Matteo vince Matteo perde



Il trionfo dei Cinquestelle, inaspettato in queste proporzioni soprattutto nel Mezzogiorno (benché insufficiente per governare in autonomia), il netto sorpasso di una Lega con il vento in poppa su una mesta Forza Italia, il crollo del Pd sotto la soglia psicologica del 20 per cento che con l’irrisoria performance di Liberi e uguali (ribattezzati “Liberi e spariti”) e la Bonino sotto il 3 per cento rappresenta il de profundisdi tutto ciò che rimane della sinistra. Per Matteo Renzi, un tempo “uomo delle vittorie”, è l’ennesimo referendum perso malamente. Per la sinistra è la sconfitta dell’appellarsi ai fantasmi del passato rispetto alle proposte concrete per il presente e per il futuro.

Sono questi i titoli per i responsi delle urne che ridisegnano completamente il quadro della rappresentanza politica nel nostro Paese, tanto che qualcuno in queste ore sta parlando di Terza Repubblica.In realtà gli italiani, a fronte della crisi (i flebili numeri della ripresa rimangono nei notiziari e non vengono percepiti dalla popolazione) e soprattutto di un’immigrazione incontrollabile avvertita anche come insicurezza sociale hanno virato ulteriormente a destra. Il centrodestra è ormai sempre più destra muscolosa con le sembianze principalmente dell’altro Matteo, il Salvini “nazionalizzato” – che ha messo in ombra anche la Meloni nel Centrosud – rispetto ad un Berlusconi “scaduto”, come è stato apostrofato al seggio. E non si tratta soltanto di voti di protesta. La Lega, proprio come un tempo faceva la sinistra nelle sue roccaforti emiliane o toscane, conferma il pieno di voti anche dove governa, a differenza delle altre formazioni in campo.E il Movimento Cinquestelle? Ha incassato un risultato straordinario, grazie anche agli errori degli altri, che hanno impostato la propria campagna elettorale demonizzando proprio i grillini e consacrandoli come vera alternativa al potere costituito. Lo ha fatto Berlusconi, lo ha fatto Renzi. I due sconfitti.
Di tutto questo hanno giovato proprio i Cinquestelle, soprattutto in un Sud soffocato dalle clientele, dall’assistenzialismo e dalla criminalità organizzata. La loro bandiera dell’onestà e del cambiamento ha pagato. Al di là del ruolo nazionale e locale, c’è però un dato internazionale da non sottovalutare: benché deideologizzati e raccogliendo quindi i voti in tutti i bacini elettorali (compresa la sinistra, quindi), i pentastellati rappresentano soprattutto l’emblema di un antieuropeismo che costituisce la Bibbia per le formazioni antagoniste di destra in tutto il vecchio continente. E ciò rappresenta il legame più evidente tra M5S e Lega, sostenuto anche dall’abilità nel ricavare consensi dai social.Ora la governabilità appare difficile. E le ipotesi, anche bizzarre, troneggiano in queste ore nei sermoni degli analisti. Al centrodestra mancano troppi seggi per l’autosufficienza. Ma anche i Cinquestelle, senza accordi, non vanno da nessuna parte. E il famoso “inciucio” Pd-Forza Italia – i veri sconfitti alle urne – appare davvero bizzarro e senza numeri. Vedremo se, ormai abituati alle alchimie e ai giochi di prestigio, sarà possibile tirare fuori un improbabile coniglio dal cilindro.

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