CEMENTO/ “Box Roma”, business da “palazzinaro”



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ROMA – Una nuova maxi-colata di cemento, stile anni cinquanta, sta per abbattersi sulla Capitale. Questa volta non sommergerà soltanto le periferie dei palazzoni – i ghetti della modernità – ma anche e soprattutto il centro attraverso il sottosuolo: stanno, infatti, per partire ulteriori rumorosi cantieri dei cosiddetti Pup, cioè il cemento del programma urbano dei parcheggi (legge 122 del 24 marzo 1989 con numerosi aggiornamenti). Il Comune affida interi pezzi di città, cioè aree pubbliche, alle solite ditte private che provvedono, a proprie spese (poi lautamente ripagate dai cittadini-acquirenti), a costruirci parcheggi per lo più interrati.
Spazi di tutti che potrebbero essere destinati a verde pubblico o a servizi (quanto ce ne sarebbe bisogno !) finiscono per raccogliere ennesimo cemento e automobili.
Ma come, finalmente un po’ di parcheggi, commenterà più di qualcuno. Una città come Roma ne ha bisogno. Certo, ma a che prezzo?
Se per l’installazione di un brutto monumento c’è sempre la possibilità di tornare indietro e toglierlo di mezzo (vedi piazza dei Re di Roma), il parcheggio interrato – con tutti i disagi che comporta – è per sempre. Al posto di possibili giardini, toccasana anche di estati sempre più torride, di servizi, di strutture sportive, di luoghi di aggregazione, ci ritroviamo orribili corsie di entrata e di uscita dalle maxi-autorimesse, con un surplus di inquinamento, di pericoli, di rumori. Solo per compiacere i signori del cemento e qualche politico allineato.
Per offrire il contentino, in genere tali opere vengono accompagnate da conferenze e assemblee pubbliche, nel corso delle quali vengono presentati i progetti (“preconfezionati”, cioè già pronti), offrendo ai cittadini qualche variante: ad esempio un po’ di cespugli (che nessuno, però, curerà, per cui diventeranno presto sterpi) o, come nel caso di via Furio Camillo, una pista ciclabile di 820 metri “a compenso” di un’opera che ha stravolto un intero quartiere, ridotto la sede stradale e i parcheggi pubblici di superficie, mandando su tutte le furie cittadini e commercianti. Doveroso aggiungere che la pista ciclabile di via Furio Camillo (e via Nocera Umbra), così com’è, non serve, in quanto non fa parte di una rete di mobilità, viene abitualmente occupata dal parcheggio di motocicli e auto (specie le Smart) e passa davanti a ben cinque passi carrabili.
A ciò si somma una realtà amarissima: la politica è per lo più schierata – guarda caso – a favore di queste orribili realizzazioni. Compresa quella sinistra che dovrebbe essere a favore della sostenibilità e del rispetto ambientale. In tanti municipi le maggioranze di centrosinistra hanno votato a favore dei Pup sin dal 2003, quando il Comune chiese pareri in proposito alle ex circoscrizioni. Ad esempio il IX Municipio (San Giovanni), il 7 maggio 2003 – guidato dal “verde” Maurizio Oliva – votò a favore. E la musica con la presidente Susi Fantino (Sinistra e Libertà) non sembra cambiata. Se gli artisti rinascimentali lascarono a Roma opere immortali che richiamano turisti da tutto il mondo, i progettisti contemporanei profaneranno per sempre questa città con le proprie realizzazioni.

(A.N.)

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