I diritti ieri conquistati oggi ridotti ad aspettative



La IV Conferenza Nazionale sulla Disabilità si è celebrata nel momento in cui il blackout provocato dalla grave crisi economica e finanziaria rischia di spegnere per sempre i riflettori su quel vasto campo in cui si consumano i destini degli “invisibili”: le persone con disabilità e le loro famiglie che, al chiuso delle loro mura domestiche, vivono i loro drammi assistenziali ed esistenziali e alle quali sono precluse spesso le opportunità e i piaceri di poter agire liberamente prendendo un treno, un aereo, di potersi muovere in una città senza ostacoli, di poter andare al cinema o fare una vacanza serenamente, di lavorare senza sentirsi un peso, di potersi innamorare, sposare e fare figli.
È triste rilevare che le politiche sociali restrittive adottate finora per effetto della grave crisi economico-finanziaria, come una pioggia di pietre si stanno scaricando sui soggetti deboli della nostra società, e tra di essi le persone con disabilità e le loro famiglie, accentuandone il processo di ghettizzazione e impoverimento.
Negli ultimi anni il cieco furore della caccia al falso invalido, ma non ai medici compiacenti che ne hanno certificato la falsa invalidità – signori del governo, ditelo per favore al ministro Saccomanni -, ha prodotto, infatti, un pesante abbattimento dei costi del vasto pianeta della disabilità colpendo soprattutto le vere persone con disabilità.
È amaro constatare come nelle politiche governative fin qui attuate sia vivo il preconcetto che disabilità significhi costo da ridurre se non addirittura da eliminare.
Politiche caratterizzate finora da provvedimenti di natura puramente e freddamente contabile, che stanno degradando i diritti conquistati negli ultimi quarant’anni a mere aspettative.
E questo mentre i dati statistici evidenziano come l’Italia sia tra gli ultimi Paesi europei per risorse destinate alla protezione sociale delle persone con disabilità.
Il tutto in uno scenario caratterizzato da un progressivo invecchiamento della nostra popolazione che renderà ancor più marcato il fenomeno della non autosufficienza, aggravando così ulteriormente la condizione delle famiglie, finora veri ammortizzatori sociali.
Se poi consideriamo i segnali di forte involuzione culturale della nostra società, caratterizzata sempre più da individualismo asociale, da atrofia dei cuori – per usare le parole di Papa Francesco -, non possiamo che evocare per il futuro uno scenario tragico di degrado e disgregazione sociale.
Ed è proprio in questo triste scenario che questa Conferenza e il lavoro fatto dall’Osservatorio nazionale in questi ultimi anni – che ha portato al varo del Programma d’azione biennale approvato recentemente dal Consiglio dei ministri – acquistano significato e valore, ponendosi, al pari di un faro in una notte buia e tempestosa, come punti di riferimento per il varo di nuove politiche sociali che possano razionalizzare il nostro Welfare e cambiare realmente la condizione dei soggetti deboli della nostra società.
Se realizzato, infatti, tale Programma potrebbe attuare larga parte dei principi di quella Convenzione Onu sulle persone con disabilità che – giova ricordarlo – rappresenta una grande rivoluzione culturale.
Un programma ambizioso, ma al tempo stesso realistico, che affronta tematiche delicate e importanti e propone soluzioni – fortemente volute dalla Ugl – come quelle per rendere più efficace il sistema di collocamento mirato previsto dalla legge 68 del 1999 o come la creazione all’interno delle grandi aziende di un Osservatorio per i lavoratori con disabilità – spesso considerati come corpi senz’anima, pesi e non risorse – per seguirli, con piani individualizzati, lungo tutto il loro iter lavorativo, rimuovendo le barriere fisiche e mentali che si frappongono alla libera espressione delle loro attività e conciliando anche i tempi di cura, lavoro e vita degli stessi.
Soluzioni moderne e innovative che si pongono anche come rimedi a quelle carenze evidenziate dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea che qualche giorno fa ha condannato l’Italia «per non aver ancora messo in atto misure efficaci ed appropriate per un effettivo inserimento professionale delle persone con disabilità».
Sono convinto che il ministro Giovannini, il vice ministro Guerra – di cui abbiamo apprezzato la grande competenza e sensibilità per i problemi sociali – e gli altri rappresentanti del governo e delle istituzioni, faranno di tutto per mettere in cantiere nuove, indispensabili, politiche sociali in risposta al grido di dolore che proviene dalla nostra società.
E ciò a prescindere dalla situazione economico-finanziaria che – lo ha ricordato bene il Cese, il Comitato Economico e Sociale Europeo – «non può essere un pretesto per rinviare l’azione sui diritti delle persone con disabilità».
Con le nuove politiche sociali è necessario attuare subito il programma d’azione, anche perché esso prevede molte innovazioni e misure di razionalizzazione del sistema Welfare a costo zero.
L’auspicio è pure che tutte le associazioni ed i sindacati confederali, in continuità con l’importante esperienza che li ha visti in seno all’Osservatorio condividere gli obiettivi e parlare finalmente una sola lingua, in futuro si adoperino con forza e uniti, mettendo da parte anche forme di diffidenza e di autoreferenzialità – che in passato hanno caratterizzato l’attività di alcune di esse – per passare dalle parole ai fatti, spronando il governo, le Regioni, gli enti locali e tutti i soggetti interessati a tradurre in atti legislativi e amministrativi le importanti proposte del Programma d’Azione, al fine di consentire così a tutti i soggetti fragili della nostra società di poter cogliere nuove, vere, opportunità di vita.

Giovanni Scacciavillani

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