Il “problema” Campitello Matese



Il "problema" Campitello Matese

SAN MASSIMO (CAMPOBASSO) – Ogni volta esce fuori questa storia del Giro d’Italia. Dicono che Campitello Matese sia noto soprattutto per gli arrivi della gara ciclistica. Ma a ricordarsene, in realtà, non sono poi in molti. Del resto la corsa rosa su queste montagne non ci mette piede dal 2002. E c’ha fatto tappa solo sei volte. Tempi in cui il ciclismo sembrava essere – più o meno – ancora immacolato.
Per il resto Campitello Matese è un posto anomalo, un eterno incompiuto, un’avventura con una storia difficile. Molto difficile.
Fino agli anni sessanta qui c’era un Molise "normale". Sostavano i pastori che discendevano dal Matese. Proprio come recita quel pezzo folk, Reginella campagnola, ancora una "hit" alle feste degli emigrati argentini. E gli anziani "bene" del Circolo sannitico di Campobasso ricordano ben altri trastulli, le sciate giovanili, con i pezzi di legno ai piedi e due splendide ragazze di fuori regione, figlie di bancari, contese a forza di performance sportive.
Poi, sul finire degli anni sessanta, la scoperta imprenditoriale. Infarcita di sogni alla sciolina. Quindi gli interventi dell’Iri, che nel frattempo ha chiuso i battenti. Poi la privatizzazione dei primi anni Novanta. Con la società Intur, subentrata allo Stato. Che finisce per alzare anche lei bandiera bianca. Lamenta la mancanza di un vero piano di rilancio della stazione sciistica e di una legge regionale a sostegno dell’attività di trasporto sulle piste. E’ il 2002. Mentre Gilberto Simoni vince sul Matese la sua tappa di 140 chilometri, con partenza da Benevento, le montagne, impianti compresi, vengono abbandonate tra feroci polemiche.
Sul Matese sale il consorzio formato da Regione Molise, Provincia di Campobasso e da alcuni comuni: in pochi anni accumula oltre 10 miliardi di euro di debiti. Campitello è un pozzo senza fondo. Non ultima la rilevante quota degli otto milioni e trecentomila euro per opere pubbliche (riqualificazione del contesto urbano di San Massimo a fini turistici nel comprensorio di Campitello Matese) dell’accordo di programma firmato lo scorso giugno tra la Regione Molise e i ministeri competenti in materia di "Sviluppo imprenditoriale locale". Arrivano anche 30 milioni di euro per migliorare le strutture e installare un impianto di innevamento artificiale costato 4 milioni di euro e mai entrato a regime, anche a causa di una serie di problemi tecnici: acqua insufficiente negli invasi, assenza di una cabina elettrica dedicata per le pompe e i cannoni. Insomma una debacle.
Il Consorzio Campitello Matese, oggi partecipato al 98% dalla Regione dopo le ricapitalizzazioni, riesce a peggiorare la gestione privata dell’Intur, collezionando perdite pari anche al 100% degli incassi. Esemplare il costo del lavoro, che passa dal 42% delle spese Intur all’85% della gestione pubblica, anche a causa dell’aumento degli addetti.
"Campitello è sull’orlo del tracollo" avvertono i consiglieri regionali dell’opposizione. I bilanci sono in rosso fisso: l’esercizio 2007 ha chiuso con una perdita di 921 mila euro che si sommano alle perdite dell’esercizio 2006 pari a 1.031.090 euro. Gli ammortamenti superano gli 800 mila euro. I contenziosi aperti vedono esposto la Campitello Matese Scpa per circa 1,5 milioni di euro. La Regione sta pensando seriamente al ritorno dei privati nella gestione degli impianti. Circola con sempre più insistenza la parola Alitalia.
Su tutto prevale, ovviamente, un clima di sconforto. Di fronte a questi numeri i 40 chilometri di piste da sci che scendono dalla cima del Miletto, i 7 impianti di risalita tra seggiovie, skilift, e tapis roulant, l’innevamento artificiale, il personale alberghiero non possono costituire "una risorsa", come sussurra chi tenta di seminare ottimismo. Il latte versato è troppo e tutto il Molise che lavora grida allo scandalo per i tanti soldi pubblici che queste montagne hanno assorbito e che avrebbero potuto innescare ben altri meccanismi turistici virtuosi.
