Sì alle “canne”, ma solo ai pastori



Sì alle “canne”, ma solo ai pastori

ROMA – Un tempo si portavano dietro formaggio e olio in un corno. Oggi, a quanto pare, per alcuni di loro non manca anche l’hashish. E, secondo la Cassazione, ciò non costituisce reato. Per la suprema corte, infatti, si tratta di un “consumo personale” giustificato “dal lungo periodo di permanenza solitaria in campagna e in montagna”. Insomma, i pastori che fumano durante la transumanza sono assolti e non incorrono nelle maglie della giustizia.
Il caso è nato in Trentino dove un pastore 45enne di Cavalese è stato sorpreso con 38,736 grammi di hashish pari a 53 dosi giornaliere. La Procura di Trento era ricorsa alla suprema corte contro il non luogo a procedere dichiarato dal Tribunale di Trento lo scorso 8 novembre. Ma la sesta sezione penale (sentenza 12146) ha respinto il ricorso e ha sottolineato che “il giudice del merito ha valutato come plausibile la tesi difensiva di precostituzione di scorta per uso personale” da parte del pastore, “abituale assuntore di droghe leggere, al fine di consumo personale nel lungo periodo di permanenza solitaria in campagna e in montagna dove recarsi per le attività connesse alla transumanza di greggi di pecore”.
Insomma, i pastori possono farsi le canne, visto il contesto dove operano. E loro, i diretti interessati, forti anche di un’associazione di categoria, non si scandalizzano. Anzi. “C’è chi fuma, chi beve, chi mangia e chi dorme. In fondo, anche facendosi le ‘canne’ non si fa male a nessuno – sentenziano.
Riuscirà l’originale sentenza ad assicurare un po’ di appeal ad un mestiere ormai in fase di estinzione?

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