RASSEGNA/ Pratesi omaggia “il parco delle meraviglie”



Fulco Pratesi per “Repubblica viaggi” torna nel Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. E scrive uno splendido pezzo che riportamo.

Tutte le stagioni sono belle per visitare il più antico Parco Nazionale italiano, nato nel 1922, che si stende sul crinale appenninico tra l’Abruzzo, il Lazio e il Molise per decine di migliaia di ettari di vette rocciose che superano di molto i 2000 metri, foreste intatte di faggi e pini neri, praterie solitarie, laghi e fiumi limpidi e cristallini, popolati dalla più rara e importante biodiversità di tutta Europa.
Per la flora ricordiamo una specie unica al mondo come l’iris della Marsica, la magnifica orchidea scarpetta di Venere – che solo qui, sulla Majella e sulle Alpi espone le sue eleganti e complicate corolle – il pino nero di Villetta Barrea e più di 2000 specie diverse di piante. Ma il vanto maggiore del PNALM sta nella sua eccezionale fauna che vanta una sottospecie esclusiva di orso, l’o rso bruno marsicano, una di camoscio, il camoscio d’Abruzzo, più il lupo italico, la rarissima lince, il cervo, il capriolo, il cinghiale, il gatto selvatico, la lontra, l’aquila reale, il gufo reale, il corvo imperiale e tante altre specie, quasi tutte molto rare, che formano un campionario completo della fauna montana d’E uropa, escluso solo lo stambecco.
E, questo è il particolare più interessante, tutte abbastanza visibili pur senza dover affrontare uscite notturne, disporre di cannocchiali potenti o guide particolarmente esperte. Tra le specie più piccole ma non per questo meno importanti, la vipera dell’O rsini, il picchio dorso bianco, la salamandra giallonera, l’ululone dal ventre giallo, la bellissima rosalia alpina (un coleottero grigioazzurro con macchie nere tipico del faggio) e tante, tantissime farfalle alcune di esse, come una farfalla aurora tipica solo di questi monti.
Un paradiso naturalistico alla portata di tutti, a due ore di auto da Roma o da Napoli. Le attrattive naturalistiche – che fortunatamente non chiedono per essere ammirate scalate defatiganti – non sono però sufficienti a formare il fascino insostituibile di queste vallate, da più di ottant’anni sottratte al degrado di incendi, speculazioni edilizie distruttive, discariche, caccia e agricoltura intensiva. Sono infatti i centri storici dei villaggi, incastonati nella natura e a specchio nei laghi o affacciati come una balconata sulle pianure laziali e molisane a dare una marcia in più alle attrattive turistiche di questi luoghi.
Sfuggiti, in gran parte, alle sirene del boom edilizio del dopoguerra, le cittadine, che vanno da villaggi di poche centinaia di abitanti come Opi o Civitella Alfedena, a paesi più importanti come Pescasseroli o Villetta Barrea – per restare in Abruzzo – o a quelli assolati e vivaci del versante laziale come Picinisco o Settfrati, arroccati sui monti del Molise, come Pizzone, o a due passi da un grande complesso archeologico come Castel San Vincenzo nella valle del Volturno. Ognuno di questi paesi, grandi o piccoli, ha il suo inarrivabile fascino: mura di pietra viva con tetti sorretti da palombelle di legno, case che già risentono del clima mediterraneo nel versante meridionale, con le prerti a calce e i gerani sui balconi. E poi cornici di pietra, stemmi nobiliari, comignoli sofisticati, balconi con parapetti di ferro battuto…Ma non si tratta di un folclore appiccicaticcio.
Qui la tradizione è autentica. Basta cenare nei ristorantini deliziosi con cotolette a scottadito o caciocavalli e ricotte locali, tagliatelle e fettuccine con i funghi e i tartufi dei boschi, le trote fario pescate nel Sangro, nell’Alto Volturno o nel Giovenco, le zuppe di spinaci selvatici o di pecora nel calderone di rame, per capire quanto della nostra gastronomia più classica si sia andata altrove perdendo dietro i riti fasulli della nouvelle cuisine. Non mancano alberghi e alberghetti per tutti i gusti e le tasche, tutti però legati ad una sapienza antica e a un rispetto per l’ambiente e le tradizioni locali ignoto nelle nostre città travolte dall’alluvione del cemento e del traffico.
Il tessuto connettivo che lega le opere dell’uomo a quelle dalla natura sono i Centri di Visita attrezzati dal Parco: musei dedicati al lupo come quello di Civitella Alfedena, subito accanto a una grande Area faunistica ove una famiglia di lupi italici vive in semilibertà; all’orso, come quello di Villavallelonga a poca distanza da un altro grande recinto in cui soggiornano gli esemplari un po’ troppo disinvolti nei confronti di pollai e ovili; e poi altri in cui si parla di insetti (Ortona dei Marsi), zampogne(!) a Scapoli – ove si costruiscono molti di questi antichi strumenti musicali – di acque (Villetta Barrea), di foreste e boschi (Val Fondillo di Opi)…
In tutte le stagioni il Parco offre stupendi paesaggi e intense emozioni. In primavera le fioriture dei pascoli e il canto degli uccelli, in estate i camosci sulle vette, il volo delle giovani aquile, in autunno l’esplosione cromatica delle chiome, i duelli dei cervi nelle radure e i vagabondaggi degli orsi per rimpinzarsi di bacche prima del letargo. E se, superando immotivati e sciocchi timori per un sisma ormai lontano nel tempo e lontanissimo nello spazio, visiteremmo questo e altri parchi abruzzesi contribuirete in maniera concreata a sanare i danni che il sisma di aprile ha infierito a questa stupenda e coraggiosa regione.

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