La carne alla diossina



ROMA – Ancora un allarme alimentare. Rigorosamente proveniente dall’estero. Dopo i recenti casi di latte alla melanina proveniente dalla Cina e olio di girasole dall’Ucraina. Senza dimenticare, a proposito di diossina, i polli “chimicizzati” offerti dal Belgio qualche anno fa. Ora è la volta della carne di maiale alla diossina esportata dall’Irlanda. Cui si aggiunge, nelle ultime ore, il ritrovamento di diossina anche in alcune mandrie di bovini che hanno mangiato mangime. Niente nazionalismo o, peggio, autarchia, per carità. Ma, una volta tanto, onore alla produzione italiana, frutto di tecniche tramandate da secoli. Paese che ha il primato europeo per certificazioni. Insomma, meglio il vecchio panino con l’olio dop (e molisano non guasta), con la salsiccia o, al limite, con “la mortazza”. Ma, una volta tanto, evitiamo le trendissime cucine internazionali.
Intanto, per capire di più cosa sta succedendo, ecco una scheda chiara (lo speriamo) e soprattutto dettagliata. Perché la sicurezza alimentare, leggi “salute”, dovrebbe essere in cima alle priorità del bene comune. CAUSA DELLA CONTAMINAZIONE – Sarebbe stato un mangime utilizzato in alcuni allevamenti a partire dallo scorso settembre. Secondo il sottosegretario all’Agricoltura britannico, Michelle Gildernew, nove allevamenti nordirlandesi avrebbero utilizzato il mangime. Nel resto dell’Irlanda sarebbero altri 47, per un totale di 56. Secondo la Commissione europea il mangime contaminato sarebbe stato utilizzato in circa il 10% degli allevamenti irlandesi. La polizia irlandese ha aperto un’inchiesta, secondo cui la fonte sembra essere olio industriale finito in una macchina utilizzata per asciugare il mangime presso la Millstream Power Recycling, ditta della contea di Carlow che trasforma prodotti alimentari di scarto in cibo per i maiali. RISCHIO PER LA SALUTE – La Fsa, l’agenzia britannica per gli standard alimentari, ha consigliato di non consumare i prodotti, ma ha sottolineato che, dato il basso livello di contaminazione “effetti dannosi alla salute” sono possibili soltanto se si è stati esposti per un lungo periodo alle sostanze contaminanti. Il pericolo per la salute è direttamente proporzionale al livello di esposizione alla diossina per cui bisognerebbe nutrirsi di carne contaminata per lungo tempo e a grandi quantità. Tra l’altro “gli animali importati dall’Irlanda sarebbero in massima parte giovani e quindi con poco grasso laddove si accumula la diossina – spiega Gaetano Penocchio, presidente della Federazione degli Ordini dei veterinari. L’Aduc, associazione di consumatori, ha però invitato gli italiani a “non mangiare carne suina, almeno fino a quando non saranno resi noti i risultati delle analisi”. PERCENTUALE DI CARNE IRLANDESE DI MAIALE CONTAMINATA – Secondo le informazioni divulgate dalla Commissione europea sarebbe non più del 10% del totale. COME E’ EMERSO IL PROBLEMA – Il governo irlandese ha lanciato un allarme internazionale dopo che alcuni controlli hanno rilevato la presenza di diossina nelle carni di maiale prodotte dallo scorso primo settembre, con livelli da 80 a 200 volte quelli massimi ammissibili. I ministeri irlandesi della Sanità e della Difesa hanno chiesto il richiamo o la distruzione di tutta la carne di maiale irlandese prodotta dal primo settembre. DOVE ESISTE IL PROBLEMA – In Europa 12 Paesi hanno importato carne suina irlandese a partire dallo scorso primo settembre per oltre 14mila tonnellate. In particolare il Regno Unito con i quantitativi più importanti (quasi 4.500 tonnellate), seguito da Germania, Francia, Estonia, Belgio, Olanda, Polonia, Danimarca, Svezia, Cipro, Portogallo