Vendola, l’araba fenice



ROMA – L’aveva preannunciato nel corso di un’intervista al quotidiano La Repubblica: “Siamo finiti in una gabbia di veleni, cambiamo casa per rifondare la sinistra”. Per chiarire, ha tirato fuori le parole dal cilindro della sua erudizione, da poeta colto e di successo, da laurea in lettere con tesi su Pasolini, spiegando di essere finito dentro “una prigione di risentimenti”, “una spirale ritorsiva”, “una storia illividita e sfarinata”.
Chiusa una rifondazione se ne fa un’altra. Per la sinistra. Sentenzia: “L’utopia è come l’araba fenice, rinasce dalle proprie ceneri. E l’utopia dell’eguaglianza non è riducibile alle conseguenze di alcun fallimento, continuerà a camminare lungo le strade della politica”.
L’antagonismo trova un altro antagonista. Il carismatico Nichi Vendola, 50 anni lo scorso agosto, governatore della Puglia dall’aprile 2005 quando alle primarie di gennaio sconfisse d’un soffio, a sorpresa, l’economista Francesco Boccia, avendo poi la meglio, contro tutti i pronostici, sul presidente uscente Raffaele Fitto. Storia nota. Immortalata in film, come quello biografico di Gianluca Arcopinto, e documentari, “C’è un posto in Italia”, di Corso Salani.
Emblema della sinistra controversa (“la sinistra è un’istanza oggettiva”). Cattolicissimo e omosessuale, Vendola. Tra i fondatori dell’Arcigay. E, nel gennaio del 1991, dell’embrione di Rifondazione comunista, con Armando Cossutta dopo la svolta di Occhetto alla Bolognina. Parlamentare per tredici anni, dal 1992 al 2005, compresa la vicepresidenza della Commissione antimafia.
Il governatore della Puglia, oggi, è uno che ce n’ha per tutti: “Rifondazione e il Pd rischiano di essere la narrazione dello stesso suicidio. Da un lato, la ricerca affannosa di governismo a tutti i costi, dall’altro, la predicazione velleitaria lontana dalla realtà”.
L’ultimo “vulnus”, come lo chiama lui, è quello inferto al quotidiano di partito “Liberazione”. La cacciata del direttore Piero Sansonetti è la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Un colpo “al diritto di informazione e all’autonomia del giornalismo”. Confessa: “Ho sofferto tanto per quanto accaduto, da giornalista e da comunista”. Lui, che il comunismo l’ha vissuto dentro il partito. Dalla Fgci al Pci, come giornalista dell’Unità e di Rinascita. Non soltanto la presa d’atto di una divaricazione politica. Ma qualcosa di più profondo che diventa l’ennesimo strappo.
Chianciano Terme. Appena sei mesi fa aveva visto la sconfitta di Vendola con il 47,3% al settimo congresso di Rifondazione. Oggi l’acqua termale benedice la nascita del suo nuovo soggetto politico, Rifondazione per la sinistra, prodotto dall’assemblea della minoranza, presente l’ex segretario del Prc, Franco Giordano.
L’attuale segretario, Paolo Ferrero, c’ha provato fino all’ultimo ad evitare l’ennesima frattura. “Invito i compagni e le compagne riuniti a Chianciano a ripensare all’ipotesi di una scissione, perché non comprendo che senso abbia fare una scissione in nome dell’unità – ha detto Ferrero a Milano.
Ma Vendola è problematico. Secondo lui le parole di Ferrero sono solo cerimoniale, “esercizi di galateo” e “lasciano il tempo che trovano” perché “la scissione c’è già stata, nei fatti”. Incalza: “Le nostre linee politiche si sono divaricate in modo radicale, c’è stata una rottura nella concezione dello stare assieme, come è avvenuto nella vicenda della cacciata di Piero Sansonetti dalla guida di Liberazione. Quella era già la scissione”. Poi, però, aggiusta il tiro: “Non provo acrimonia verso Ferrero e il suo gruppo dirigente. Rifondazione è stata la mia casa, e questo addio non è un partire indolore”. Arriva anche invitare i compagni che restano nel Prc a “battersi perché nasca una sinistra nuova, una sinistra del lavoro e delle libertà”.Ma anche: “Siccome non dobbiamo passare il resto della vita a maledirci, allora meglio ricostruire qualcosa partendo da ciò che ci divide”.
Esprime la sua idea di sinistra, forse un po’ scontata anche se, specie negli ultimi tempi, poco attuata. “Antirazzismo, la cura per le persone più deboli, dell’ambiente: la parola sinistra deve tornare ad avere senso. L’Italia che fu il paese dell’anomalia comunista è oggi diventato il paese in cui l’anomalia è rappresentata dall’assenza di una forte sinistra politica”. Elogia il modello sardo di Renato Soru “che ha difeso la bellezza e la ricchezza della natura” dando così “una lezione di dignità e di moralità”.
E via con il Vendola-pensiero sull’alternativa, quella che viene dalla sinistra vera: “Ingaggiare un corpo a corpo contro la paura e la solitudine, che ritrova l’ago e il filo con cui cucire nuovi legami sociali, pezzi di comunità, movimenti che fanno politica coinvolgendo e accogliendo”.
Quindi illustra la sua nuova creatura. Un soggetto – come precisa Vendola – “alternativo ai poteri forti”, ma anche ad un Pd “perso nei propri contorcimenti tattici”, al veltronismo che “si presenta ormai come un mix compiuto di radicalismo etico e di moderatismo sociale, che pratica la prospettiva di una alternanza senza alternativa” e ovviamente alla destra che ha avviato una “bonifica giustizialista” contro i poveri, cedendo gradualmente alla xenofobia e le cui politiche per la scuola contribuiscono allo “sradicamento di una cultura della res publica”.
Il governatore della Puglia si porta dietro il cosiddetto “vecchio giro”, cioè il gruppo legato al subcomandante Fausto Bertinotti, da Franco Giordano a Gennaro Migliore fino allo stesso Piero Sansonetti, forse candidato alle prossime amministrative a Bologna. Tra i soggetti vicini, la Sinistra Democratica di Claudio Fava.
Ma non tutta l’area del partito che in occasione dell’ultimo congresso si era riconosciuta nella mozione Vendola (“Manifesto per Rifondazione”) deciderà di seguirlo nella nuova formazione. Tra questi: Milziade Caprili, ex vicepresidente del Senato, l’europarlamentare Giusto Catania, gli ex parlamentari Luigi Comodi, Matilde Provera, Augusto Rocchi, l’ex sottosegretario Rosa Rinaldi, il responsabile enti locali Raffaele Tecce, il responsabile ambiente Tommaso Sodano e Sandro Valentini della direzione Prc. I bertinottiani, ufficialmente, decideranno tra una settimana a Roma.
Intanto, però, Rps, sigla del partito Rifondazione per la sinistra, ha già un logo che ricorda tanto quello dell’Arci: sfondo bianco, tre lettere della sigla (prime due in nero e terza rossa) con la presenza di una piccola stella rossa. Ed è già operativo il sito, www.rifondazioneperlasinistra.it/, con la relazione di Vendola, notizie dai territori, blog, commenti e video. Insomma, non proprio uno strumento nato dall’oggi al domani.
(Giampiero Castellotti) 

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