PRIMATI/ Sicurezza “superarmata”: Italia al vertice per armamenti



ROMA – Le classifiche mondiali sono impietose. Se l’Italia è agli ultimi posti nel mondo per giustizia e informazione, cioè due importanti parametri per “leggere” il tasso di civiltà di un Paese, viceversa è ai primi posti non solo per la produzione e l’esportazione di armi (siamo nella top ten mondiale con circa 630mila esemplari prodotti annualmente, stime Eurispes) – dato che ottimisticamente ed eufemisticamente potremmo far rientrare nello sviluppo industriale – ma per spese militari (ottava, con 40,6 miliardi, quasi 700 euro di dollari annui pro-capite, cioè più di Russia, Giappone e Germania) e per quantità di armi legali (dieci milioni di esemplari in mano a quasi cinque milioni di persone, 8,4% della popolazione totale). Ovviamente in quest’ultimo dato hanno un peso i tanti cacciatori (circa 800mila), i 178mila permessi per uso sportivo e le 50mila guardie giurate.
Tuttavia l’insieme degli elementi traccia un quadro chiaro: siamo armi-dipendenti. I quasi 700 dollari annui pro-capite (689 per l’esattezza) per spese militari, con un netto incremento negli ultimi dieci anni, ci pone in una posizione di vertice nel pianeta. La media mondiale è infatti di 217 dollari per abitante (non pochi !), pari ad una spesa globale di 1.464 miliardi di dollari annui, il 2,4% del Pil mondiale, con un aumento del 45% rispetto a dieci anni fa.
Davvero armati equivale a sicuri e felici?

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