e, ovviamente, Italia. L’Agenzia irlandese per la sicurezza alimentare (Fsai) ha reso noto che carne di maiale di provenienza irlandese e contenente diossina è stata scoperta in Francia e in Belgio dopo una serie di controlli alle frontiere. Nel resto del mondo, l’Irlanda ha inviato quasi 3.000 tonnellate tra Cina, Hong Kong, Russia, Giappone, Usa, Singapore, Svizzera, Canada e Corea. In particolare Cina, Giappone, Singapore e Corea del Sud hanno annunciato la sospensione temporanea delle importazioni di carne suina dall’Irlanda e non dagli altri partner europei. LA SITUAZIONE IN ITALIA – Nel nostro Paese, secondo quanto dichiarato dal sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, sarebbero 90 le partite di carne suina importate dall’Irlanda a partire da settembre. “Abbiamo rintracciato e sequestrato tutte le partite di carne suina provenienti dall’Irlanda che sono 90 in tutto, una in più di quelle segnalate dall’Unione Europea”. E’ quanto ha affermato il sottosegretario Francesca Martini. Per quanto riguarda la carne bovina il sottosegretario ha aggiunto che, dal giorno in cui è scattato l’allarme, sono stati fatti controlli alle frontiere. Le importazioni di carne di maiale fresca, refrigerata e congelata dall’Irlanda sono contenute – sottolinea la Coldiretti – su una quantità di 1,7 milioni di chili nei primi otto mesi del 2008, con un calo del 20 per cento rispetto allo scorso anno. I SEQUESTRI DI CARNE – Nel mirino, nel dettaglio, sono finite 1.467 tonnellate distribuite attraverso 22 stabilimenti che stanno ricevendo la visita delle autorità sanitarie. I carabinieri del Nas sono al lavoro e stanno controllando grandi magazzini in tutta Italia. I primi sequestri sono avvenuti, da parte delle Asl, in Emilia-Romagna, Campania, Veneto, Puglia, Toscana e Trentino-Alto Adige. Al lavoro anche gli ispettori del ministero delle Politiche agricole, che completano il sistema Nas-Asl-Ministero. Le carni sequestrate saranno analizzate nei prossimi giorni per accertare l’eventuale presenza di concentrazioni di diossina oltre i limiti consentiti. Qualche esempio di controlli.
Campania: sequestro di quattro partite di carne suina di provenienza irlandese, notizia diffusa dall’Istituto zooprofilattico di Portici. Il quantitativo sequestrato era destinato ad essere immesso sui mercati di Baiano, nell’Avellinese.
Emilia-Romagna: 192 tonnellate finite sotto sequestro. Circa 108 in due stabilimenti di deposito situati nell’immediata periferia di Reggio Emilia. Ausl e Nas di Parma hanno iniziato l’attività di controllo in tre stabilimenti segnalati dall’Uvac, l’ufficio veterinario ministeriale. Nel primo sono state sequestrate due partite di carne per complessive 2.4 tonnellate, altre cinque partite di carne per un peso complessivo di 9 tonnellate risultano essere già state trasformate in prodotti di origine animale e inviate in Germania; negli altri due la carne non è arrivata perché rifiutata e, nel secondo, consegnata in altra sede della stessa ditta, in altra regione. Sequestri anche a Modena dove è stato necessario ricostruire quali lotti già messi sul mercato possano contenere come componente, eventualmente, carne a rischio lavorata nei mesi scorsi.
Puglia: il primo sequestro è stato effettuato a Faeto (Foggia). Il secondo in un’azienda di Taurisano (Lecce). In totale circa 80 mila chilogrammi di prodotto trasformato sarebbero stati già commercializzati (sotto forma di salumi e wuster). Nas e Asl stanno cercando ora di individuarli.
Toscana: Una delle partite di carne irlandese (circa 150 chili) è arrivata a una ditta del Valdarno che si occupa di realizzazione di insaccati.
