ANNIVERSARI/ Valerio Verbano, una battaglia di verità e giustizia



ANNIVERSARI/ Valerio Verbano, una battaglia di verità e giustizia

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ROMA – La giovane e intensa esistenza di Valerio Verbano è stata cancellata per sempre trent’anni fa. Insieme all’identità dei suoi assassini. Ed a un pezzo di storia urbana funestata da strategie oscure, misteri inestricabili e un lungo elenco di vittime acerbe, ma anche autorevoli. Eliminate, spesso, senza un acclarato perché.
E’ il 22 febbraio 1980. Mancano tre giorni al diciannovesimo compleanno di quel dinamico studente della quinta D del liceo scientifico Archimede. Valerio è una fucina di interessi e di intraprendenza. Intelligente, bello, pratico di arti marziali (segue corsi di judo e karate dall’età di otto anni), grande tifoso della Roma di Falcao alla vigilia di stagioni straordinarie, politicamente impegnato nell’estrema sinistra, militante nel collettivo autonomo Valmelaina, compagni vicini all’Autonomia operaia. Soprattutto curioso. E capace. Grazie alla passione per la fotografia, Verbano documenta gli eventi quotidiani, soprattutto quelli di natura politica.
Realizza, ad esempio, con un amico, un personale e ampio dossier sulle formazioni di estrema destra nella Capitale, che gli viene sequestrato nell’aprile 1979 durante una perquisizione della sua casa (il giovane era stato arrestato con l’accusa di fabbricazione di materiale incendiario e si fa sette mesi a Regina Coeli). Gli sequestrano anche altri documenti. La scomparsa di questo dossier verrà poi denunciata dagli avvocati della famiglia Verbano: di fatto restano solo poche fotocopie. Dentro ai plichi, si dice, vi sarebbe stato un quadro dettagliato ed esplosivo delle collusioni tra l’estrema destra, pezzi dello Stato e la criminalità organizzata romana, tra cui anche la Banda della Magliana. Un lavoro frutto di appostamenti – da parte dei ragazzi di sinistra – nei luoghi di ritrovo e nelle manifestazioni della destra, di pericolosi ma fruttiferi pedinamenti, del monitoraggio della stampa, di notizie di prima mano. Roba scottante. E, probabilmente, fatale.
Di questo dossier è probabilmente a conoscenza anche il giudice Mario Amato, esperto di eversione nera. Ucciso dai Nar in viale Jonio quattro mesi dopo Verbano.
Valerio è stato dunque fatto fuori per il sistematico lavoro di controinformazione sull’eversione nera, durato almeno due anni? Cosa – e chi – raccontava il fascicolo dell’operoso studente?
Risposte soffocate per sempre quel drammatico venerdì 22 febbraio 1980.
All’ora di pranzo, ai genitori di Valerio si preannuncia una strana visita. Tre giovani, al di là della porta di casa al quarto piano di via Monte Bianco 114, dichiarano di essere amici di Valerio e di volergli parlare. Le intenzioni son ben altre. I genitori si fidano e aprono. I tre, incappucciati con passamontagna, armati di pistole con silenziatore, irrompono in quella tranquilla abitazione e immobilizzano il padre, un assistente sociale che lavora per il ministero degli Interni, e la madre nella loro camera da letto. Li picchiano, li legano, li imbavagliano con nastro adesivo. Li annientano. Rovistando nella camera da letto del loro unico figlio, attendono il suo rientro da scuola. Dopo oltre mezzora, quando il giovane apre la porta di casa, è subito assalito dai tre. Durante la colluttazione, Verbano riesce a disarmare uno dei tre assalitori e prova a fuggire dalla finestra, ma è raggiunto da un colpo di pistola alla schiena che gli recide l’aorta e gli perfora l’intestino. Nella fuga, gli assassini lasciano una pistola con silenziatore, un paio d’occhiali da sole, un bottone e un guinzaglio per cani.