Campitello, l’eterna incompiuta. Teatro di manager ben stipendiati ma priva di un serio progetto organico di sviluppo. Terreno di diaboliche manovre politiche ma arido di investimenti adeguati rispetto alle effettive necessità. Scenario di cronache paradossali, di contenziosi infiniti, di impossibilità d’accesso alla baita perché c’è la servitù di un privato, di prezzi inauditi, di scarsa illuminazione, di mancanza d’acqua, di parcheggi tariffati a otto euro, di siti internet poco aggiornati (dove ancora oggi compaiono giornali del 2007), di offerte poco competitive persino rispetto al Trentino Alto Adige. E di continue riunioni dove non si risolve un beneamato nulla. Ed ora, come se non bastasse, con la pesante eredità di sette anni di gestione pubblica. Lo stato comatoso emerge dal valore degli immobili: oggi valgono frazioni rispetto a qualche anno fa.
Chiudere e metterci una pietra sopra, propone qualcuno. Dirottando risorse fresche altrove. E’ l’apoteosi dei campanili. Nell’Alto Molise qualcuno si frega già le mani. Ma non lo ammetterà mai. A Capracotta, ad esempio, si è "distolti" dalla realizzazione della seconda pista di discesa nel comprensorio di Monte Capraro (c’è già il finanziamento di 600 mila euro della Regione, cui si aggiungono i 70 mila euro stanziati dall’amministrazione comunale e dal Consorzio Campitello Matese-Capracotta). E si sta lavorando per l’innevamento artificiale, opera che permetterebbe di compiere il definitivo salto di qualità. Mentre il Basso Molise, forte anche del nuovo quadro politico, rivendica le migliori potenzialità turistiche per una regione dalla scarsa identità. Ma anche lungo la costa non sono certo addolorati: più risorse al litorale e meno alla montagna è da sempre la parola d’ordine.
Non ci sta Salvatore Muccilli, presidente della IV Commissione regionale, uno che i problemi matesini li conosce bene avendo fatto parte del consiglio di amministrazione del consorzio di Campitello ed essendo stato sindaco di San Massimo. In linea con la stazione sciistica, anche la sua vicenda politica è particolarmente complessa: eletto in provincia di Campobasso con la lista di centrodestra "Progetto Molise", Muccilli si ritrova fuori dal Consiglio regionale per il ricorso presentato dal sindaco di Palata, Antonio Staniscia, candidato della sua stessa lista, proprio per i termini e le procedure delle dimissioni di Muccilli dal Consiglio di amministrazione del Consorzio di Campitello Matese alla vigilia dell’ufficializzazione delle candidature per le elezioni regionali. Staniscia, però, secondo dei non eletti, finisce per fare un favore a Nico Romagnuolo, ex sindaco di Casacalenda, primo dei non eletti, cui si spalancano le porte di Palazzo Moffa e diventa subcommissario per la ricostruzione post terremoto. Muccilli lascia "Progetto Molise", diventa coordinatore regionale del Movimento per le Autonomie di Raffaele Lombardo e, grazie ad una nuova sentenza, finisce per rientrare in Consiglio regionale dove può meglio perorare la causa della "sua" Campitello.
Muccilli parla di "atteggiamento disfattista" di chi getta benzina sul fuoco. Richiama l’orgoglio delle origini e tuona che "come molisani siamo contrari ad azioni di informazione che usano toni da tracollo e danno l’impressione, ai fruitori della stazione sciistica, che Campitello sia prossimo alla chiusura". Aggiunge: "Le perdite di bilancio sono una costante in tutte le stazioni sciistiche d’Italia ed a ben leggere le perdite del bilancio consuntivo del Consorzio Campitello sono riferibili per la quasi totalità alla voce ammortamenti". E chiosa: "Campitello Matese è un’opportunità di sviluppo turistico".
Di diverso parere il consigliere Massimo Romano dell’Italia dei Valori: "Campitello Matese era un colabrodo prima ed è un colabrodo adesso, nonostante la ricapitalizzazione di 3 milioni di euro".
Al di là delle diatribe politiche e dei problemi finanziari, rimane una semplice ma efficace osservazione di una persona competente come il geologo Mario Tozzi, ribadita in un recente convegno alla Società geografica italiana a Roma: "Mentre il pianeta si surriscalda ed i ghiacciai già si cominciano a sciogliere, investire in impianti da sci, specie al Sud, è quantomeno da ottimisti". Come dargli torto?

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