Il cuore dei molisani: alti fattori di rischio



ROMA – L’allarme dei cardiologi giunge a sorpresa: gli italiani, molisani compresi, non amano il proprio cuore. E così continuano ad ammalarsi.
«Una situazione preoccupante e in crescita, lo vediamo ogni giorno in corsia, specie nel reparto donne. Vanno in palestra e fanno ogni tanto una dieta che dura lo spazio di un mattino. L’unica preoccupazione è la linea, non certo il cuore. Fumo, colesterolo, ipertensione, diabete sono un problema, pensano, degli anziani. Gli uomini non sono da meno: calcetto, magari senza allenarsi, jogging nel parco. Tutto qui. I giovani poi che, per definizione, non fanno prevenzione. Anzi sembrano mettere impegno per condurre stili di vita ‘azzardati’».
Parla Paolo Marino, presidente della Società Italiana di Cardiologia alla conferenza stampa del 70° congresso della SIC a Roma. «Speravamo, almeno, nei capelli bianchi – aggiunge Marino – ma da un po’ di tempo la ricerca della giovinezza perduta ha ridotto, se non cancellato, l’attenzione ai fattori di rischio. Ci si preoccupa solo, ed allora diventa angoscia e panico, quando il cuore perde qualche colpo. I messaggi di prevenzione non stanno funzionando. Forse vanno mirati per sesso e fasce di età. Per questo la Campagna ‘Battiti per il tuo cuore’ è stata indirizzata proprio ai ragazzi. E ci ha dato grandi soddisfazioni». Ma di sorprese, quando si parla di cuore in Italia, ce ne sono diverse. Alcune presentate in conferenza stampa dagli esperti della SIC.
Il cuore del Molise. La fotografia del cuore dei molisani viene dall’ultimo Rapporto Istat ed è stata commentata dai cardiologi al 70° Congresso della Società Italiana di Cardiologia. Ma quanti sono i molisani malati di cuore? Quando l’Istat ha chiesto ai molisani come stanno in salute, 4,2 su cento hanno dichiarato di soffrire di una malattia di cuore, più della media nazionale che è pari a 3,9 ogni cento abitanti. In Italia le malattie cardiovascolari restano al primo posto tra le cause di morte, soprattutto tra gli anziani. Nel 2006 in Molise, ogni centomila abitanti, sono deceduti per una malattia del sistema cardiocircolatorio 460,9 persone (più della media nazionale pari a 373,4).
Infarto? Eppure era sano. Un grappolo di geni e un mito da sfatare in Cardiologia. «Una persona su due che arriva al pronto soccorso con un accidente cardiovascolare – dice Francesco Romeo, presidente FINSIC- non presenta un grande fattore di rischio: colesterolo, fumo, diabete, ipertensione, obesità. Quale allora la causa? La risposta c’è. Sono stati individuati diversi geni che recitano un importante ruolo nell’insorgenza di una malattia cardiovascolare. Riguardano, per citarne alcuni, il metabolismo del colesterolo, la captazione del colesterolo dal sangue alla parete delle coronarie, la risposta infiammatoria, il diabete e la pressione arteriosa. La via della genetica è indirizzata in particolare all’identificazione di quel sottogruppo della popolazione nel quale, pur in assenza di gravi fattori di rischio, si è scoperta, con un’analisi del DNA, un’alta ‘suscettibilità genetica’ per la presenza di geni cosiddetti ‘cattivi’. Questo esame del DNA- bastano un capello, un po’ di saliva o di sangue- permette al consulente genetista ed al medico di valutare il rischio che il paziente corre di andare incontro ad una malattia cardiovascolare. Su questi dati si disegna la terapia ottimale personalizzata con farmaci mirati (molto presto, un paio d’anni, si avranno a disposizione farmaci che possono essere dosati perfettamente, a misura di terapia). A questo punto si deve verificare il risultato del percorso terapeutico di prevenzione con la visualizzazione delle coronarie con la TAC o diretta con la coronarografia.
La strada fin qui descritta è particolarmente indicata alle persone che, senza avere fattori di rischio o minimi, hanno avuto in famiglia un decesso, il padre o la madre o un fratello, per un incidente cardiovascolare. Si tratta della cosiddetta familiarità». E arriviamo al mito da sfatare. «C’è un mito – ha aggiunto Francesco Romeo – diventato uno slogan e che si sta diffondendo in tutta Italia: ‘L’obesità è l’unico killer del cuore’. Un messaggio fuorviante. La gente va in palestra o corre nei parchi o usa un po’ di accortezza a tavola e magari fuma, non controlla la pressione arteriosa, non si accerta se si è innescato il processo diabetico. La bilancia, per loro, è l’unico anti-infarto. L’obesità è un grande fattore di rischio, nessuno lo mette in dubbio. Ma va collocata insieme agli altri killer».
