Il calvario della procreazione assistita



ROMA – Combattere l’infertilità, piaga sempre più diffusa, costituisce un percorso lungo e tortuoso. Il quadro normativo italiano, poi, sfavorisce le coppie che vogliono avere un figlio mediante tecniche di procreazione medicalmente assistita. E’ quanto asserisce l’80,5% delle coppie italiane con problemi di fertilità, secondo una ricerca promossa dal Censis con la Fondazione Serono e presentata a Palazzo Marini a Roma.
I problemi di infertilità si configurano in generale come particolarmente complessi e spesso molto dolorosi per l’insieme di problematiche che comportano e per il particolare impatto sulla dimensione psicologica che esercitano. Dalla fase di riconoscimento del problema alle difficoltà di diagnosi fino alle diverse scelte ed esperienze di intervento, l’iter medico a cui sono soggette le coppie con problemi di infertilità è molto spesso lungo e tormentato, e, talvolta, non necessariamente risolutivo. Lo studio del Censis, che ha riguardato un campione di 606 coppie (l’età media degli uomini è pari a 37,7 anni, quella delle donne a 35,3) in trattamento con tecniche di procreazione medicalmente assistita presso 20 Centri riconosciuti dal Registro italiano PMA, ha inteso proprio portare alla luce l’articolata realtà di queste coppie ed in particolare la storia, le aspettative e le difficoltà incontrate da coloro che hanno deciso di intraprendere tale percorso.
Dal’indagine risulta che in media passano 21,4 mesi tra i primi tentativi di avere un figlio e il ricorso a un medico. E per il 77,4% delle coppie la legge 40 ha ridotto le loro possibilità di diventare genitori e svantaggia soprattutto chi ha meno possibilità economiche. La legge è criticata soprattutto perché “si preoccupa troppo degli aspetti etici” (71%), mentre solo il 37,7% del campione è convinto che “metta al centro la salute delle donne”.
Il trascorrere del tempo senza riuscire ad ottenere una gravidanza rappresenta una delle cause principali di disagio (per l’87,3% delle coppie). Poco meno della metà (44,5%) soffre per il sentimento di diversità legato alla condizione di infertilità. Il 44% vive questo problema come un assillo, sembra non riuscire a pensare ad altro. Una coppia su dieci non ha confidato a nessuno né l’esistenza del problema, né di essere in cura; il 20% circa non trova comprensione presso amici e parenti; quasi il 30% lamenta un peggioramento della qualità della vita sessuale. Oltre la metà delle coppie (il 56,2%) ha inoltre lamentato difficoltà nel conciliare le esigenze della terapia con i tempi lavorativi, sommando così ai disagi emotivi e pratici anche una problematica professionale.
E’ alta la quota di coloro che si dicono disposti ad andare in un centro all’estero (il 55,5%), mentre il 32,5% sarebbe disposto a sottoporsi a fecondazione eterologa (vietata nel nostro Paese).
In gran parte le coppie sono però fiduciose che riusciranno, prima o poi, ad avere un figlio (il 70,8%), e se la terapia cui si stanno sottoponendo non avrà successo, ci riproveranno (per il 65% circa, e quasi il 5% ha già deciso che lo farà all’estero). Sette coppie su dieci indicano che questa esperienza ha consolidato il rapporto.
“L’infertilità è un problema diffuso che in Italia riguarda una coppia su cinque di quelle in età fertile – spiega Giovanni Scacchi, presidente della Fondazione Cesare Serono. “Attraverso la realizzazione di questa indagine, abbiamo voluto dare voce proprio a coloro che convivono ogni giorno con il dramma di non poter avere figli. L’obiettivo è di far conoscere anche il loro punto di vista, non sempre preso in considerazione all’interno dei grandi dibattiti sul tema della fecondazione assistita”.
L’accesso a un centro di procreazione medicalmente assistita rappresenta il punto di arrivo di un percorso che spesso taglia fuori le coppie più deboli sotto il profilo culturale ed economico. Le donne del campione intervistato sono laureate nel 30,3% dei casi (la quota corrispondente nella popolazione generale è pari al 17,7%), gli uomini sono laureati nel 26,9% dei casi (contro il 14,2% della popolazione generale maschile). In tutte le fasi del trattamento terapeutico si rileva che le coppie svantaggiate sotto il profilo culturale hanno perso più tempo, hanno sofferto di più, e probabilmente molte di loro hanno rinunciato prima di arrivare al centro di procreazione assistita. Il tempo intercorso tra i primi tentativi di diventare genitori e il primo contatto con il medico (21,4 mesi in media) passa da 15,5 mesi per le coppie con titoli di studio più elevati a 30 mesi per quelle con basso tasso di scolarizzazione.
Il percorso diagnostico rappresenta una fase piuttosto lunga e complessa. Dura in media poco più di un anno (13,6 mesi). Ma la variabile territoriale e soprattutto quella culturale pesano in modo decisivo sui tempi. Si arriva a 18,7 mesi in media al Sud e 21,3 mesi tra le coppie meno scolarizzate, contro i 9 mesi nel Nord Est e i 10,4 mesi delle coppie più istruite. Ad aver ottenuto una diagnosi certa sulle cause dell’infertilità è il 63,8% delle coppie, il 29,1% non l’ha ottenuta, mentre nel 7,1% dei casi è rimasta incertezza sulle cause possibili.
Il ruolo del ginecologo si conferma centrale. È sua la diagnosi nel 48,4% dei casi in cui ne è stata formulata una. Il 47,4% delle coppie ha però dovuto interpellare più medici prima di arrivare a una diagnosi. Il valore aumenta ancora una volta tra le coppie residenti al Sud (55,1%) e tra quelle con livelli di istruzione più bassi (56%).
“Il percorso delle coppie che effettuano i trattamenti di procreazione medicalmente assistita è lungo e spesso tortuoso – afferma Concetta Vaccaro, responsabile del settore welfare del Censis. “Il percorso è tendenzialmente più facile per chi ha un livello culturale e socioeconomico più elevato. Queste coppie individuano prima il problema e riescono in tempi brevi ad avviare gli interventi più appropriati, senza perdersi nei meandri di un sistema frammentato e pieno di ostacoli. Circa un terzo delle coppie non fertili sperimenta una sofferenza psicologica profonda che può minare anche lo stesso rapporto di coppia”.

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