su cui costruire l’alleanza di centrosinistra che dalle prossime elezioni comunali tornerà a governare Roma. Il primo tema è quello dell’area metropolitana, che non si risolve con i “decreti vuoti” su Roma Capitale voluti dal governo. Ormai siamo a un tale livello di complessità che non si può pensare di gestire il ciclo dei rifiuti, le questioni energetiche, il dramma del trasporto pubblico, della logistica, delle strade come problematiche che scopaiono ai confini di Roma. Tutt’altro, sono problemi che coinvolgono tutta l'”area vasta” della provincia. Se non adottiamo politiche di sistema che tengano in conto i problemi dei cittadini che vivono quest'”area vasta”, non saremo in grado di costruire un progetto di città vivibile. Se non si avranno poteri di “area vasta”, nella nuovo periferia romana – che è quella dei comuni di prima fascia -continueranno a crescere case devastando l’agro romano e dissipando quel poco di qualità della vita di queste zone. Questo è il punto centrale, poi vengono tutti i temi che vanno declinati su un piano territoriale».
Quali sono questi temi?
«Partiamo dal precariato lavorativo, abitativo ed esistenziale a cui dare come risposta il “reddito di cittadinanza” e il “reddito per il cittadino in formazione”: sperimentazioni costruite nella provincia di Roma per evitare che le giovani generazioni continuino a svendersi sul mercato del lavoro al minor prezzo possibile e senza alcuna tutela. Poi c’è la grande questione della riconversione ecologica: non si può pensare alle questioni ambientali come questioni accessorie, ma dobbiamo articolare un progetto di rilancio dell’economia che metta al centro la sostenibilità e la piena riconversione dell’intero apparato produttivo del nostro provincia. E ancora ci sono i temi della democrazia partecipativa e di un nuovo welfare state non più fondato sul lavoro continuativo e sulla famiglia, ma fondato sul diritto universale di cittadinanza».
Il passaggio nella provincia di Roma è propedeutico al congresso nazionale di Sel che si terrà da venerdì a Firenze, in cui i delegati nomineranno presidente Nichi Vendola ed eleggeranno l’Assemblea nazionale che diverrà il parlamentino del partito, l’organo politico centrale.
«Sel vuole organizzarsi come un partito in transizione. Un’organizzazione che fa della democrazia partecipativa e delle primarie, l’oggetto costituente del proprio percorso. Verosimilmente in tarda primavere ci saranno le elezioni politiche e la sinistra dovrà giocare la propria partita attraverso le primarie. Su questo fronte, siamo convinti che Vendola arriverà fino in fondo e andrà lontano. E insieme a lui, Sel e più in generale tutta sinistra dovrà battersi per una ridefinizione dei rapporti di forza nel Paese e nel centrosinistra. Vedrete che il congresso di Firenze sarà un grande evento politico. Vendola ha invitato le forze moderate e centriste a partecipare. Io spero che ci sia la presenza massiccia anche di sindacalisti come Ladini che guardano con molta attenzione al nostro percorso, come la presenza di intellettuali quali Guido Viale che ci aiutino a costruire un comitato scientifico all’altezza della complessità della contemporaneità. Il congresso sarà l’atto costitutivo vero e proprio, ma mi auguro che sarà anche un grande evento politico che non parli esclusivamente all’interno del proprio partito, o al magro recinto della sinistra. Ma che parli a tutto il Paese, ai suoi problemi e che sappia mettere in fila i temi da affrontare».
Sembra proprio che Vendola e altri protagonisti di questo progetto stiano dando linfa a una nuova sinistra in grado di parlare tanto al mondo del lavoro e del sindacato, quanto a quelle fette dell’industria consce del fatto che vanno sperimentate nuove forme e modelli di sviluppo per tornare a crescere.
«È chiaro a tutti che il ventennio berlusconiano ci consegna un Paese andato alla malora, che ha fallito il proprio compito storico. E tre anni di Alemanno ci consegnano una città in grande difficoltà, sia nella tenuta democrazia e civile, sia sul piano infrastrutturale. La sinistra deve uscire dalla propria autoreferenzialità, sapendo che oggi c’è una grande competizione sulle idee, sui progetti di società , sulle cose che funzionano. Dobbiamo dimostrare, per esempio, che il nucleare non è – come sostiene l’Unione indusrtiali – il futuro, ma è proprio il passato per noi come per tutte le democrazie occidentali sviluppate e mature. Paesi che fanno già i conti con i grandi problemi della contemporaneità, con la stretta connessione fra crisi economica e crisi ambientale. Abbiamo un grande compito che riguarda la rinascita della città e del Paese. Dobbiamo assolverlo mettendo in campo proposte, idee, progetti e uscendo fuori dal guscio della micro-conflittualità parasindacale che non porta da nessuna parte. Non che non esistano conflitti, anzi ce ne sono tanti. Il problema è che non assumono la rilevanza di discorso pubblico generale perché vivono delle loro parzialità. E il compito della sinistra è proprio costruire un grande contesto in cui possano muoversi anche i singoli conflitti, ma dentro a un grande progetto di avanzamento, di cambiamento, di sfida all’esistente. Rompendo con la logica del tutti contro tutti e mettendo al centro la ricostruzione di un grande progetto per la città».
Quindi come scrivi sulla rivista Loop in questi giorni in edicola, Sel nasce per proporre un nuovo patto repubblicano per uscire dal pantano degli ultimi venti anni?
«Proprio così. Dobbiamo avere il coraggio di dire che tra Prima e Seconda repubblica la sinistra sceglie la prossima ventura. Esistono momenti decisivi nella vita pubblica di un Paese e questo è uno di quelli. Oggi la sinistra deve ritrovare una sorta di sano patriottismo democratico davanti al degrado civico targato Lega nord, basti pensare alla scuola di Adro. La sinistra deve porsi come soggetto centrale nella ricostruzione democratica e repubblicana delle nostre istituzioni»

Massimiliano Smeriglio, romano della Garbatella d’origini molisane, è assessore al Lavoro e alla Formazione della Provincia di Roma.

(a cura di Claudio Marotta, da Loop)

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