“Vinca il migliore”. Alla vigilia dl Congresso della SIC arriva un lampo di azzurro che squarcia il cielo costantemente buio della Sanità. «Finalmente – dice in conferenza stampa, Paolo Marino, presidente della SIC- sono stati trovati i soldi per la Ricerca in Sanità, una bella somma, 101 milioni di euro, dei quali 30 milioni riservati ai giovani ricercatori. La Conferenza Stato-Regioni ha dato il via libero ad un maxi bando, fortemente voluto dal vice ministro Ferruccio Fazio, destinato alla Ricerca finalizzata diretta a tutti gli operatori per progetti clinico- assistenziali e biomedici, prevalentemente transazionali. Coinvolte tutte le strutture sanitarie, compresi gli ospedali e le regioni. Un’aspirazione della SIC si è esaudita: la Società non si era mai stancata nel chiedere una svolta, perché senza Ricerca la Sanità non progredisce con comprensibile ripercussione sui pazienti. Al di là del finanziamento c’è, finalmente, il criterio del ‘vinca il migliore’. Era ora. Esperti del National Institute of Health (NIH), la prestigiosa organizzazione statunitense, valuterà i progetti. Un ‘vinca il migliore’ che trova un’ulteriore garanzia nel fatto che, dopo la valutazione, due esperti internazionali, coadiuvati dal Ministero, verificheranno la corretta appartenenza dei progetti all’area clinico- assistenziale e biomedica”. Paolo Marino, dopo aver sottolineato la soddisfazione della SIC per questo grande passo in avanti, molto atteso, della Ricerca, ha messo in risalto che purtroppo si verificherà una differente opportunità fra giovani talenti. I ricercatori che operano nell’ambito di istituti universitari hanno, infatti, maggiori possibilità di Ricerca rispetto ai colleghi che lavorano nella galassia ospedaliera, poco incline istituzionalmente alla Ricerca speculativa e più interessata al ‘fare’».
I farmaci post infarto non dati adeguatamente. La denuncia è pesante. I dati sono allarmanti. Al punto che Raffaele Bugiardini, Coordinatore del 70° Congresso della Società Italiana di Cardiologia, in conferenza stampa afferma che: «Il miglioramento nella percentuale di aderenza ai farmaci salvavita richiede uno sforzo con “continuative raccomandazioni” da parte del sistema di assistenza pubblico e continui controlli sull’attività di prevenzione secondaria svolti sul Territorio. Ci sono terapie valide con farmaci salvavita nel dopo infarto evidenziate dalle scoperte scientifiche ma che tardano in Italia ad essere applicate nella pratica clinica. Non è una questione di economia perché la spesa per questi salvavita è bassa. «I cittadini- prosegue Raffaele Bugiardini, Coordinatore della Commissione per il Congresso e Membro del Consiglio Direttivo SIC – devono essere informati che, nonostante il S.S.N spenda circa il 10 per cento interno lordo per la Sanità, non sempre ricevono le cure che l’evidenza scientifica avrebbe suggerito e che essi dovrebbero sapere». Raffaele Bugiardini parla delle terapie, non date ai pazienti nel post infarto. «Il Centro Studi della SIC in associazione con CINECA ha preso in esame – aggiunge – le prescrizioni di quattro farmaci salvavita. Lo scopo era quello di verificare la corretta applicazione delle linee guida terapeutiche nazionali ed internazionali nella cura del paziente. I risultati sono stati negativamente sorprendenti: c’è un trenta per cento di scollamento dal trattamento ottimale osservato in campo internazionale. In pratica, i quattro farmaci salvavita- l’Aspirina, i Beta-bloccanti, le Statine e gli Ace-inibitori- vengono prescritti in Italia in misura inferiore alle linee guida e agli standard internazionali». «Bisogna subito intervenire – conclude Bugiardini- . La via corretta è quella di monitorare l’aderenza farmacologica alle linee guida, mettendo in campo modelli e mezzi di controllo telematico quali ad esempio quelli forniti dal Centro Studi SI-CINECA».
