Sfidare le crisi per avere speranze



Nel piccolo paese dove abitiamo, abbarbicato sulla montagna molisana, qualche giorno fa, passeggiando, abbiamo provato ad affrontare le raffiche di uno dei più violenti maestrali mai sentiti spirare nella zona.
Ci respingeva, impedendoci letteralmente di avanzare, ed allora ci siamo dovuti rifugiare tra le pareti di una solidissima casa in pietra nella quale nulla ha più potuto metterci in pericolo.
Quel vento ci appare l’immagine delle crisi che la nostra società sta vivendo e l’abitazione ci sembra un po’ la metafora della salvezza che dobbiamo cercare.
Viviamo un crollo di tessuti valoriali, di sistemi associativi e strutturali, di forme organizzative dell’economia e di secolarismi postcristiani che stanno erodendo profondamente la visione dello stesso essere umano, le basi democratiche degli Stati e delle organizzazioni internazionali, il concetto e la definizione di associazioni fondamentali quali la famiglia, il sindacato, i partiti, ma riducendo perfino l’insorgenza della domanda religiosa.
Tale situazione crea indubbiamente difficoltà psicologiche e relazionali, accentua discriminazioni e povertà, mina i profili della democrazia e ne cagiona degenerazioni, provoca crisi esistenziali e spinge molti fuori dalle chiese verso forme di agnosticismo o di ateismo.
Sul piano locale e mondiale l’egoismo umano impedisce di superare la finanziarizzazione dell’economia per giungere ad un’equa distribuzione del lavoro e della ricchezza, ma anche ad un ripensamento del sistema produttivo capace di renderlo ecocompatibile e di riportarlo anzitutto ai settori primari che sono quelli dell’agricoltura e dell’allevamento.
Senza una tale visione saremo sepolti da un’economia di carta che già ha prodotto danni per certi versi irreversibili in paesi come l’Argentina, la Grecia e Cipro.
A livello politico abbiamo bisogno di immaginare nuovi spazi di rappresentanza e di partecipazione di base che certo possono servirsi della tecnologia, ma che non devono assolutamente scimmiottare quelle che nel web sono solo limitate e talora pseudo consultazioni della volontà popolare.
L’aspetto culturale e dell’organizzazione sociale richiede un confronto onesto e leale che, lungi dagli anacronismi moralistici o dagli ideologismi settari, sia capace di ridare senso profondo e punti di riferimento solidi ad un’esistenza fondata essenzialmente sull’amore e sulla condivisione dei beni in grado di eliminare le disuguaglianze e di rendere il mondo più giusto.
Di queste problematiche dovremmo occuparci tutti, ma abbiamo come la sensazione che sia le forze politiche che il popolo preferiscano vivere in una sorta di forma di attesa del leader di turno capace di inventarsi soluzioni magiche o miracolose.
Anche l’attenzione per la proposta di messaggi religiosi vive oggi una forte contrazione.
Gli episodi scandalistici e le diverse forme di attaccamento al potere, soprattutto a livello istituzionale di vertice, generano non solo difficoltà nel creare proseliti, ma addirittura portano ad una diminuzione del numero dei fedeli soprattutto nei paesi a forte tradizione cristiana.
Tale questione, che sembrava la più difficile da risolvere, pare aperta a soluzioni possibili nella Chiesa cattolica con il gesto di profonda responsabilità di Benedetto XVI e soprattutto con l’elezione di Papa Francesco che in pochi giorni sta riscuotendo interesse, attenzione ed affetto non solo da parte dei cristiani, ma anche da tanti non credenti.
C’è anche chi col solito anticlericalismo precostituito ha provato ad inventarsi storie di collateralismo con il potere da parte di quest’uomo che, invece, ha fatto della semplicità e dell’attenzione per gli ultimi il suo stile di vita.
Se i cristiani sono tante volte capaci di autodenuncia, sarebbe talora auspicabile che anche chi non crede fosse disponibile a vedere gli aspetti negativi, ma altresì i tanti segni positivi ed i contributi che le comunità religiose hanno dato e stanno rendendo alla civiltà ed in generale all’umanità.
L’intuito e la fiducia, derivanti dall’osservazione di uno stile di vita che ci sembra profondamente legato al messaggio evangelico, ci fanno sperare che i primi segni del pontificato di Bergoglio siano di buon auspicio per quei cambiamenti che ovviamente anche noi ci aspettiamo nella Chiesa.
Mettere ordine in una struttura verticistica ancora di tipo feudale, eliminare scandali e segni di ostentazione di ogni tipo di ricchezza, ritornare alla povertà ed alla condivisione delle origini, rinnovare il linguaggio, le tecniche e le forme dell’evangelizzazione e della liturgia, riportare le beatitudini al centro di un’opzione forte per i poveri, dare dignità e ruoli decisionali collegiali a tutti i pastori, ma ovviamente ai laici e soprattutto alle donne, seguendo le indicazioni dei documenti del Concilio Vaticano II.
È questo in sintesi ciò che ci aspettiamo da Papa Francesco.
Le resistenze saranno tante, ma qualcosa ci dice che nella Chiesa si sta costruendo quella solida casa in pietra, di cui scrivevamo nella metafora iniziale e che saprà essere il punto di riferimento nella difesa dal vento del male che spesso tenta di suggestionare ciascuno di noi.

Umberto Berardo



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