Trentino-Alto Adige: Sequestro presso il Salumificio Trentino di Nago, che ha importato la carne (11,6 tonnellate di spalle di suino destinate alla preparazione di prosciutto cotto) il 18 novembre. Circa 7 tonnellate erano ancora in giacenza presso il salumificio, la rimanente parte è già stata trasformata. ANALISI – In genere vengono effettuate dall’Istituto zoofilattico. I tempi per i risultati: mediamente una-due settimane. BLOCCO DELLE IMPORTAZIONI – Dodici stati europei, tra cui l’Italia, dovranno bloccare le importazioni di carne di maiale e derivati e fare accurati controlli per accertare la presenza di diossina. E’ quanto dichiarato dal commissario alla salute Ue, Androulla Vassiliou. COME RICONOSCERE LA CARNE IRLANDESE – Grazie all’obbligo di indicare la provenienza in etichetta è possibile per i consumatori riconoscere sugli scaffali la carne bovina proveniente dall’Irlanda ma non quella di maiale, per la quale ancora non sussiste obbligo, nonostante – secondo un’indagine della Swg, il 98% dei consumatori sarebbe favorevole. Dal primo gennaio 2002 l’etichetta della carne bovina in vendita deve obbligatoriamente riportare lo stato di nascita, di allevamento e di macellazione; è quindi possibile sapere se la fettina è stata ottenuta da un bovino nato, cresciuto e allevato in Italia o se si tratta di un capo nato all’estero, cresciuto e macellato in Italia o ancora se la carne proviene da un animale nato, cresciuto e macellato all’estero, ad esempio in Irlanda. L’indagine in corso sulle carni bovine irlandesi, partita dopo che in Irlanda sono risultate contaminate da diossine anche alcune partite di mangime destinato ai bovini, è facilitata proprio dal sistema di tracciabilità per i bovini in vigore nell’Unione europea. Le carni suine italiane possono tuttavia essere riconoscibili da marchi di qualità come il Gran Suino Padano (GSP) per il prodotto fresco o da quelli europei a denominazione di origine per i salumi. IL MERCATO ITALIANO E LE RASSICURAZIONI – Nel nostro Paese sono presenti cinquemila allevamenti di maiali. Possiamo contare sulla più estesa rete di veterinari a livello comunitario. Gaetano Penocchio, presidente della Fnovi, Federazione degli Ordini veterinari: “E’ fuori luogo ogni allarmismo perché i rischi sono vicini allo zero. Aldo Grasselli, segretario nazionale del Sindacato italiano veterinari di medicina pubblica (Sivemp): “La situazione è sotto controllo”. Per Silvio Borrello, direttore della sicurezza alimentare del ministero del Welfare “il rischio è molto modesto”. Gian Paolo Angelotti, presidente nazionale di Assomacellai-Confesercenti, ricorda: “Le carni suine fresche, quelle cioè che si ritrovano sui banchi delle circa 35 mila macellerie italiane, sono per oltre il 90% di provenienza interna. Per quanto riguarda invece lo specifico settore del taglio al banco, viene utilizzata esclusivamente carne di origine nazionale”. Il consumo di carne di maiale e derivati è pari in Italia ad una media di 31 chili annui a persona. LA PROPOSTA – Scrive Carlo Petrini: “L’unica condizione per avere il controllo sulla qualità della carne che mangiamo è abbassare i consumi. Se ne mangiamo di meno, e quindi ne verrà prodotta di meno, con cicli meno veloci, con alimentazioni meno artificiali, che prevedano meno passaggi, meno elaborazioni, meno variabili, allora possiamo sperare di avere un qualche tipo di sicurezza alimentare. E intanto, ma queste sono riflessioni per visionari, si libererà il pianeta di un bel po’ di Co2, si risparmierà acqua, si eviterà di spianare foreste, non sarà necessario pavimentare il mondo di monocolture di mais o di soia.