Nonostante le numerose tracce lasciate sul luogo dell’omicidio, le rivendicazioni (un’ora dopo l’assassinio, una telefonata dei Nuclei armati rivoluzionari fa riferimento al calibro 38 della pistola usata per l’omicidio, dettaglio non ancora reso pubblico dalle forze dell’ordine, cui fa seguito, il mattino dopo, un volantino in cui si cita “il martello di Thor che ha colpito a Monte Sacro”) e le tante dichiarazioni di personaggi dell’estrema destra (da Laura Lauricella a Walter Sordi fino persino ad Angelo Izzo), dopo nove anni di inchiesta, la vicenda è del tutto archiviata. Rimane senza colpevoli. Tre killer mai assicurati alla giustizia.
Chi non ha ancora smesso di cercare la verità è Carla, 86 anni, la mamma di Valerio. Ha anche scritto, insieme ad Alessandro Capponi, un libro sulla morte del figlio, intitolato “Sia folgorante la fine”, edito da Rizzoli, presentato nei giorni scorsi nella Sala della pace di Palazzo Valentini. La ricerca dell’assassino è ormai motivo esistenziale. “Quando è comparso davanti ai miei occhi non aveva ancora il passamontagna calato. Potrei ancora identificarlo… Lo farei accomodare, gli preparerei un caffè, purché mi spiegasse perché”. Aggiunge: “Ho 86 anni, vorrei morire in pace, vorrei sapere chi ha ucciso mio figlio, ci deve pure essere un modo per scoprirlo… Non è possibile che non ci sia nessuno che possa aiutarmi a capire”. E ancora davanti ad un microfono: “I mandanti, dopo trent’anni, si levino quel peso che hanno sulla coscienza, forse hanno famiglia, bambini anche loro. Vorrei che venissero qui, vorrei che suonassero alla mia porta e mi dicessero per quali motivi lo hanno ucciso. Io li aspetto”.
In occasione del trentennale, sono state numerose le manifestazioni in ricordo del giovane del Nuovo Salario: una commemorazione ufficiale alla presenza della madre, un corteo a Monte Sacro dietro lo striscione “Valerio vive, un’idea non muore, la rivolta continua”, un concerto in piazza Sempione con i 99 Posse, Assalti frontali, Colle der Fomento, Rancore ed Empatia venefica, un’assemblea delle reti studentesche, un premio riservato agli studenti delle scuole superiori.
Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma, sottolinea per l’occasione: “Questo è un tema che non va assolutamente dimenticato, i giovani di oggi devono sapere quanto l’odio abbia distrutto generazioni, una democrazia che si rispetti non può avere buchi neri del genere. Finché non c’è la verità le ferite si possono rimarginare solo in parte. Tutti devono unirsi per scoprire la verità”.
Massimiliano Smeriglio, assessore al Lavoro e formazione della Provincia di Roma, al termine della visita in forma privata a Carla Verbano, dichiara: “La vicenda di Valerio Verbano è dolorosa non solo per la sua famiglia e per i suoi cari, ma per tutti noi. Dopo trent’anni aspettiamo con Carla di conoscere la verità su un omicidio che ha segnato la storia di questa città e di questo Paese. Valerio era un ragazzo di 19 anni come tanti, che amava la fotografia, lo sport, la lettura, l’impegno civile e che è stato ucciso per la sua voglia di indagare fra le pieghe gelatinose del mondo dell’estrema destra. Una vittima del terrorismo e della violenza politica di quegli anni, così come rivendicato da Carla Verbano, una donna di una forza incredibile che a 86 anni continua a chiedere di sapere chi sono gli assassini di suo figlio”.
Una dichiarazione anche dall’assessore capitolino alla Cultura Umberto Croppi, centrodestra: “La cosa più importane è l’appello a chi sa. Perché sicuramente c’è qualcuno che sa. In qualche modo ce lo faccia sapere, è l’unico modo per comprendere i fatti e chiudere questo caso irrisolto. L’unico modo per rendere giustizia all’omicidio di Valerio Verbano”.
“L’omicidio di Valerio Verbano è uno dei più grandi enigmi degli anni di piombo. Un assassinio dalle molte ipotesi, che apre squarci improvvisi su anni inquieti e che rimane ancora oggi insoluto – scrive il magistrato Antonio Capaldo.

(Pierino Vago – 22 febbraio 2010)

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