Vita da condominio, sempre più infernale



Vita da condominio, sempre più infernale

ROMA – Il condominio sempre più specchio della società. Aumenterebbero le liti, anche per cause futili, ma soprattutto le insolvenze economiche. A stabilirlo è un’associazione di amministratori d’immobili.
Per quanto riguarda le liti, tra le cause vi sarebbero soprattutto le cosiddette “immissioni”, cioè i rumori e gli odori provenienti da altri appartamenti. Costituirebbero il 27% di tutte le controversie. Secondo l’associazione, gran parte delle colpe ricadrebbe sulla cucina etnica con i suoi aromi forti, sempre più spesso al centro di dispute di condominio (mediamente un caso su cinque). La maggior parte di queste liti coinvolgerebbero immigrati di origine asiatica (India, Bangladesh e Pakistan), seguiti dai cinesi (15%) e da stranieri del Maghreb (in particolare Tunisia e Marocco). Il più delle volte cucinare etnico non costituisce certo una colpa, per cui l’unico consiglio è la tolleranza e un buon impianto di aerazione.
A seguire nelle classifica delle controversie troviamo l’apposizione in aree comuni di oggetti e mezzi di un singolo condomino, dalle fioriere alle automobili parcheggiate in spazi non autorizzati nel garage condominiale.
Alle origini delle discussioni anche i rumori in cortile, in particolare il gioco dei bambini, l’innaffiatura di piante, gli animali domestici, il bucato, i mozziconi gettati dalla finestra, lo sbattimento di tovaglie. Un campionario che comporta un dato di fatto innegabile: oltre il 50% delle procedure civili, nelle aule di giustizia, riguarda il condominio. Cioè ogni anno circa 2 milioni di italiani fanno causa per questioni condominiali, il più delle volte vedendosi respingere il ricorso di fronte al giudice di pace. “Ecco perché la via della mediazione resta quella da preferire – assicurano all’associazione di amministratori d’immobili.
Sul fronte economico, sempre secondo l’associazione, costituirebbe ormai circa il 20% il numero dei condomini che non pagano le bollette, rischiando il pignoramento. In tempi normali, assicura l’associazione, la percentuale di morosi è pari al 10%. Insomma, la crisi imporrebbe dilazioni nei tempi o copertura di altre bollette giudicate più importanti, delegando quella del condominio agli ultimi posti.
Di fronte alla morosità, ricorda l’associazione, la norma è chiara: prima la messa in mora, poi il decreto ingiuntivo e, se non si ottiene nulla, l’atto di precetto. In ultima istanza, il pignoramento, mobiliare e immobiliare.
Forse occorrerebbe fare anche un’indagine sul numero di amministratori che creano problemi nei condomini: a sentire inquilini e proprietari anche loro sarebbero in netta crescita.

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