SAPERNE DI PIU’

L’ETICHETTA CON L’ORIGINE SULLE TAVOLE DEGLI ITALIANI
• Obbligo di indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca (dal 1 gennaio 2004)
• Codice di identificazione per le uova (dal 1 gennaio 2004)
• Obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto (dal 1 agosto 2004)
• Obbligo di indicare la zona di mungitura o la stalla di provenienza per il latte fresco (dal 7 giugno 2005)
• Etichetta del pollo “Made in Italy” (dal 17 ottobre 2005)
• Etichetta di origine per la passata di pomodoro (dal 1 gennaio 2008)
MANCANZA DI ETICHETTA
Carne di maiale, coniglio e agnello, pasta, conserve vegetali, latte a lunga conservazione e formaggi non a denominazione di origine.
LE INFORMAZIONI OBBLIGATORIE SULL’ETICHETTA DELLA CARNE BOVINA
• Stato dove è avvenuta la nascita;
• Stato dove è avvenuto l’ingrasso (crescita);
• Stato dove è avvenuta la macellazione;
• Stato dove è avvenuto il sezionamento;
• Codice di identificazione dell’animale.
L’articolo sulla sicurezza alimentare scritto da Giampiero Castellotti (clicca qui)

IL CONTRIBUTO ESTERNO / COS’E’ LA DIOSSINA?

L’Oms: la diossina negli alimenti non deve esserci mai

Suini: tolleranza bassissima

Il grasso trattiene il veleno, per questo i maiali sono osservati speciali dall’Ue. “La diossina è un inquinante che non deve essere presente né nel latte né in altri alimenti”. È il verdetto autorevole espresso da Walter Pasini, direttore del Centro europeo di Global Health dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).
In realtà si fa presto a dire diossina, ma la famiglia è numerosa, composta da decine di sostanze.
Queste sostanze si creano come sottoprodotto di alcune lavorazioni chimiche o vengono liberate dall’incenerimento dei rifiuti che contengono cloro, come ad esempio i contenitori di plastica o i rivestimenti dei cavi elettrici.
L’Oms ha accertato da anni che le più diffuse diossine sono agenti cancerogeni: creano tumori. I loro effetti patologici si ripercuotono sulla cute e sul sistema immunitario, riproduttivo, endocrino e nervoso.
Le diossine si concentrano sui grassi, animali e umani. Accumulandosi nei tessuti adiposi, vi rimagono per decenni.
Pcb-diossina simili
I policlorobifenili (Pcb) sono un gruppo di 209 sostanze, 12 delle quali con proprietà tossicologiche simili alle diossine, tanto da essere definiti Pcb-diossina simili.
A differenza della diossina, i Pcb sono prodotti direttamente per l’utilizzo tecnico-industriale. Anche queste sostanze sono altamente tossiche e provocano danni tanto all’uomo, quanto all’ambiente. Entro la fine del 2010 tutte le apparecchiature contenenti Pcb dovranno essere messe fuori servizio.
Limiti consentiti dalla Ue
Il regolamento Cee 1818/2006 fissa le soglie di tolleranza di diossina e Pcb-diossina simili che alcuni alimenti devono rispettare per essere commercializzati. L’unità di musra è il picogrammo (pg) che corrisponde a un miliardesimo di milligrammo.
Il latte crudo e i prodotti caseari (mozzarelle, formaggi, ma anche il burro) non possono superare 3 picogrammi per grammo di grasso in tossicità equivalente (in sigla pc/g) per quanto riguarda le diossine e 6 pc/g per i Pcb-diossina simili.
Nella carne suina il limite si abbassa perchè c’è più grasso
Per la carne bovina e ovina il tenore massimo consentito è 3 pc/g per le diossine e 4,5 pc/g per i Pcb, Nel pollame le soglie di tolleranza sono 2 pc/g (diossine) e 4 pc/g /pcb-diossine simili).
Ma nelle carni suine, invece, che sono più grasse il limite si abbassa sensibilmente: a 1 picogrammo per le diossine e a 1,5 per i Pcb-diossina simili.
Nel pesce e nei crostacei, infine, il limite consentito è di 4 picogrammi per grammo di grasso per le diossine e di 8 pc/b nel caso dei Pcb.
Soglie massime sono fissate anche per i mangimi animali, che sono quelli finiti sotto accusa ora in Irlanda.
(Scheda pubblicata nello Speciale del settimanale “Il Salvagente” – Diossina il vero e il falso – a cura di Enrico Cinotti, ad aprile 2008)
<div class="

Precedente Ecco, punto per punto, la riforma della scuola Successivo Giuseppe De Rita "a tutto campo"