I sindaci del “Rione Carità”



I sindaci del “Rione Carità”

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Lungi da noi volerci “schierare” nella campagna elettorale molisana. Ha già fatto vedere il “buongiorno” dal mattino: avanti e indietro con le candidature annunciate e poi ritirate in tutte le formazioni politiche in campo. Complimenti. Tuttavia, a fronte del favorito M5S che presenta un giovane candidato di cui non conosciamo le competenze e le capacità e di un centrodestra che s’affida ad una figura istituzionale alla prima candidatura, ci chiediamo come faccia un centrosinistra già duramente punito dagli elettorali a livello nazionale e regionale, a riproporre il governatore Frattura, artefice di cinque anni non proprio esaltanti (è un eufemismo) per il Molise.
Se proprio lo Statuto della Regione indica nella lotta al dissanguamento demografico una delle priorità amministrative, l’aver perso cinquemila residenti in questa legislatura – praticamente è scomparsa un’intera cittadina come Agnone – la dice lunga sui risultati ottenuti dall’imprenditore ex forzista alla guida della disastrata macchina regionale. Il dato demografico è indicativo di tanti altri numeri negativi inanellati dal territorio molisano in questi ultimi anni.
Vogliamo, ad esempio, soffermarci sul turismo, che non è certo il fiore all’occhiello per il Molise? Ebbene, a fronte di già risibili numeri, nel 2016 il Molise ha registrato la più alta flessione nazionale di presenze turistiche con un dato negativo del 6,5% a fronte di un aumento generalizzato in Italia pari al 3,1%. Mentre il turismo va a gonfie vele in tutta Italia, il Molise perde addirittura posizioni. Incredibile ma vero.
Dati negativi vengono anche da altri settori vitali, come il lavoro, con una disoccupazione che resta sopra ai livelli del 2012. Significativi anche i numeri delle imprese (con un crollo dell’artigianato). Ciliegina sulla torta è il crollo dell’export, dove il Molise nel 2017 ha fatto registrare addirittura un meno 23,9% rispetto ad una crescita nazionale del 7,4% (crescita anche per il dato meridionale, più 2,8%), con il Lazio a più 17,2%.
Stupisce (e sconforta) allora questo documento sottoscritto da numerosi sindaci per la “continuità del governo regionale”. Davvero molti di loro non hanno occhi per rendersi conto dello sfacelo in cui versa la regione, che continua persino a rischiare di perdere “pezzi” sulla strada della irrilevanza? Un tempo i primi cittadini rappresentavano l’importante avamposto nei territori comunali in termini di aggregazione sociale e di salvaguardia ambientale e culturale, ma oggi questa decisione declassa molti di loro a supporters di un presidente la cui fuoriuscita – vedremo da quanti contrastata nelle urne – obbliga sicuramente qualsiasi successore ad imporre un cambiamento di marcia per non assistere – tra l’altro inermi – alla dissoluzione della ventesima regione italiana. 

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