Il cuore dei giovani. «E’ stato un anno dedicato ai giovani che si chiude con un bilancio molto positivo – dice Salvatore Novo, presidente della Fondazione Italiana Cuore e Circolazione Onlus – e tante iniziative in cantiere l’attività della Fondazione portata avanti in sinergia con la Società Italiana di Cardiologia. Il 2009 è stato veramente l’anno del cuore dei giovani. Passo dopo passo la strada verso il cuore dei ragazzi ha portato la Fondazione e la Società Italiana di Cardiologia ha promuovere la Campagna ‘Battiti per il tuo cuore’ resa possibile grazie al contributo di Takeda Italia Farmaceutici. La Campagna, che ha preso il via alla fine di ottobre, è iniziata come una ‘scommessa’ e cioè parlare di prevenzione cardiovascolare ai giovani che, si sa, sono piuttosto restii ad ascoltare questi consigli. La Campagna è stata un successo. Lo spot, programmato in oltre 30 sale cinematografiche in tutta Italia (sono stati più di 22mila i passaggi) ha riscosso successo soprattutto sulla rete che, come è noto, è la principale fonte di informazione dei giovani. Così come il sito web www.battitiperiltuocuore.it che resterà sempre attivo e a disposizione di ragazzi e genitori. Un grazie la Fondazione e la SIC ci tengono a rivolgerlo ai Media che hanno sostenuto la Campagna aiutando a diffonderne il messaggio di prevenzione». «La strada che porta al cuore dei giovani, dopo questo primo anno di attività- ha aggiunto Novo – meritava di essere segnata da una pietra miliare che fosse da stimolo per i tanti passi che ci sono ancora da fare. Martedì 15 dicembre, in occasione della chiusura del 70° Congresso della SIC sarà consegnato dal Ministro Gelmini un defibrillatore ad una scuola che ha partecipato alla Campagna di educazione al BLS-D. Un defibrillatore-simbolo che rappresenta l’inizio di una nuova sfida: rendere le scuole italiane ‘a prova di cuore’. Ma che vuole essere anche il ringraziamento a tutti quei ragazzi che hanno diffuso, grazie al loro passaparola, la campagna ‘Battiti per il tuo cuore’ tra i coetanei. Come era nei migliori auspici della Fondazione e della SIC i veri protagonisti della Campagna sono stati proprio loro».
Ultima chance per l’Università. Parlando di cuore spesso compare il termine rianimazione. Ma alla conferenza stampa del Congresso della SIC chiamato in causa, con toni molto forti, con un invito a impegnarsi per la rianimazione dell’Università. « La riforma dell’Università proposta dal ministro Gelmini, attualmente ancora disegno di legge – ha detto Francesco Fedele, presidente uscente della SIC – nelle migliori delle ipotesi diventerà legge non prima della primavera 2010. In questa fase di stasi, è naturale che sorgano dubbi e incertezze che coinvolgono tutti coloro che sono chiamati in causa, docenti, studenti, giovani ricercatori, Società Scientifiche, Istituzioni. Tutti riconosciamo la validità dei cambiamenti previsti, che hanno come unico filo conduttore i principi di ricerca, didattica, qualità e meritocrazia, soprattutto alla luce dell’improduttivo se non nocivo “letargo” presente da troppo tempo nell’ambito universitario. Ma il traguardo tanto auspicato è ancora molto lontano. Il punto cruciale è che questa riforma è una riforma senza risorse: tanti bei progetti previsti, ma tutti basati su fondi irrisori e comunque non sufficienti. I tagli dell’ultima finanziaria poi non lasciano ben sperare: l’università, più di altri settori, è stata danneggiata, privata di finanziamenti necessari, senza i quali è assurdo poter pensare alla sua “rinascita”. Uscire da questo labirinto di incertezze e di carenze non è semplice ma ancora di più in questo momento devono mobilitarsi le componenti sane dell’Università e delle Società Scientifiche: mi riferisco in particolare alla SIC costituita prevalentemente dalla componente accademica e massivamente rivolta a valorizzare la risorsa dei giovani. Dobbiamo responsabilizzarci tutti e impegnarci in prima persona al fine di non perdere quest’ultima chance, favorendo in ogni modo questo “traghettamento” verso la “nuova” Università. A questo proposito, un esempio può essere rappresentato da quanto sta attuando il rettore della Sapienza, prof. Frati, che ha già mosso i primi passi per realizzare alcuni punti della riforma, ancor prima che sia approvata, nel tentativo di superare pericolosi momenti inerziali. La nostra sfida è quella di collaborare fattivamente a questa rianimazione dell’Università attraverso soprattutto la rianimazione dell’entusiasmo dei giovani studenti e della loro fiducia nell’Istituzione».

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